Varietà alloglotte – tedesco

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    Stefan Rabanus (2018): Varietà alloglotte – tedesco, Versione 1 (23.07.2018, 17:00). In: Thomas Krefeld & Roland Bauer (a cura di) (2018): Lo spazio comunicativo dell’Italia e delle varietà italiane, Versione 64. In: Korpus im Text. url: http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=13187&v=1.
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1. Quadro generale

Il tedesco è presente nel territorio nazionale italiano in tre articolazioni diverse: (a) varietà dialettali in isole linguistiche remote di vecchia data, (b) ampia gamma di varietà tedesche fra dialetto e lingua standard in Alto Adige e (c) tedesco L2. Tutte queste situazioni sono accomunate dal fatto che il tedesco appartiene a repertori bi- o multilingui e subisce, quindi, effetti della presenza delle altre lingue nel repertorio. Questo vale anche per le varietà tedesche nelle alte vallate dell’Alto Adige tedescofone quasi al 100%: qui l’italiano è comunque presente nella scuola d’obbligo.

La tabella riassume i numeri di parlanti e rimanda ai paragrafi in cui vengono specificate le varie articolazioni.

Articolazione Numero parlanti Provenienza dati Cfr.
Gruppo linguistico tedesco in Alto Adige 359.903 Calcolo in base al censimento 2011, (cfr. report 2016 dell’ASTAT) §
Lingue di minoranza su base bavarese   3.500–5.000 (Rabanus/Bidese/Dal Negro [in stampa]) §
Lingue di minoranza su base alemannica  1.200 (Rabanus/Bidese/Dal Negro [in stampa]) §
Tedesco L2 nel sistema scolastico  402.794 Foschi Albert/Hepp 2010, 1695 §
Tedesco L2 nel Goethe-Institut  5.500 Foschi Albert/Hepp 2010, 1695 §

Nei §§ 2-4 sono caratterizzate le articolazioni del tedesco in Italia, soprattutto in chiave sociolinguistica. Nel § vengono presentati e analizzati in dettaglio alcuni fenomeni linguistici che illustrano la continuità della microvariazione attraverso le varietà presenti nelle Alpi centrali (Tirolo storico e aree venete limitrofe). Nelle conclusioni nel § vieni ridimensionato l’effetto che l’italiano ha sul tedesco.

2. Tedesco L2

Il tedesco L2, insegnato nel sistema scolastico, nell’università e in scuole private di lingua, rispetto alla situazione in altri paesi europei è avvantaggiato sia dalla presenza del tedesco come lingua minoritaria nelle forme (a) e (b) sia dai contatti culturali, politici ed economici da sempre molto stretti fra Italia e i paesi tedescofoni. L’Italia di tradizione è la meta tipica del turismo dei paesi tedescofoni e ne riceve anche riferimenti culturali importanti (filosofia, politica, scienza). Viceversa, la Germania è attraente per i giovani italiani per il suo mercato di lavoro e le metropoli in crescita (soprattutto Berlino). Lo scambio accademico è molto intenso: riguardo ai finanziamenti del Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico l’Italia è il paese dell’Europa sud-occidentale con il numero più alto progetti di mobilità (finanziamenti individuali e di progetto, incoming e outgoing, vedi DAAD-Jahresbericht 2016, tab. 8; nell’Unione Europea è più alto il numero solo per il Regno Unito e la Polonia). Non tutti questi contatti si svolgono in lingua tedesca, l’inglese (prima L2 indiscussa nell’Italia di oggi) gioca un ruolo importante. Comunque, i fattori summenzionati incentivano l’apprendimento del tedesco. Il numero degli apprendenti del tedesco L2 in Italia ultimamente è in lieve aumento, notevolmente nella scuola secondaria di secondo grado (del 17 % dal 2012/2013 al 2014/2015, cfr. Agazzi/Moroni 2017, 15), pur rimanendo lontano dai numeri dell’inglese (favorito dalla modalità di inglese come unica lingua straniera nella scuola, il cosiddetto “inglese potenziato”, (cfr. Foschi Albert/Hepp 2010, 1695) e, nella scuola secondaria, anche dietro francese e spagnolo (mentre nella scuola primaria è la prima lingua straniera dopo l’inglese, cfr. Agazzi/Moroni 2017, 14). Nella Provincia Autonoma di Trento il tedesco, presente e tutelato come lingua minoritaria nelle isole linguistiche (tipo [a]), nel 2014 ha fatto un passo in avanti nel sistema scolastico per l’iniziativa “Trentino Trilingue” che prevede l’insegnamento di materie non linguistiche anche in inglese e tedesco, oltre che in italiano (Content and language integrated learning, CLIL). Infine c’è il peso dell’Alto Adige: i tedescofoni in Alto Adige sono la minorità alloglotta riconosciuta numericamente più grande d’Italia, e l’autonomia dell’Alto Adige (Provincia Autonoma di Bolzano) fa sì che madrelingua tedeschi occupino posizioni importanti non solo nell’amministrazione provinciale e regionale ma anche nelle istituzioni centrali dello Stato a Roma (ad esempio in Senato).

3. Tedesco in Alto Adige

3.1. Cenni storici e situazione sociolinguistica

All’inizio dell’era cristiana il territorio dell’odierno Alto Adige (Provincia Autonoma di Bolzano) faceva parte dell’impero romano. La storia tedesca cominciava con l’ingresso dei bavaresi (baiuvari) nelle valli alto atesine a partire dal V secolo. La colonizzazione, in linea di principio, fu completata intorno al 1200 (cfr. Riedmann 1985, 368-371, con mappa delle fasi della tedeschizzazione dei toponomi del Tirolo). In alcune aree oggi tedescofone, come la Alta Val Venosta, varietà romanze continuarano ad essere in uso fino al 1800 (cfr. Lanthaler 2018, 241). Le valli ladine (Val Gardena, Val Badia) rimanevano di prevalenza romanza. La maggioranza italiana a Salorno (Bassa Atesina), invece, probabilmente non è continua dai tempi romani ma il risultato di un ritorno della popolazione romanza a partire dal 1600 (cfr. Schwarz 1928, 340). La maggioranza italiana a Bolzano e nei comuni limitrofi è ancora più recente, avvenuta solo dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia nel 1919 (nella cartina [pubblicato su Wikimedia sotto la GNU Free Documentation License] le aree di maggioranza italiana sono segnate in rosso e giallo). La Provincia Autonoma di Bolzano oggi è ufficialmente trilingue tedesco-italiano-ladino. Ogni cittadino al di sopra dei 14 anni è tenuto a dichiarare di appartenere o aggreggarsi a uno e solo uno dei tre gruppi linguistici, una scelta obbligata non senza criticità per persone che si definiscono veramente multilingui e/o multietnici. La dichiarazione di appartenenza o aggregazione è richiesta dal regime della cosiddetta “proporzionale etnica” in base alla quale sono distribuiti, ad esempio, i posti di lavoro nel settore pubblico (cfr. l’articolo 89 dello Statuto Speciale di Autonomia del Trentino-Alto Adige del 1972). Il censimento del 2011 portava alle seguenti percentuali per i tre gruppi linguistici: tedesco 69,41 %, italiano 26,06 %, ladino 4,53 % (Censimento 2011, vedi report 2016 dell’ASTAT, p. 59). Il grado di multilinguismo della popolazione in termini sia di competenza che di pratica è molto variegato e dipende, di solito, dalla situazione individuale. In linea di principio si può costatare che molti ladini sono effettivamente trilingui mentre ci sono tedeschi e, soprattutto, italiani che hanno solo la competenza minima nell’altra lingua (italiano/tedesco) acquisita a scuola (i tedeschi e italiani di solito non sanno il ladino).

3.2. Varietà del tedesco

Il tedesco in Alto Adige dispone di una gamma di articolazioni differenziate dai basiletti locali del gruppo bavarese meridionale fino alla lingua standard. A differenza della Svizzera non c’è una diglossia mediale del tipo parlato/dialetto vs. scritto/standard. L’oralità informale si svolge in dialetto, a prescindere dalle caratteristiche sociali dei parlanti. Ma mentre in Svizzera si usa il dialetto anche nel dibattito politico in TV, in Alto Adige in questi domini funzionali si parla lo standard o, comunque, un registro vicino allo standard (cfr. Ciccolone/Franceschini 2015, 459-460). Contrariamente a Svizzera, Austria e soprattutto Lussemburgo – in cui il tedesco è lingua ufficiale accanto al francese, quindi un bilinguismo simile a quello alto atesino – in Alto Adige l’idea di più standard nazionali del tedesco (“Deutsch als plurizentrische Sprache”) è poco accettata. L’istanza di orientamento è la lingua standard rappresentata dalle istituzioni tedesche, sia per quanto riguarda le dichiarazioni delle autorità amministrative (la delibera n. 23/94 del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano richiede l’uso esclusivo della lingua standard ‘non annacquata’ [“unverwässert Hochsprache”] nelle scuole, (cfr. Daniel/Egger/Lanthaler 2001, 218-219)), sia riguardo alla prassi: buona parte dei cosidetti “austriacismi” o non sono conosciuti in Alto Adige o esistono solo sul livello dialettale mentre per la lingua standard scritta si fa riferimento al Duden tedesco (cfr. Lanthaler 1997, 369-370Scheutz/Lanthaler 2016, 243-244). Il tradizionale legame alle norme linguistiche austriache, dopo l’interruzione dell’insegnamento scolatisco del tedesco nel periodo fascista, con la reintroduzione dell’insegnamento negli anni 1950 non venne ripristinato (cfr. Ciccolone 2009: 4-5). “Un altro esempio [della rottura con le norme austriache; StR] è la scelta della sede RAI di Bolzano di inviare le annunciatrici tedesche a Colonia per imparare la buona pronuncia tedesca” (Ciccolone 2009, 5). Un mio confronto dei giornali radio di “RAI Südtirol” e “ORF OE1” conferma che le pronunce dei radiocronisti in Alto Adige assomigliano più a quelle dei loro colleghi in Germania che non a quelle in Austria. Un’unica lingua tedesca ‘non annacquata’ figura come simbolo dell’unità del gruppo linguistico tedesco, ritenuta necessaria (da certi ambienti politici) per mantenere l’identità tedesca all’interno dell’Italia. Questo argomento è socialmente e politicamente molto sensibile e spesso soggetto di dibattiti ideologici.

3.3. Tedesco standard

Il tedesco standard in Alto Adige è caratterizzato da un modesto numero di parole specifiche o parole con significato specifico (soprattutto in ambito giuridico) e, per il parlato, da certe caratteristiche di pronuncia.

Lessico: la seconda edizione del dizionario delle varianti del tedesco (Ammon/Bickel/Lenz [a cura di] 2016) registra 328 “sudtirolismi” (cfr. Abel 2018, 297). Una parte di essi sono calchi o prestiti dall’italiano, ad esempio Kondominium nello stesso significato dell’italiano condominio (‘edificio composto da più unità immobiliari’) o Baukonzession calco dell’italiano concessione edilizia (in Germania si userebbe Baugenehmigung). Ma più della metà dei sudtirolismi non ha niente a che fare con l’italiano (cfr. Abel 2018, 301): di solito sono di provenienza o del dialetto locale o del lessico amministrativo ereditato dai tempi austro-ungarici, ad esempio Supplenz ‘supplenza a scuola’ (non è un prestito dall’italiano, cfr. Scheutz/Lanthaler 2016, 258-259). Il Korpus Südtirol – progetto gestito dall’Eurac di Bolzano – è lo strumento più elaborato per studiare l’utilizzo effettivo delle parole specifiche nella lingua scritta. Per altre risorse vedi Abel (2018, 287-290).

Pronuncia: l’Alto Adige è considerato con tre punti d’inchiesta – Brunico, Bolzano e Silandro – nell’Atlas zur Aussprache des deutschen Gebrauchsstandards (AADG), progetto gestito dall’Institut für deutsche Sprache di Mannheim. Scheutz e Lanthaler (2016, 247-251) ne deducono le seguenti specificità della pronuncia del tedesco standard in Alto Adige:

– /z/ a inizio di parola prima di vocale è sorda, vedi carta /z/ iniziale in Syrup e Saison;
plosive bilabili e alveolari: le varianti delle coppie /p-b/ e /t-d/ sono meno distinte fra di loro che non nella maggior parte delle altre regioni tedesche a causa della mancata aspirazione della variante tradizionalmente chiamata ‘sorda’, vedi carta /p/ in pensionierte; d’altro canto si registrano casi di sonorizzazione vera di /b/ e /d/;
– plosive velari: nella coppia /k-g/ la /k/ si caratterizza per un’aspirazione fortissima che la rende uno shibboleth per il tirolese: kch;
– /r/ a fine parola (nella coda sillabica) conserva un carattere consonantico, vedi carta /r/ prima di /k/ in Quark, questo vale (parzialmente) anche per -er;
– le vocali anteriori lunghe /e:/ e /o:/ hanno una realizzazione abbastanza aperta che le rende simili alle corrispettive varianti brevi;
– in posizione non accentata si trova la vocale e piena anziché la schwa, [ə].

Non c’è nessun effetto diretto dell’italiano sulla pronuncia del tedesco standard da parte di madrelingua tedeschi in Alto Adige (Scheutz/Lanthaler 2016, 251), così come l’italiano non cambia minimamente la grammatica del tedesco standard in Alto Adige.

3.4. Dialetti tirolesi

I dialetti tirolesi fanno parte del gruppo dei dialetti bavaresi meridionali. Il loro tratto fonologico distintivo per eccellenza (“Kennlautung”) sono i dittonghi ea e oa in parole come schnea ‘neve’ e hoach ‘alto’, esiti dei monotonghi lunghi ê e ô del medio alto tedesco e, quindi, il risultato di un processo di cambiamento linguistico. A parte questo, i dialetti bavaresi meridionali in linea di principio si caratterizzano, soprattutto rispetto al bavarese centrale, per il loro conservatismo rispetto alle origini del medio altro tedesco. Una descrizione più precisa dei dialetti dell’Alto Adige in questa sede non è possibile perché i dialetti dell’Alto Adige sono molto diversificati fra di loro, e non ci sono neanche caratteristiche esclusive di questi dialetti. Dal momento che le isoglosse vanno da nord a sud e non da ovest a est tutte le caratteristiche tipiche dell’Alto Adige sono almeno caratterizzanti per l’intero Tirolo (quindi sono caratteristiche “tirolesi” e non “sudtirolesi”) se non generalmente per il bavarese meridionale. L’alto grado di diversità all’interno dell’Alto Adige è messo in evidenza già dagli esiti della a del medio alto tedesco. La variante labializzata o (ad esempio [tɔl], medio alto tedesco [ta:l] ‘valle’) di solito è considerata la realizzazione di tutti i dialetti bavaresi. Ma basta guardare le carte di Scheutz (2016a, 37-38) per rendersi conto che ci sono almeno quattro esiti in Alto Adige: /o:/, /ɔ:/, /ou/, /ɔu/.

Segue una breve panoramica delle risorse disponibili per accedere a dati sui dialetti e la loro descrizione. Mentre ci sono numerosissime pubblicazioni su singoli fenomeni di singole vallate o località (articoli, monografie, dizionari) esistono solo due descrizioni di sistemi linguistici dialettali completi di fonologia e grammatica (“Ortsmonographien”): Hopfgartner 1970 sulla Valle Aurina, Kollmann 2012 su Lauregno nell’Alta Val di Non. Il volume curato da Scheutz 2016 [a cura di] contiene capitoli dedicati a tutti i livelli d’analisi grammaticale con carte linguistiche, bibliografie specifiche e registrazioni audio (su CD allegato) e rappresenta, quindi, l’introduzione più comprensiva e più aggiornata ai dialetti dell’Alto Adige che esista al momento. Le opere di consultazione standard per il lessico rimangono i dizionari di Schöpf 1866Schatz 1955 che coprono tutti i dialetti tirolesi (non solo quelli dell’Alto Adige). Lo stesso vale per l’Atlante linguistico tirolese (TSA, Klein/Schmitt [a cura di] 1965–1971) che comprende, inoltre, l’area mòchena e cimbra (cfr. § ). Il TSA è, in parte, accessibile online tramite il sistema REDE (ad esempio la carta m.a.t. ô ‘hoch’, TSA, vol. 1, carta 35). Con quattro località l’Alto Adige è rappresentato nell’atlante sonoro online di Scheutz (2009): Silandro, Scena, Cortaccia, Sesto (e la Val dei Mòcheni, cfr. § ). Questo atlante mette a disposizione registrazioni audio di parole e frasi. Infine anche per l’Alto Adige ci sono i questionari di Wenker, la cui maggior parte è stata compilata nel 1941/1942 (cfr. anche Fleischer 2017, 127-129). Si tratta di questionari per un totale di 485 località (cfr. Fleischer 2017, 149) di cui 214 sono accessibili online nel sistema REDE: tramite “Wenkerbogen-Katalog” con la chiave di ricerca “Südtirol” oppure geograficamente tramite l’apposita carta nello “SprachGIS” (vedi § per due esempi di “Wenkerbogen”).

3.5. Registro intermedio

Finora non si è sviluppato un registro intermedio fra dialetto locale e lingua standard paragonabile al “Regiolekt” descritto da Kehrein 2012 per la Germania (cfr. Kehrein 2012, 250-275 per l’area del bavarese centrale in Alta Baviera). Solitamente la comprensione interdialettale funziona senza problemi anche senza ricorrere ad un registro intermedio. Ci sono i primi indizi dello sviluppo di un registro intermedio, ma fino a poco tempo fa la ricerca di solito si limitava a fare allusioni piuttosto vaghe alla natura di questo registro o di semplicemente evidenziarne la scarsa descrizione (cfr. Ciccolone/Franceschini 2015, 460). Bertagnolli 1994 è un primo approccio a cogliere sistematicamente un’articolazione del registro intermedio. Ma quello che Bertagnolli chiama “unfeines Hochdeutsch” è una varietà specifica, usata soprattutta dalla classe politica e, comunque, in contesti formali di un certo tipo (cfr. Lanthaler 2001, 142-147) piuttosto che un registro neutro come quelli descritti da Kehrein 2012 per la Germania. Solo ultimamente sono state fatte descrizioni basate su studi empirici con metodi aggiornati. L’esempio più recente è lo studio di Seeber 2017 che indaga sulla communicazione interdialettale fra parlanti di due valli abbastanza lontani fra di loro (Valle Aurina e Val Venosta) con il metodo del Map task. Risulta che i parlanti della Valle Aurina sostituiscono alcune caratteristiche strettamente locali del loro dialetto locale con forme che considerano presenti in tutto l’Alto Adige, ad esempio:

[gouʃtn] > [gɔrtn] ‘giardino’ (Seeber 2017, 150)

In questo esempio si rinuncia alla /ʃ/ al posto della /r/ prima di /t/, che è uno dei tratti più marcati del vallaurinese (cfr. Hopfgartner 1970, 271-272). Questo cambiamento porta a un nesso consonantico simile al tedesco standard [ga:ɐtn], anche se senza vocalizzazione della r. Ma nel vocalismo il dittongo locale /ou/ per m.a.t. /a:/ (cfr. Hopfgartner 1970, 62) è sostituto con /ɔ/, cioè con una variante sempre dialettale ma presente in tutti i dialetti dell’Alto Adige e altre varietà bavaresi.

L’Alto Adige rientra nell’Atlas Alltagssprache, cioè l’atlante del tedesco colloquiale (cfr. Möller/Elspaß 2015), che contiene carte di fenomeni soprattutto lessicali ma anche fonetico-fonologici e grammaticali basate su dati di linguaggio colloquiale, regionale ma non dialettale, raccolti con metodo “crowd sourcing”.

4. Varietà dialettali nelle isole linguistiche

Nel nord d’Italia esistono varietà storicamente tedesche che per caratteristiche linguistiche e giudizi dei parlanti oggi vanno considerate lingue di minoranza autonome e non (più) dialetti tedeschi. Sono riconosciute dalle Legge 15 dicembre 1999, n. 482, “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche“, che prevede una serie di misure per tutelare le lingue e anche le istituzioni culturali non linguistiche delle “popolazioni germaniche” tra cui l’utilizzo della lingua di minoranza nella scuola d’obbligo (art. 4), nell’amministrazione pubblica (art. 9) e nei toponomi (art. 11), sempre accanto all’italiano. Nella tradizione scientifica, in accordo con le valutazioni delle popolazioni stesse (cfr. il sito del “Comitato unitario delle isole linguistiche storiche germaniche in Italia”), le comunità vengono suddivise in sette gruppi: le communità walser in Valle d’Aosta e Piemonte, i mòcheni in Trentino, i cimbri in Trentino e Veneto, e le comunità di Sappada/Plodn, Sauris/Zahre, Timau/Tischlbong e Val Canale/Kanaltal (tutte nel Friuli storico, oggi province di Belluno [Veneto] e Udine [Friuli Venezia Giulia]) (vedi cartina). Le varietà walser hanno una base alemannica, tutte le altre si basano sul bavarese. La situazione socio-economica delle comunità e, corrispettivamente, il grado di vitalità delle lingue sono molto variegati. Ciò nonostante si può generalizzare che – malgrado le attività promosse sul livello politico che hanno portato addirittura alla codifica di norme ortografiche per le varietà (cfr., ad esempio, Alber 2012 per il mòcheno) – tutte queste varietà sono a rischio di estinzione dal momento che manca la naturale trasmissione alle generazioni successive in famiglia (acquisizione L1). D’altro canto assistiamo ad una riscoperta dell’identità culturale locale delle comunità (cfr. Ciccolone 2014, 78-80 per il cimbro di Luserna in confronto con il tedesco dell’Alto Adige). Pare, pertanto, possibile la conservazione delle identità germaniche che linguisticamente, però, si esprimono con il dialetto italiano della zona.

4.1. Varietà walser

Le varietà walser sono storicamente le parlate di popolazioni alemanniche che in epoca medievale venivano dal Vallese (Svizzera) per stabilirsi in numerose colonie lungo il versante meridionale delle Alpi. Sono poche le caratteristiche che distinguono le varietà walser dai dialetti alto alemannici della Svizzera e le unificano come gruppo. Per una descrizione sintetica delle caratteristiche linguistiche delle varietà walser cfr. Rabanus/Bidese/Dal Negro [in stampa]. Nonostante la variazione interdialettale sono indicati di seguito alcuni tratti tipici del walser (cfr. anche Dal Negro 2011):

– palatalizzazione di /s/ germanica che passa a /ʃ/, <sch>, schi ‘lei’ (ted. sie), iisch ‘ghiaccio’ (ted. Eis), più raramente hüüsch ‘casa’ (ted. Haus);
semplificazione di nessi consonantici, come –nk– che passa a -ch- (triiche ‘bere’, ted. trinken), o –rn(e) finale che passa a -re (gäre ‘volentieri’, ted. gerne);
suffisso diminutivo -(e)lti/-etli, ad esempio in schtickelti ‘pezzetto’;
– mantenimento delle sillabe atone finali che garantisce opposizioni morfologiche, ad esempio quelle di caso genitivo e dativo sui nomi: der mömu ‘della/alla zia’ (opposto al nominativo t möma) oppure minesch ennusch ‘di mio nonno’ (opposto al nominativo mine ennu);
– flessione dell’aggettivo predicativo ed espressione del genere anche al plurale, ad esempio wér si alti ‘siamo vecchi’ dove il suffisso -i in alti simboleggia il plurale neutro.

Due risorse aggiornate importanti per lo studio dei dialetti walser sono il Piccolo Atlante Linguistico dei Walser Meridionali (Antonietti/Valenti/Angster 2015) è il Vocabolario comparativo dei dialetti “walser” in Italia (Fazzini/Cigni 2004-). Zürrer 1982 è un dizionario del dialetto di Gressoney.

4.2. Lingue di minoranza su base bavarese

Le varietà su base bavarese sono ancora più variegate delle varietà walser, date (a) le distanze fra le attuali isole linguistiche – quasi 350 km di strade (moderne) fra il cimbro dei XIII Comuni in provincia di Verona e le parlate della Val Canale in provincia di Udine al confine con la Slovenia – e (b) la diversa provenienza delle popolazioni migrate nel territorio dell’Italia contemporanea a partire dal 1055 (cimbro dei XIII Comuni; cfr. Rabanus 2008, 56):

– le comunità cimbre sono state fondate da coloni arrivati direttamente dalla Baviera;
– le comunità mòchene sono di origine mista tra cui anche migrazioni “secondarie” dai territori allora già cimbri;
– le comunità nel Friuli storico risalgono a coloni provenienti soprattutto dal Tirolo dell’Est e dalla Carinzia.

Le varietà condividono, in linea di principio, tratti tipici legati a due tendenze opposte presenti nella loro storia di sviluppo. Da un lato ci sono caratteristiche conservative, soprattutto nel lessico e nella fonologia. Un esempio fonologico è il mantenimento della qualità di a germanica che in cimbro non subisce la labializzazione tipica dei dialetti bavaresi e anche del mòcheno (cfr. § 3.4 e 5.1). Nel campo lessicale del ‘dire, parlare’ si conservano parole antiche come ad es. khön (‘dire’, quedan in a.a.t.) nel cimbro di Luserna e klòffen (‘parlare’, klaffôn in a.a.t.) nel mòcheno che non sono più disponibili nel tedesco contemporaneo. D’altro lato si riscontrano caratteristiche innovative, in parte calchi dalle varietà romanze limitrofe, in parte sviluppi autonomi in situazioni di contatto linguistico in cui alle varietà germaniche di minoranza manca il fattore stabilizzante che rappresenta la lingua letteraria scritta per i dialetti tedeschi dell’area tedescofona. Un esempio morfosintattico di una costruzione cimbra che nasce nel contatto linguistico ma che mantiene aspetti di autonomia dal romanza è la grammaticalizzazione dell’articolo in costruzioni possessive (cfr. Rabanus 2008). La costruzione cimbra di sain tochtar “la sua figlia” corrisponde alla costruzione romanza di contatto per quanto riguarda la distribuzione dei tratti di ‘determinato’ e ‘possessivo’ su articolo e aggettivo possessivo, rispettivamente (mentre il possessivo nelle costruzioni tedesche seine Tochter o ihre Tochter esprime entrambi tratti, ‘determinato’ e ‘possessivo’). Condivide inoltre la mancata congruenza di genere fra possessivo e possessore, espressa dalle varianti tedesche seine ‘sua di lui’ e ihre ‘sua di lei’. Si scosta, però, dalle varietà romanze (italiano e dialetti veneti) in quanto l’articolo non si realizza con termini di parentela, quindi sua figlia o, in dialetto veronese, so fiola, e non *la sua figlia.

La letteratura sulla varietà su base bavarese è vastissima, sono molto numerosi anche grammatiche, dizionari, raccolte di testi, corpora e materiale didattico. Le prime grammatiche e dizionari del cimbro sono stati realizzati già nel 1700 (Slaviero 1991 [1740?], Pezzo 1763, Bartolomei 1774). Di seguito possono essere, quindi, elencate solo alcune tra le opere più aggiornate e/o comprensive. Dizionari: Per il cimbro di Luserna e il mòcheno sono stati creati dizionari online che contegono anche registrazioni audio delle parole: Zimbarbort, Bersntoler Beirterpònk; per le altre comunità ci sono dizionari stampati recenti, talvolta molto elaborati ma di difficile collocazione editoriale: cimbro dei XIII Comuni: Bulgarelli 2007; sappadino: Benedetti/Kratter 2010; saurano: Denison/Grassegger 2008; timavese: Gasser/Geyer 2002. Grammatiche: l’opera di consultazione più comprensiva per tutte le varietà cimbre e il mòcheno è la Zimbrische Gesamtgrammatik (Schweizer 2008 [1951/1952]) che si basa su indagini sul campo condotte negli anni 1940. Una grammatica più aggiornata per il cimbro di Luserna è Tyroller 2003, per il mòcheno Rowley 2010. Per le altre varietà non mi sono note grammatiche aggiornate (per Sappada e Sauris risultano tesi di laurea degli anni 1930/1940; sappadino: Bruniera 2005 [1937/1938]; saurano: Magri 1940/1941). Atlanti: l’Atlante cimbro e mòcheno (ZSA, Schweizer/Rabanus 2012; carte disegnate all’inizio degli anni 1950) registra forme linguistiche per tutte le varietà cimbre e mòchene di un lasso di tempo di più di tre secoli. Questi dati sono parzialmente entrati nel TSA (Klein/Schmitt [a cura di] 1965–1971, cfr. § 3.4) in cui queste varietà sono considerate ma molto meno dettagliatamente che non nello ZSA. Nell’ASLEF (Pellegrini 1972-1986) sono considerate più o meno sistematicamente tutte le varietà storicamente tedesche del Friuli storico, cioè Sappada, Sauris, Timau e la Val Canale. Luserna e Sauris sono località d’indagine dell’ALD (Goebl 1998-2002) ma di queste località sono segnate solo le forme del “mesoletto” italiano, non le forme delle lingue di minoranza germaniche.

5. Gradualità

Pur essendo in contatto con l’italiano da secoli, le lingue di minoranza hanno conservato buona parte delle loro proprietà germaniche, confermando risultati simili anche per altre lingue in situazioni di contatto rispetto alla stabilità di proprietà tipologiche fondamentali. È, invece, più specifica (seppur se non unico) per le lingue di minoranza germaniche in Italia la circostanza che fanno anche parte del continuum linguistico delle varietà (storicamente) tedesche in cui le varietà geograficamente adiacenti risultano abbastanza simili fra di loro e più diverse man mano che la distanza geografica aumenta (cfr. Alber/Rabanus 2018). La ragione per cui le lingue di contatto non hanno interrotto questo continuum potrebbe essere la relativa vicinanza fra le isole linguistiche e il territorio continuo di lingua tedesca. Malgrado la topografia alpina difficile queste “isole” erano (storicamente) connesse direttamente fra di loro e con le varietà tedesche confinanti a nord, sia per mulattiere o altri sentieri del genere, sia per il fatto che alcune aree oggi italofone in passato erano tedescofone. Un esempio è la Valsugana in Trentino: oggi è completamente romanza e separa, quindi, le varietà della Val dei Mòcheni dal cimbro di Luserna. Ma toponimi e anche attestazioni più dirette come, prima di tutte le altre, il dizionario di Bartolomei 1774, rendono ipotizzabile un’area tedesco-germanica continua fra mòcheno e cimbro (cfr. per la toponomastica la carta 1 dello ZSA, Schweizer/Rabanus 2012). A sua volta, il cimbro di Luserna è diviso da sempre dal cimbro dei Sette Comuni solo dalla topografia alpina e non da territori di lingua romanza.

Il continuum di seguito sarà illustrato con esempi dei diversi livelli d’analisi linguistica. I dati provengono dal progetto AThEME per cui un gruppo di ricerca delle Università di Trento e Verona (tra cui l’autore di questo contributo) ha raccolto dati relativi alle stesse variabili per una rete di località nel Tirolo storico e aree venete limitrofe in cui sono rappresentate tutte le varietà presenti nel territorio (tedesco/lingue di minoranza germaniche, italiano, ladino; cfr. anche l’articolo sul progetto VinKo [su questa piattaforma] che è stato sviluppato all’interno del progetto AThEME). Qui di seguito sono presentati i dati solo per il continuum delle varietà (storicamente) tedesche (per il continuum fra varietà germaniche e romanze cfr. Alber/Rabanus/Tomaselli 2014, Rabanus/Tomaselli 2017, Alber/Rabanus 2018). Si tratta delle seguenti varietà:

– dialetto tirolese di Malles nella Alta Val Venosta (raccolta dati nel 2014);
– dialetto tirolese di Salorno nella Bassa Atesina (2016);
– mòcheno di Roveda (2015);
– cimbro di Luserna (2014).

Nel sistema REDE sono disponibili online i questionari di Wenker degli anni 1941/1942 di Malles e Salorno che permettono verifiche e studi diacronici.

5.1. Fonologia

L’esempio per la fonologia sono le pronunce della parola per ‘acqua’, Wasser in tedesco standard. Sono due le variabili che caratterizzano la microvariazione: (a) l’onset consonantico che varia fra una fricativa labiodentale e una plosiva bilabiale sonora e (b) la vocale della sillaba accentata che oscialla fra /a/ e un suono labializzato e inalzato nella direzione della /ɔ/ (la cosiddetta “Verdumpfung” del bavarese).

I dati sono disponibile in trascrizione fonetica e in registrazione audio:

Malles/tirolese [vɔsər]  
Salorno/tirolese [vɔsɐʀ]  
Roveda/mòcheno [bɔsər]  
Luserna/cimbro [basɐx]  

Si nota che le varieta tirolesi e mòchene sono accomunate dalla “Verdumpfung” tipica del bavarese, il che linguisticamente giustifica l’inserimento del mòcheno nel gruppo dei dialetti bavaresi (cfr. Rabanus 2017, in particolare il clustering a p. 415). Il cimbro conserva, invece, la qualità della /a/ germanica e assomiglia, per questa variabile, al tedesco standard (cfr. anche la carta 7 dello ZSA, Schweizer/Rabanus 2012). Per l’onset sono le due varietà di minoranza, il mòcheno e il cimbro, a condividere la plosiva bilabiale mentre le varietà tirolesi presentano la fricativa labiodentale come il tedesco standard (per la variazione nell’esito di -er in Wasser cfr. Scheutz 2016a, 55-58, per -er in generale vedi carta Endung -er ‘(Ack)er’ ‘(Wett)er’, TSA, Klein/Schmitt [a cura di] 1965–1971, vol. 1, carta 65 ).

5.2. Morfosintassi

Per la morfointassi si guardi il paradigma dei pronomi personali, in particolare le forme e le distinzioni della 3a persona singolare maschile e femminile. In tedesco standard si usano forme diverse per dativo e accusativo per entrambi i generi, il maschile ha, inoltre, una forma specifica per il nominativo. Maschile: er (nom.), ihn (acc.), ihm (dat.); femminile: sie (nom./acc.), ihr (dat.). Mentre i dialetti bavaresi condividono con il tedesco standard, in linea di principio, le distinzioni del femminile, nel maschile c’è spesso sincretismo di dativo e accusativo (cfr. Rabanus 2008, 244, 255 per l’Alta e Bassa Baviera, Scheutz 2016b, 75 per l’Alto Adige).

I paradigmi delle località sovraelencate si deducono dalle traduzioni delle seguenti frasi del questionario AThEME (traduzioni effettuate dal tedesco standard per le varietà tirolesi, dall’italiano standard per le varietà di minoranza):

– nominativo: (1) Lui ragiona più velocemente di te; (2) (Lei) compra sempre scarpe italiane
– accusativo: (3) Ieri non abbiamo incontrato lei, ma lui
– dativo: (4) Non do la lettera a lui ma a lei

In seguito sono riportati i dati audio e le loro trasliterazioni: per il mòcheno e il cimbro nelle ortografie di cui le lingue di minoranza si sono dotate, per il tirolese seguendo le convenzioni di scrittura del dizionario di Schatz 1955.

Malles/tirolese nominativo (1) Er versteat schnell(e)r als du (2) Si kaft òllm italienische Schuach
  accusativo (3) Mir hobn gestern net iir, sondern iim troffn
  dativo (4) I gib in Priaf et (*in) iim, sondern iir
Salorno/tirolese  nominativo (1) Er schmalt schnèller via du (2) Si kaft òlm valsche Schuach
   accusativo (3) Mir hobn geschtern net sii gsegn, obr iim getrof
   dativo (4) I gip in Priaf net iim, sondern iir
Roveda/mòcheno  nominativo (1) Er pensart pahennere vi di (2) –
   accusativo (3) Gester hòn-e-de nèt di pakemmp i hòn-e-n im pakemmp
   dativo (4) I gib-en nèt doin kòrtn in im ma in si
Luserna/cimbro  nominativo (1) Er pensart bahemmegar baz du (2) Si koaft herta belese schua
  accusativo (3) Geischtar habar net bokhent si ma imen
  dativo (4) I gibe net di lettar imen ma irn

Dai dati risultani i seguenti paradigmi:

  Masc. nom. acc. dat. Fem. nom. acc. dat.
Malles/tirolese er ihm ihm sie ihr ihr
Salorno/tirolese er ihm ihm sie ihr ihr
Roveda/mòcheno er ihm in ihm (sie) (sie) in sie
Luserna/cimbro er imen imen sie sie ihr

Maschile: in tutta le località c’è sincretismo di dativo e accusativo, come in buona parte dei dialetti bavaresi, mentre la forma del nominativo rimane sempre ben distinta. Per dativo/accusativo tutte e quattro le varietà condividono anche l’impiego della forma del vecchio dativo con la nasale bilabiale. Questa forma caratterizza il paradigma delle forme forti elicitate nei contrasti delle frasi (3) und (4) (nelle forme deboli troviamo, invece, (e)n con la nasale alveolare, cfr. Tyroller 2003, 158 per Luserna e Rowley 1986, 219 per la Valle dei Mòcheni). Presenta un fenomeno specifico il dialetto di Roveda in quanto l’oggetto indiretto è distinto dall’oggetto diretto con la marca preposizionale in.

Femminile: ci sono sincretismi contraddittori fra di loro (Baerman/Brown/Corbett 2005, 15: “contrary syncretism”): A Salorno e Luserna le distinzioni corrispondono al tedesco standard, cioè una forma sincretica nominativo/accusativo e una forma distinta per dativo. A Malles dativo e accusativo sono sincretici, le distinzioni corrispondono, quindi, a quelle del maschile. A Roveda pare che c’è il sincretismo totale di caso con si come forma per tutte le funzioni (il nominativo non è stato elicitato nella nostra raccolta dati ma non può essere un tipo diverso da si). Per il dativo la marca preposizionale è attestata come nel maschile.

Per la Valle dei Mòcheni Rowley (1986, 221) menziona solo di sfuggita la possibilità della marca preposizionale con il dativo dei pronomi personali. Per il cimbro di Luserna Bacher (1905, 188) indica l’opzione della marca preposizionale solo per la seconda persona personale, Tyroller (2003) non la documenta più, e nessuno dei nostri tre informanti di Luserna del 2014 la usa con i pronomi personali. L’utilizzo da parte dell’informante di Roveda corrisponde, d’altro canto, ai risultati della nostra indagine del cimbro di Giazza del 2010 che testimoniano, in contrasto con i paradigmi riportati da Schweizer (Schweizer 2008 [1951/1952], 403) per gli anni 1930 e 1940, un utilizzo sistematico della marca preposizionale per il dativo di tutti i pronomi della terza persona e del plurale (cfr. Alber/Rabanus/Tomaselli 2012, 112014, 22). Per una sintesi delle occorrenze della marca preposizionale nel bavarese meridionale, mòcheno e cimbro cfr. Seiler (2003, 112-119).

6. Conclusioni

Il tedesco è presente in territorio italiano in articolazioni diverse ma sempre in situazioni di bi- o multilinguismo. Su livello della lingua tedesca standard in Alto Adige questa situazione non ha fatto emergere una grammatica specifica. La lingua standard in Alto Adige corrisponde a quella in Germania, gli effetti diretti dell’italiano si limitano a certe parti del lessico, soprattutto al lessico che ha a che fare con le istituzioni dello Stato italiano. Così è anche nei dialetti, inclusi quelli della Bassa Atesina (Salorno) in cui c’è una maggioranza italofona e un multilinguismo quotidiano: si riscontra code switching anche in maniera notevole senza che questo comporti la nascita di un sistema misto, erroneamente ipotizzato in passato (il cosiddetto “Krautwalsch”, cfr. Ciccolone/Franceschini 2015, 483-486). Nei dialetti delle isole linguistiche i cambiamenti dovuti al contatto con le varietà italiane sono attestati. Ma in molti casi l’accordo con forme italiane è solo di superficie mentre le differenze nelle strutture di base persistono (cfr. Rabanus/Tomaselli 2017 per la sintassi).

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