1. Geolinguistica
La geolinguistica, di cui si tratta, studia il linguaggio in relazione allo spazio. Questo intreccio è stretto, cioè sostanziale e multiforme: le lingue influenzano gli spazi nella misura in cui determinate lingue possono essere imposte in determinati spazi per determinati scopi, come avviene nei territori statali. Nelle aree più piccole, ovvero in quelle zone che non sono costituite come Stati, possono essere tradizionali lingue e/o dialetti locali. D'altra parte, gli spazi, o più precisamente i loro abitanti, liberano dinamiche che portano alla variazione linguistica e al cambiamento linguistico. Per quanto riguarda le lingue, gli spazi non devono essere intesi in senso geografico, ma socio-comunicativo, e devono essere modellati sulla base di tre variabili: le istituzioni sociali, gli individui che vi operano e il loro comportamento. In altre parole, occorre distinguere tra lo spazio storico delle lingue apparentate e/o non apparentate, lo spazio epistemico dei diversi parlanti e lo spazio pragmatico e mediatico del parlare (cfr. per l'applicazione di questo modello alla Romania Krefeld 2023a e Krefeld 2024a).
Una considerazione isolata dei sistemi linguistici non può soddisfare le complesse esigenze di una modellizzazione orientata allo spazio. Secondo l'alternativa formulata da Saussure, la geolinguistica non può occuparsi in linea di principio di “la langue envisagée en elle-même et pour elle-même” (Saussure 1972, 317), ma esclusivamente di “une science qui étudie la vie des signes au sein de la vie sociale” (Saussure 1972, 33). La geolinguistica si colloca quindi all'intersezione di diverse sottodiscipline linguistiche (e, a seconda della concezione disciplinare, forse di altre ancora):

La geolinguistica all'incrocio di molte sottodiscipline linguistiche
Il nucleo tradizionale della ricerca geolinguistica è tuttavia centrato su un settore ristretto, ovvero la dialettologia. Essa ha inizio più o meno contemporaneamente in Italia e in Baviera con i grandi dizionari dialettali di Francesco Cherubini (1814) e Johann Andreas Schmeller (1821) e alcuni decenni più tardi sviluppa il genere più brillante con gli atlanti linguistici, un genere che si è rivelato molto produttivo grazie alla sua straordinaria ampiezza (cfr. la panoramica non più completamente aggiornata in Winkelmann/Lausberg 2001, Cugno/Massobrio 2010a e Cugno/Massobrio 2010b). Altri punti focali della ricerca dialettologica sono i dizionari già citati e le descrizioni grammaticali dei dialetti locali/regionali; l'obiettivo generale è senza dubbio la documentazione linguistica.
2. Tre generazioni d’atlanti
Nel genere genuinamente dialettologico degli atlanti si possono distinguere chiaramente tre generazioni (cfr. Krefeld 2021h). La prima generazione, in un certo senso eroica, ha prodotto i grandi atlanti nazionali di riferimento (ad es. ALF, ALC, AIS). La seconda generazione, avviata da Harald Thun, ha scoperto la variazione interna al dialetto, ovvero diagenerazionale, diastratica ecc., e l'ha implementata metodologicamente sotto forma di atlanti pluridimensionali (ad es. ADDU, ALS e recentemente ALiB 2014-). In questo contesto, acquista sempre maggiore rilevanza anche la dimensione spaziale a livello delle varietà standard (italiani regionali, français régionaux ecc.). La terza generazione è interamente dedicata ai media digitali e lavora alla conversione degli atlanti nella umanistica digitale (ad es. Verba Alpina). Tuttavia, non è affatto vero che una generazione successiva sostituisca quella precedente; piuttosto, attualmente i progetti di tutte e tre le generazioni vengono realizzati in parallelo. È comunque prevedibile che
- la metodologia di prima generazione sarà presto considerata superata;
- la metodologia di seconda generazione viene portata avanti nella terza;
- i dati raccolti per ciascuna delle tre generazioni vengono riuniti nella terza.
È in questo senso che va inteso il grafico seguente:

Tre generazioni d'atlanti linguistici romanzi
Gli atlanti linguistici romanzi costituiscono quindi nel complesso – sia per quanto riguarda le aree studiate che i fenomeni trattati – un unico progetto, incompleto e impossibile da completare; pertanto, la prospettiva integrativa offerta dalla metodologia di terza generazione, non ancora molto diffusa, merita particolare attenzione.
3. La prospettiva della 3a generazione: un’osservatorio geolinguistico virtuale
Nel frattempo, è inevitabile constatare una netta discrepanza tra le possibilità tecniche e il loro effettivo utilizzo: recentemente sono state realizzate molte innovazioni tecniche che corrispondono agli obiettivi di ricerca definiti dalla seconda e, in parte, anche dalla prima generazione e che ne promuovono in modo significativo la realizzazione. Ciò riguarda in particolare l'obiettivo primario di documentare la variazione spaziale. Infatti, mentre negli atlanti tradizionali venivano raccolti e pubblicati dati statici e rigidamente delimitati, è ora possibile mettere a disposizione corpora aperti e continuamente ampliabili.1 Nel senso della dialettologia pluridimensionale, è possibile registrare diversi gruppi di parlanti e un'ampia gamma di campi onomasiologici. Tutta la problematica può essere dimostrata in modo esemplare con l'AIS.
3.1. Retrodigitalizzazione di fonti deficitarie
L'AIS è l'atlante prototipico della prima generazione (cfr. Krefeld 2019ar); rappresenta un ampio database che è rimasto fino ad oggi un riferimento empirico fondamentale per l'Italoromania e oltre. È stato più volte retrodigitalizzato in diverse fasi (cfr. NavigAIS e AISr) e costituisce anche la base di elaborazioni dialettometriche altamente sofisticate, visualizzate in forma suggestiva (cfr. Scherrer 2019, Link).Non va tuttavia dimenticato che i dati risalgono agli anni '20 del XX secolo e che già al momento della raccolta riflettevano prevalentemente la generazione più anziana dei parlanti (cfr. Krefeld 2019ar, Link). I dati devono però essere relativizzati anche sotto altri aspetti:
- Si è lavorato con un questionario orientato al mondo contadino preindustriale; sono stati registrati sistematicamente anche i dialetti cittadini, ma senza tenere conto del mondo urbano dell'epoca; allo stesso modo sono stati trascurati gli aspetti moderni della vita rurale contemporanea, come ad esempio l'elettricità, le automobili, la ferrovia, ecc. (cfr. dazu Krefeld 2022h). Sarebbe infatti un errore credere che nel caso dei concetti moderni non si verifichino variazioni spaziali delle denominazioni.2. Limitarsi ai materiali retro-digitalizzati può quindi contribuire a una immagine folcloristica, ovviamente inappropriata dei dialetti (e delle lingue minori).
- È stata presa in considerazione l'Italia del dopoguerra, comprese le zone che al momento del rilevamento erano state ricoperte dalla lingua italiana standard solo da pochi anni, come ad esempio l'area centrale del ladino dolomita. Nel frattempo, questa situazione si protrae da diverse generazioni in questa zona; tutti i parlanti sono bilingui o trilingui a seconda della provincia, cosicché oggi nel repertorio individuale si può prevedere una forte predominanza dell'italiano e/o, nella provincia di Bolzano, del tedesco, con le corrispondenti varianti di prestito.
Non appena i fondi retrodigitalizzati confluiscono in corpora strutturati e aperti, possono essere integrati con dati recenti ed eventualmente con dati contemporanei provenienti da altre fonti, che possono avere un orientamento onomasiologico diverso, come ad esempio, in un futuro forse lontano ma auspicabile, quelli dell'AIS con quelli provenienti dall'ALI. L'attuale digitalizzazione dell'AIS (AISr) non offre ancora questa possibilità; il trasferimento mediale dell'atlante è quindi rimasto a metà strada. L'obiettivo coerente e realizzabile è dunque la creazione di un osservatorio3 geolinguistico globale che abbracci tutti i progetti. sotto forma di servizio online, non nel senso di museo delle varietà dialettali storiche, ma come osservatorio dinamico delle attuali variazioni linguistiche. Un osservatorio di questo tipo offrirebbe anche spazio per la documentazione della variazione spaziale attuale nella scrittura, come ad esempio quella offerta dal DWDS 20044. Ormai dovrebbe essere chiaro che proprio questo obiettivo rappresenta il punto di fuga della prospettiva indicata nel titolo del presente contributo.
3.2. Opzioni e condizioni di un observatorio online
Un osservatorio online offre almeno quattro opzioni: (1) un'aggregazione massima delle fonti rilevanti, (2) una cooperazione praticamente illimitata con altri scienziati e progetti, (3) la raccolta di nuovi dati tramite crowdsourcing e, infine, (4) la pubblicazione diretta, indipendente dall'editoria.
Nonostante questo nuovo orizzonte tanto ovvio quanto promettente, che si apre con il trasferimento del lavoro di ricerca su Internet, molti progetti esitano ad adottare in modo coerente le innovazioni tecniche e metodologiche. Il motivo va cercato probabilmente in alcuni presupposti giuridici, metodologici e istituzionali. Il presupposto giuridico generale consiste nell'utilizzo di licenze aperte, possibilmente CC BY-SA (non NC!) anziché del classico copyright ©.
Di natura istituzionale sono le condizioni del rispettivo ateneo, che spesso ostacolano una cooperazione intensa ed equilibrata tra linguisti/romanisti e specialisti dell'informatica. Alla LMU di Monaco, dove ho lavorato fino al mio pensionamento (1° aprile 2021), esisteva ed esiste tuttora un gruppo IT per le scienze umane (ITG) che si definisce (anche) Center for Digital Humanities (Link). È il presupposto indispensabile per la necessaria richiesta e realizzazione paritetica di progetti pertinenti;5 L'interesse per progetti genuinamente romanistici (e di altre scienze umane) non è affatto scontato né negli istituti di informatica né in quelli di linguistica computazionale.
Le opzioni e i presupposti metodologici vengono illustrati di seguito con riferimento al progetto Verba Alpina, in cui è stata dimostrata e teorizzata la fattibilità nel contesto della comunicazione scientifica sul web (cfr. Krefeld 2023n).
3.2.1. Base della ricerca online: i principi FAIR
L'acronimo inglese richiede che tutti i dati di ricerca siano reperibili (F = ingl. findable), accessibili (A = ingl. accessible), interoperabili (I = ingl. interoperable) e riutilizzabili (R = ingl. reusable). Questi attributi sono intuitivamente comprensibili, ma non distinti chiaramente, bensì interconnessi tra loro (cfr. Englmeier/Lücke 2023 e Krefeld/Lücke 2023a). Nella prospettiva evolutiva della umanistica digitale, il loro rapporto può essere sintetizzato come segue: il nucleo scientifico è indubbiamente costituito dall'interoperabilità (I), che tuttavia è garantita solo se i dati sono accessibili e utilizzabili anche dal punto di vista giuridico (A). Ma siccome un progetto può prevedere, se mai, solo in parte chi vorrà usare i dati e i risultati messi a disposizione, è importante che siano facili da trovare (F) sia per gli utenti umani che per le macchine. Per la rispettiva disciplina è però fondamentale che la disponibilità dei dati e dei risultati della ricerca sia garantita a lungo termine anche dopo la scadenza del progetto; pertanto, l'obiettivo primario è la riutilizzabilità (R). Ma alla fine essa non dipende più dai responsabili del progetto, quanto piuttosto dalle persone, o meglio dalle istituzioni, che ospitano i dati:

Interoperabilität (I) als Kern web-basierter empirischer Forschung
La realizzazione tecnica dei principi FAIR in VerbaAlpina viene precisata nella seguente sintesi delle quattro opzioni (cfr. anche Krefeld/Lücke 2022c).
3.2.2. Opzione I: massima aggregazione di fonti rilevanti
È già stata menzionata la massima aggregazione delle fonti rilevanti dal punto di vista geolinguistico, ovvero quelle fonti il cui materiale è georeferenziato; l'unità di riferimento è il comune politico.6 In Verba Alpina sono stati raccolti diversi tipi di fonti di questo tipo. Ovviamente sono stati adoperati innanzitutto gli atlanti linguistici dell'area alpina già pubblicati; inoltre sono stati utilizzati anche questi dizionari i cui dati sono localizzati con tale precisione da poter essere georeferenziati (cf la panoramica sotto https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de?page_id=133&db=232&tk=5191). Questa condizione è effettivamente soddisfatta dai dizionari esemplari dei dialetti e delle lingue minori romanzi, poiché sono stati creati secondo la logica degli atlanti, in modo che i materiali possano essere georeferenziati e visualizzati cartograficamente nel corso della loro retrodigitalizzazione. La mappa seguente mostra, a titolo esemplificativo, le reti di rilevamento molto dense del DRG e del VSI, che sono state georeferenziate nell'ambito di Verba Alpina, in combinazione con i punti AIS, in modo che i dati di entrambi i dizionari possano essere visualizzati insieme ai dati dell'atlante:

Reti di atlanti (AIS) e dizionari (DRG, VSI) in combinazione (piccola selezione; mappa interattiva https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/it?page_id=27&db=232&tk=5274)
Il terzo tipo è costituito dai dati raccolti di recente dallo stesso portale del progetto mediante il cosiddetto crowdsourcing (cfr. opzione III).
È necessario distinguere categoricamente tra dati di input e dati di output. Il vasto materiale di input, non raccolto autonomamente ma acquisito, è stato in gran parte convertito in dati digitali da Verba Alpina; nell'output, ovvero nell'interfaccia utente di Verba Alpina, esso è conforme ai principi FAIR. Per questa elaborazione, effettuata in gran parte “a mano”, sono stati sviluppati strumenti speciali. Nell'aggregazione è importante sviluppare regole per la gestione dei sistemi di trascrizione delle fonti, spesso diversi tra loro. Si raccomanda una doppia strategia: da un lato, mantenere la trascrizione originale per garantire la fedeltà alla fonte e, dall'altro, offrire una trascrizione uniforme per facilitarne l'utilizzo. (vgl. Krefeld 2023o). Una singola attestazione (in questo caso dall'ALF) si presenta nel modo seguente (la finestra si apre cliccando sull'icona della mappa):

Trascrizione specifica della fonte (es. ALF) e trascrizione generale (IPA) del portale VerbaAlpina (mappa interattiva https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de?page_id=133&db=232&tk=5188)
La finestra delle attestazioni della fig. 4 fornisce numerose indicazioni sulla strutturazione dei dati in termini di interoperabilità (I) e quindi, indirettamente, anche di riutilizzabilità (R). Un criterio importante è innanzitutto la alta granularità dei dati e l'uso di identificatori o “dati di autorià” (vgl. Zacherl 2023c); vengono impiegati identificatori interni del progetto (VA-ID ...) ed esterni importati da servizi internet, in particolare geonames.org () e Wikidata.org (
) . La figura 5 mostra che anche i tipi linguistici con cui opera VerbaAlpina sono contrassegnati da ID ai fini dell'interoperabilità (I) e della riutilizzabilità (R):

Finestra di una attestazione (cfr. fig. 4) assieme agli identificatori (Id) attribuiti
3.2.3. Opzione II: cooperazione di progetti
L'importanza centrale e fondamentale dei principi FAIR è evidente anche in altre opzioni qui evidenziate. Il loro significato è particolarmente evidente per la cooperazione, poiché essi rappresentano in sostanza delle regole di cooperazione. Tuttavia, occorre distinguere tra diverse forme di collaborazione. La forma prototipica è senza dubbio di natura interattiva: dati e riflessioni vengono scambiati tra progetti e/o singoli ricercatori. Da quanto già esposto risulta chiaro che questo trasferimento reciproco di conoscenze può funzionare in modo del tutto naturale non appena sono garantite l'accessibilità (A) e l'interoperabilità (I). I progetti possono, sulla base della loro reperibilità (F), cercare attivamente partner progettuali oppure essere trovati in modo passivo come partner.
VerbaAlpina ha firmato accordi di cooperazione formali con tanti altri progetti (cfr. l'elenco sotto https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?page_id=185&db=xxx e il modulo sotto 2016_definitive_fassung_kooperationsvereinbarung_dt). In alcuni casi ciò ha portato a una collaborazione molto produttiva, come nel caso dell'ALD, di VinKo e di AlpiLink. A tutti i progetti partner sono state create delle banche dati proprie nell'ambiente virtuale di VerbaAlpina, con la possibilità di caricare e modificare i dati; le regole del gioco prevedevano che ogni partner potesse utilizzare tutti i dati di ogni altro partner, senza però poterli modificare in alcun modo. Alcuni partner hanno messo a disposizione l'intero database, anche se solo una parte dei dati era effettivamente rilevante. Un esempio è stato l'ALD, che grazie a questo tipo di collaborazione ha ottenuto un luogo di archiviazione ridondante per il proprio materiale. Questa collaborazione non serve quindi solo all'aggregazione dei dati, ma anche a un ulteriore sviluppo costruttivo della disciplina. Ai fini della riutilizzabilità (R) appare quindi opportuno interpretare il concetto di cooperazione in senso molto ampio, ovvero come un'offerta di cooperazione virtuale rivolta a tutti i progetti con sufficienti affinità empiriche e/o metodologiche. Non è infatti possibile prevedere chi sarà interessato ai dati di un progetto, magari molti anni dopo la sua scadenza. Da questo punto di vista, i dati delle discipline umanistiche si differenziano nettamente dai dati delle scienze naturali, che spesso diventano completamente obsoleti e irrilevanti.7
3.2.4. Opzione III: crowdsourcing
Dall'affermarsi dei social media e, in particolare, dalla diffusione capillare degli smartphone, si è aperto un orizzonte completamente nuovo per la raccolta dei dati. È infatti possibile cercare informatori direttamente dall'ambiente di ricerca e rimanere in contatto con loro per un periodo di tempo prolungato. È inoltre possibile utilizzare gli utenti per altri scopi, come avviene nel movimento Citizen Science. In questo modo è possibile valutare in modo percettivo i dati già disponibili, arricchirli con versioni audio o, eventualmente, traslitterare o trascrivere i dati audio esistenti, ecc. Il coinvolgimento degli utenti di Internet per l'acquisizione di dati di ricerca è solitamente denominato crowdsourcing. Nel quadro di VerbaAlpina, tra il 2017 e il 2023 sono state raccolte in questo modo in totale 33179 forme linguistiche da 2475 partecipanti (cfr. https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/?page_id=4629&db=xxx e la descrizione della procedura sotto https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/en/?page_id=1741&db=xxx).
3.2.5. Opzione IV: pubblicazione diretta e indipendente da case editrici
I principi FAIR, come già detto, non sono solo regole di cooperazione, ma implicano anche una rottura radicale con le tradizionali abitudini di pubblicazione, poiché l'intero Internet in sé è un gigantesco motore di pubblicazione che mette a disposizione codici, dati, testi analitici, documenti audio e video. Mentre la reperibilità (F) e l'accessibilità (A) devono essere garantite anche nel caso delle pubblicazioni cartacee, non è possibile una diretta interoperabilità tra la ricerca cartacea e quella basata sul web. La quarta opzione di un osservatorio geolinguistico online, ovvero la pubblicazione online, è quindi in realtà scontata (vgl. Krefeld 2023b). Tuttavia, la pubblicazione del discorso scientifico fuori editoria, che può essere facilmente realizzata dagli stessi progetti, non trova ancora un consenso maggioritario. Ciò riguarda, sorprendentemente, anche i ricercatori che altrimenti utilizzano ampiamente la tecnologia web. A quanto pare, questa reticenza è espressione di diversi fattori che interagiscono tra loro, come l'idea di un mancante controllo di qualità, l'instabilità testuale, la precarietà della persistenza e il prestigio ormai superato del libro stampato. Tuttavia, il fattore più grave è probabilmente una storica e radicata trascuratezza dei media da parte della linguistica: i media sono tradizionalmente considerati dai linguisti romanzisti (e non solo) come qualcosa di secondario, accidentale, che non ha nulla a che vedere con il lavoro di ricerca vero e proprio; essi entrano in gioco solo dopo la conclusione di quest'ultimo, in vista della pubblicazione. Questo atteggiamento ha fatto sì che le opportunità offerte dalla pubblicazione virtuale non siano oggetto di riflessione metodologica. È sintomatico il comportamento dei pochi editori scientifici rimasti (almeno in Germania), che di norma rivendicano tutti i diritti dagli scienziati e pubblicano le loro produzioni cartacee anche in formato pdf, parallelamente o in un secondo momento. Questo formato ha il vantaggio di poter essere prodotto in modo semplice e veloce, ma rimane legato alla tradizione del testo lineare che procede da una pagina all'altra, come è stato canonizzato dalla stampa. L'unica cosa che si adatta alla pubblicazione virtuale è però la concezione ipertestuale della pubblicazione. In questo formato, l'unità di riferimento non è la pagina definita in modo puramente materiale, ma un'unità definita in base al contenuto che può essere indirizzata in modo mirato come oggetto digitale, ad esempio un capoverso8, una parola chiave, una voce di dizionario, un concetto, una mappa, ecc. Tutte queste unità digitali possono essere facilmente collegate tra loro, in modo da eliminare i confini netti tra i generi: dizionari, atlanti, corpora e discorsi analitici (“trattati”) si trasformano in funzioni lessicografiche, cartografiche, discorsive ecc. di un ambiente di pubblicazione integrativo.
È con questa logica che è stata concepita la piattaforma di Verba Alpina, che prevede una stretta interconnessione tra le funzioni citate:
| Funzione | Voce di navigazione sulla schermata principale del progetto |
| cartografia | Mappa interattiva |
| lessicografia | Lexicon Alpinum |
| disorso | Metodologia |
| Contributi | |
| crowdsourcing | Partecipa! |
Le rispettive entrate sono inoltre collegate tra loro tramite link ipertestuali, come mostra la mappa del concetto ALM, selezionata in modo più o meno casuale:

Designazioni del concetto ALPEGGIO (mappa interattiva originale https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de?page_id =133&db=232&tk=5194)
Ogni simbolo della mappa è interattivo, come descritto nella fig. 4, ed è collegato a informazioni lessicografiche esterne e di altro genere (cfr. ad es. la finestra aperta di una attestazione sotto https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de?page_id=133&db=232&tk=5197). Inoltre, esiste una nota lessicologica relativa alla categoria delle 'voci alpine' nella funzione Metodologia (vgl. Krefeld 2023g, Link).
Un testo web offre anche la possibilità di mostrare lo stato attuale di un corpus di dati dinamico senza modificare il testo stesso; un esempio sono i pulsanti Livedaten e Live Stat. sulla pagina iniziale (Home) di Verba Alpina. È proprio qui che molti utenti vedono il problema dell'instabilità delle informazioni fornite. Infatti, la piattaforma del progetto è stata messa online poco dopo l'inizio dei lavori (2015) ed è stata continuamente arricchita. È però fondamentale sottolineare che dal 2016 sono state create versioni stabili a intervalli semestrali (cfr. Lücke 2022c), che sono rimaste tutte disponibili (l'ultima è la versione 23/2); le versioni precedenti non sono state sostituite da quelle più recenti, ma completate. Tutti i link ai contenuti del progetto rimangono quindi stabili, poiché la rispettiva versione è parte integrante dell'URL permanente citato (permalink). Ad esempio, la stringa [...db=232...] nel link appena citato ( https://www.verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de?page_id=133&db=232& tk=5197) rimanda alla versione 23/2. Il sospetto di instabilità testuale delle pubblicazioni web è quindi infondato.
La questione del controllo di qualità non verrà approfondita in questa sede; in linea di principio sono possibili le stesse procedure (per lo più peer reviewing) utilizzate anche per le pubblicazioni cartacee. Tuttavia, in modo adeguato al mezzo non solo virtuale ma anche sociale che è Internet, la valutazione della qualità di una pubblicazione non dovrebbe essere affidata in anticipo a uno o due esperti che rimangono anonimi (il che non è affatto sufficiente a garantirne la qualità), ma dovrebbe essere basata sulla ricezione pubblica, più o meno forte. È facile, infatti, dotare ogni pubblicazione di una finestra per i commenti.
Rimane la questione difficile e anche preoccupante della durevolezza delle pubblicazioni web, alla quale non è ancora possibile dare una risposta soddisfacente. Tuttavia, sono già stati fatti i primi passi concreti. Il principio più importante consiste senza dubbio nel cercare (e trovare) soluzioni al di là del mondo per definizione precario dei progetti: ogni “progetto” è infatti fondamentalmente a scadenza limitata. Per questo motivo, le pubblicazioni relative al progetto (dati, codice, testo) devono essere salvate su server gestiti da istituzioni permanenti . Nel caso di Verba Alpina, i responsabili del progetto hanno deciso di collaborare strettamente con la biblioteca universitaria della LMU, grazie a una cooperazione consolidata nel corso di molti anni. Ha portato alla conclusione che tutti i dati del progetto e i testi pubblicati nell'ambito dello stesso possono essere trovati tramite un motore di ricerca speciale della biblioteca universitaria (cfr. https://discover.ub.uni-muenchen.de/). La durevolezza sembra garantita; tuttavia, rimangono precari tutti i link esterni inseriri, la cui persistenza non è sotto il controllo dell'istituzione ospitante (in questo caso: della Biblioteca Universitaria). Questo problema basilare non viene considerato sufficientemente da molti autori di Internet.
Oltre a questa collaborazione con la Biblioteca Universitaria della LMU, il codice informatico per le funzionalità front-end e back-end del portale web è stato pubblicato su Github con licenza aperta (https://github.com/VerbaAlpina/), è stata creata una API (tra l'altro per l'esportazione XML) e delle versioni precedenti del portale web sono state archiviate su archive.org.t (https://web.archive.org/web/*/http://verba-alpina.gwi.uni-muenchen.de/). Gli sviluppi di VerbaAlpina sono stati riutilizzati nel progetto VerbaPicardia (VP-Karte).
4. Conclusione: ci manca qualcosa...
La conclusione di questo contributo deriva direttamente dal penultimo paragrafo precedente, poiché la best practice delineata di un singolo progetto può forse aprire una prospettiva, ma naturalmente non può fornire una soluzione immediata per un'intera disciplina, peraltro molto produttiva, come la geolinguistica romanza. A tal fine manca un attore importante e, in termini di sostenibilità, addirittura fondamentale: un'istituzione in grado di ospitare un osservatorio esaustivo. Non dovrebbe essere di natura commerciale e dovrebbe avere una elevata probabilità di continuare a esistere nel tempo. Inoltre – e questa è la vera sfida – un host di questo tipo, che potrebbe anche essere una rete di istituzioni, dovrebbe adattare continuamente i progetti messi a disposizione alle mutevoli condizioni del web (ad esempio aggiornamenti dei server) e, idealmente, moderarli almeno per quanto riguarda gli utenti scientifici attivi, in modo da garantire in continuo la possibilità di arricchire la banca dati.

Forse sarebbe una buona idea se i progetti geolinguistici rappresentativi trovassero un consenso per archiviare una copia di tutti i dati di ricerca nella Wikimedia Foundation; WIKIDATA offre tutti i requisiti per una buona organizzazione e strutturazione e, non da ultimo, per una visibilità eccellente. I numerosi piccoli progetti seguirebbero rapidamente.
f*n*s
Bibliografia
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- ALC = Griera i Gaja, Antoni (1923–1964): Atlas lingüístic de Catalunya. 8 Bände, Barcelona.
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