VinKo



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  1. Riferimento a tutto il contributo:
    Patrizia Cordin & Stefan Rabanus & Birgit Alber & Antonio Mattei & Jan Casalicchio & Alessandra Tomaselli & Ermenegildo Bidese & Andrea Padovan (2018): VinKo, Versione 2 (20.12.2018, 09:20). In: Korpus im Text, Serie A, 13739. url: http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=13739&v=2
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1. Presentazione del progetto e della banca dati

1.1. Origine, sviluppo e prospettive di VinKo (Patrizia Cordin)

1.1.1. La ricerca sul contatto linguistico nel progetto AThEME

VinKo (Varieties in Contact/Varietäten im Kontakt/Varietà in contatto) è una piattaforma per la raccolta di dati orali di lingue non standard mediante crowdsourcing.

VinKo nasce entro il progetto europeo AThEME (Advancing the European Multilingual Experience), che dal 2014 coinvolge diciassette sedi universitarie in Europa in una ricerca focalizzata sullo studio di alcuni aspetti ancora poco indagati del multilinguismo. In particolare, alla progettazione della banca-dati VinKo hanno lavorato i ricercatori del WP2 – Regional languages in Multilingual Europe dell’Università di Trento (Ermenegildo Bidese, Jan Casalicchio, Patrizia Cordin e Francesco Vespignani, con la collaborazione di Antonio Mattei e di Massimiliano Salvetti per la parte tecnica), e dell’Università di Verona (Birgit Alber, Andrea Padovan, Stefan Rabanus e Alessandra Tomaselli).

Scopo della ricerca del gruppo è l’indagine sul ruolo del contatto linguistico in una regione multilingue qual è il Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove accanto alle lingue nazionali riconosciute (italiano e tedesco) coesistono diverse lingue e varietà dialettali, romanze e germaniche. Le prime sono rappresentate dai dialetti trentini di tipo veneto, di tipo lombardo e di tipo misto, parlati nell’area (Tomasini 1960), e dal ladino dolomitico nelle sue varianti fassana, badiotta, gardenese (Salvi 1997, Salvi 2001). Le seconde sono rappresentate dai dialetti tirolesi parlati in Alto Adige / Südtirol (Lanthaler 1997, Egger/Lanthaler 2001, Scheutz 2016c, Rabanus 2018), dal mòcheno o Fersentalerisch (Rowley 1986, Bidese/Cognola 2013), e dal cimbro di Luserna (Bidese 2010).

Il numero di parlanti per ciascuna di queste varietà è diverso. In Alto Adige/Südtirol il dialetto tirolese è parlato da circa 300.000 persone. Anche i dialetti trentini sono parlati da un alto numero di persone, come attestano i dati dell’indagine ISTAT 2017, dai quali risulta che in ambito familiare usa solo il dialetto trentino il 30,1% degli intervistati, il dialetto e l’italiano il 24,8%; con gli amici solo il dialetto il 26,1% degli intervistati, il dialetto e l’italiano il 27,9%.1Nel 2017 la popolazione della provincia ammontava a 538.000 abitanti. In Alto Adige/Südtirol il 5% della popolazione (circa 23.000 persone) parla ladino dolomitico. I dati relativi alle minoranze linguistiche nella provincia di Trento sono forniti dall’ultimo censimento provinciale 2011, che indica in 18.550 il numero di chi si è dichiarato ladino,2Solo la metà di questi risiede in val di Fassa, mentre l’altra metà risiede in val di Non, dove si parla il dialetto noneso. Per tutti i gruppi di minoranza si deve considerare che la dichiarazione di appartenenza non implica necessariamente la competenza della lingua parlata nella comunità di minoranza. in 1660 il numero di chi si è dichiarato mòcheno, e in 1072 il numero di chi si è dichiarato cimbro.

Il numero dei parlanti, così come gli ambiti d’uso e il prestigio dei diversi dialetti, contribuisce a suggerire la direzione del contatto linguistico. Rimane, tuttavia, fondamentale il confronto sui dati empirici, per la verifica dei dialetti e dei fenomeni coinvolti nel contatto. Per questo motivo, nell’impostazione della ricerca si sono innanzitutto selezionati i livelli linguistici e i fenomeni sui quali condurre l’indagine. La scelta dei livelli linguistici ha favorito fonologia, morfologia e sintassi, livelli che sinora non hanno ricevuto una descrizione/documentazione sistematica per quanto riguarda le varietà indagate, e che, entro l’area in esame, non sono mai stati considerati in una prospettiva di confronto. Per ciascun livello sono stati scelti alcuni fenomeni specifici sui quali concentrare l’indagine comparativa.

Una volta selezionati i fenomeni grammaticali, sono stati redatti due questionari (uno fonologico e uno morfologico e sintattico) da impiegare nella prima fase del lavoro per la raccolta di dati con interviste sul campo. È stato inoltre redatto un questionario introduttivo, finalizzato alla raccolta di dati sociolinguistici relativi agli informatori.

Per il questionario finalizzato alla raccolta dei dati fonologici si sono selezionate circa 180 parole (per ciascuna delle varietà romanze e germaniche esaminate), che permettessero di verificare tre fenomeni in particolare: a) l’inventario completo delle ostruenti e la loro realizzazione in posizione iniziale, mediale e finale di parola; b) la retrazione di /s/ prima di consonante, in vari contesti fonologici e morfologici, nonché nei prestiti; c) la realizzazione fonetica del fonema /r/. Il questionario fonologico è stato redatto in sette versioni diverse, quattro per le varietà romanze (dialetti trentini, fassano, gardenese, fodom), tre per quelle germaniche (tirolese, cimbro, mòcheno).

Nel questionario di morfologia e sintassi sono state inserite alcune decine di frasi (42-75) da tradurre nelle diverse varietà linguistiche.3Si è consapevoli che in questo modo le risposte ai questionari per AThEME e VinKo riflettono solo una parte della competenza del parlante, cioè quella traduttiva, sollecitata dal compito richiesto. I dati raccolti in risposta ai questionari dovranno perciò essere affiancati dai dati che si trovano in altre fonti, in particolare nel discorso spontaneo dei parlanti. Anche in questo caso sono state redatte versioni diverse del questionario: una in italiano per il questionario morfosintattico sulle varietà romanze, e una in tedesco per il questionario morfosintattico sulle varietà germaniche. Le frasi proposte erano volte a verificare fenomeni che in studi precedenti avevano mostrato esiti potenzialmente imputabili al contatto linguistico, in particolare: a) la morfosintassi dell’aggettivo, b) il sincretismo del caso nei pronomi, c) la morfosintassi dei nomi di parentela; d) la realizzazione dei clitici soggetto; e) la realizzazione dei clitici oggetto; f) la negazione; g) i complementatori; h) le costruzioni verbo + locativo.

I ricercatori hanno condotto le interviste in dieci località (di cui due fuori regione4Si è ritenuto utile condurre alcune inchieste campione in un’area più estesa di quella regionale, in località dove il contatto tra varietà romanze e varietà germaniche è molto ridotto.), precisamente a: Brentonico nella parte meridionale del Trentino, Fondo in val di Non e Salorno in Bassa Atesina per i dialetti trentini; Soraga in val di Fassa e Livinallongo/Fodom in provincia di Belluno per il ladino; Landeck in Tirolo, Mals/Malles in val Venosta e Salurn/Salorno in Bassa Atesina per il dialetto tirolese;5A Salorno sono stati intervistati/e sei parlanti per il dialetto trentino e tre per il dialetto tirolese. Luserna/Lusèrn sull’altipiano di Lavarone e a Giazza nel Veronese per il cimbro; Roveda/Oachleit in valle dei Mòcheni per il mòcheno. In ogni località sono stati intervistati/e tre parlanti nativi/e della varietà del posto: uno/a di età non superiore ai 35 anni, uno/a di età compresa tra i 35 anni e i 64 anni, e uno/a di età superiore ai 65 anni.

Dopo aver risposto alle domande del questionario sociolinguistico, gli informatori hanno letto il questionario fonologico, e le loro produzioni sono state audio-registrate e trascritte dai ricercatori. Per il questionario morfosintattico, ciascuna frase è stata letta dai ricercatori (in italiano ai parlanti romanzi e cimbri, in tedesco ai parlanti sudtirolesi) e quindi tradotta dagli informatori locali nella loro varietà. Inoltre, i ricercatori hanno proposto agli informatori locali una serie di frasi già formulate in dialetto, chiedendo loro di fornire dei giudizi di grammaticalità. La traduzione dialettale è stata audio-registrata e trascritta dai ricercatori.

1.1.2. Una banca-dati per l’indagine sulla micro-variazione

Negli ultimi anni la ricerca sulla variazione linguistica ha ricevuto grande attenzione. Ci si è interrogati in particolare su come la grammatica codifichi le diverse dimensioni della variazione, su come avvenga la codifica per le differenze linguistiche “maggiori” e per quelle “minori”, sul ruolo che hanno nella variazione i fattori interni alla grammatica e i fattori esterni; in particolare, rispetto a questi ultimi, ci si è chiesti quale ruolo abbia l’interazione linguistica e sociale nelle comunità multilingui.

Nei dialetti la variazione si manifesta in vari modi. Oltre che tra parlanti di dialetti diversi, troviamo variazione anche tra parlanti della stessa varietà, in cui “le differenze sono sempre limitate e, cosa ancora più importante […], la variazione è in tutto simile a quella osservata tra località distinte” (cfr. Benincà/Damonte 2009, 187). Le alternanze che compaiono in questi casi sono spiegate dalla presenza di più grammatiche simili nella stessa località. Un altro tipo di variazione avviene all’interno del singolo parlante. Secondo Pellegrini (1975), ripreso da (Benincà/Damonte 2009), nel contesto socio-linguistico italiano il diffuso bilinguismo italiano-dialetto favorisce l’acquisizione di due grammatiche all’interno dello stesso parlante, che possiede una grammatica dialettale locale e una grammatica dialettale “regionale”, depurata di alcune parole e costruzioni percepite come troppo locali. Molte variabili sintattiche e morfosintattiche che svolgono una forte funzione sociale (si pensi, per esempio, alle variabili che entrano in gioco nelle costruzioni relative e interrogative, nella subordinazione con complementatore singolo o doppio, nell’uso di negazione singola o doppia, nel raddoppiamento di soggetti e oggetti con il clitico, ecc.) potrebbero essere spiegate dalla coesistenza delle due grammatiche nello stesso parlante (Berruto 2013).6Un altro caso -più raro- di variazione interna allo stesso parlante, secondo Benincà/Damonte (2009), si verifica nella grammatica di un singolo individuo, quando siano possibili scelte alternative, di solito di tipo lessicale (esibite, per esempio, dall’alternanza tra le due forme di negazione post-verbale menga e brisa nel dialetto emiliano parlato a Zocca. Si può ipotizzare che la variazione sia ancora più complessa in aree caratterizzate da multilinguismo con il coinvolgimento di almeno un’altra lingua oltre all’italiano e a un dialetto romanzo. In queste aree potrebbe manifestarsi un tipo di variazione data dal contatto tra varietà appartenenti a gruppi diversi, in particolare nell’area atesina, dal contatto tra varietà germaniche e romanze. Tali alternanze grammaticali, sia tra parlanti sia all’interno di un singolo parlante, sono ancora in gran parte da studiare.

Uno degli obiettivi del WP2 di AThEME sulle lingue regionali è proprio quello di documentare i diversi tipi di variazione grammaticale in lingue/dialetti regionali parlati in aree multilingui. La ricerca si concentra sulla micro-variazione linguistica, indagata in contesti di contatto germanico/romanzo caratterizzati da:

    • multilinguismo;
    • dimensione ridotte dell’area;
    • uso prevalentemente orale di lingue non standardizzate;
  • differenze minime tra le grammatiche.

L’indagine sulla micro-variazione richiede ampi campioni di dati. La raccolta può essere condotta di persona con un lavoro sul campo, come nelle inchieste AThEME menzionate in §1.1.1. In questo caso i ricercatori hanno la possibilità di interagire con i parlanti in vari modi (conversazione libera, conversazione guidata, interviste, ecc.) e di conoscere il contesto in cui i dati vengono prodotti. Tuttavia, il processo è molto laborioso, e nonostante l’impiego di tempo e di mezzi, i giudizi e i dati raccolti possono risultare scarsamente rappresentativi (le interviste sul campo condotte nella prima fase infatti sono state condotte in sole dieci località).

VinKo nasce come proposta innovativa per ottenere un numero alto di dati, in molte località diverse, in un tempo limitato, senza l’impiego di ricercatori sul campo, sfruttando le potenzialità del web. La banca-dati, progettata come piattaforma online per la raccolta di materiale orale da parte di parlanti che collaborano spontaneamente, permette di ottenere una grande quantità di dati come base per un’analisi articolata della micro-variazione dialettale. L’idea di partenza consiste nell’audio-registrazione delle risposte date dai parlanti ai questionari proposti, grazie all’uso di qualsiasi apparecchio elettronico (computer o cellulare) e di un’interfaccia semplice e chiara.

Il primo passaggio per chi entra in VinKo è la registrazione dell’utente/informatore. Poiché la validità dei dati raccolti dipende dalla competenza che i parlanti hanno della loro varietà, per avere informazioni sulla competenza di chi collabora alla banca-dati, viene chiesto a tutti i parlanti che si registrano di compilare un breve questionario sociolinguistico. Viene chiesto, inoltre, di indicare a quale gruppo dialettale appartenga la specifica varietà parlata, scegliendo tra: trentino, badiotto, fassano, gardenese, ampezzano, fodóm, tirolese, cimbro, mòcheno. S’invitano quindi i parlanti a selezionare in modo puntuale la parlata locale in cui registreranno le risposte, indicando il comune di riferimento all’interno di liste predisposte.

Dopo la lettura delle istruzioni il parlante può iniziare a leggere i questionari e a produrre le parole e le frasi richieste.7Il questionario fonologico e quello morfologico-sintattico sono proposti in ordine casuale, per avere un numero equivalente di risposte, nel caso in cui il parlante decidesse di terminare la registrazione dopo aver risposto a un solo questionario. Durante la registrazione, un misuratore del volume mostra come l’audio stia funzionando.8Il verde e il giallo indicano che l’audio è buono; il rosso indica che è troppo alto.

I questionari pubblicati in VinKo rappresentano una versione ridotta dei questionari impiegati per le inchieste sul campo condotte per il WP2 di AThEME. Il questionario fonologico contiene tra le 31 e le 35 parole (secondo la lingua del questionario), che al parlante viene chiesto di leggere consecutivamente una all’altra. Esiste un questionario fonologico in versione romanza e un questionario fonologico in versione germanica. Il questionario morfosintattico contiene tra le 43 e le 55 frasi (secondo la lingua del questionario),9Per evitare gli effetti del priming, le frasi sono distribuite in modo appropriato, e non a blocchi ordinati per fenomeno. che al parlante viene chiesto di tradurre nel suo dialetto e di pronunciare per la registrazione. Esiste un questionario morfologico e sintattico in versione romanza e un questionario morfologico e sintattico in versione germanica.

In qualsiasi momento il parlante può interrompere la registrazione, ed eventualmente riprenderla dopo pochi minuti senza effettuare il logout.

Il progresso del numero di questionari compilati è indicato da un grafico e da una mappa dell’area indagata, sulla quale appaiono gli indicatori delle località per le quali sono state registrate le risposte ai questionari.

1.1.3. Situazione attuale e prospettive future

Rispetto ad altre risorse del web finalizzate alla raccolta di dati e di corpora linguistici, VinKo si distingue per le seguenti caratteristiche:

  • contiene dati su dialetti e lingue di recente standardizzazione o non standardizzate. Si tratta di varietà che mostrano il processo naturale di evoluzione della grammatica con più evidenza delle lingue standardizzate, soggette alla pressione formale di regole date per progettare un sistema razionale coerente, ignorando i meccanismi reali che portano al cambiamento linguistico;10Nel panorama dei dialetti italiani, molti dati sintattici sono raccolti e pubblicati nella banca-dati dell’Asit. Rispetto all’Asit, VinKo si differenzia: a) per l’area dell’indagine (che è ristretta alla sola area atesina); b) per la raccolta di dati di varietà germaniche oltre che romanze; c) per la modalità orale di raccolta e di presentazione dei dati. Sulle caratteristiche della banca-dati Asit, cfr. Benincà/Poletto 2007Agosti et al. 2010.
  • ha lo scopo di documentare variazioni “fini” di strutture grammaticali, anche molto simili tra di loro;
  • non si limita alla raccolta di dati lessicali e fonetici, ma raccoglie dati con questionari fonologici e morfo-sintattici mirati a fenomeni di particolare interesse scientifico;
  • registra e archivia dati orali. La registrazione di dati orali online rappresenta la caratteristica più originale di VinKo e comporta la possibilità di raccogliere risposte più spontanee e più numerose rispetto a quelle che vengono date con la scrittura. Scrivere è un filtro che può togliere spontaneità alla produzione originale, soprattutto per quelle varietà che sono esclusivamente (o prevalentemente) parlate. Inoltre, la scrittura non fornisce informazioni prosodiche, spesso utili per l’analisi dei materiali prodotti. Infine, la facilità e la rapidità di dare risposte orali incoraggia un numero maggiore di parlanti a dare il proprio contributo al progetto. Oggi anche altre iniziative crowdsourcing  registrano l’audio (cfr. VIVALDI che riporta dati anche per l’area atesina indagata da VinKo), ma al momento della nascita di VinKo questo aspetto era decisamente innovativo;
  • è adatto alle esigenze di utenti non linguisti, grazie a un’interfaccia che consente un facile accesso alla banca-dati.

Per un pieno funzionamento della banca-dati, tuttavia, alcuni aspetti devono ancora essere sviluppati. Un primo obiettivo per il miglioramento di VinKo consiste nel favorire un aumento delle registrazioni, soprattutto nelle varietà che non sono ancora rappresentate, o che sono poco rappresentate. A tale scopo sono previste alcune presentazioni della banca dati nelle località che hanno un basso numero di registrazioni (in particolare, in alcuni centri dell’Alto Adige/Südtirol, e nei comuni con minoranze linguistiche), in modo da informare gli abitanti dell’esistenza e delle caratteristiche del progetto e sollecitare la collaborazione di parlanti.

Un altro importante e impegnativo obiettivo per il futuro della banca-dati consiste nell’estendere l’accesso all’ascolto di tutti i dati registrati nelle località visualizzate sulla mappa agli utenti registrati. Nella fase attuale del progetto, le registrazioni possono essere ascoltate solo dai ricercatori/amministratori del sito. In futuro, senza violare le norme sulla privacy, s’intende renderle consultabili da parte di tutti coloro che, essendosi registrati, desiderino riascoltare le proprie risposte, oppure ascoltare come parla “il vicino”, oppure studiare uno o più fenomeni, o una o più varietà della regione. Si tratta, in altri termini, di rendere pubblici i dati che ora sono a disposizione dei soli ricercatori che hanno progettato la banca-dati.

Anche grazie a questo sviluppo, VinKo si propone di coinvolgere sempre più i parlanti delle lingue locali nella documentazione linguistica della varietà parlata. Il modo in cui una comunità linguistica sperimenta e valorizza la lingua minoritaria/il dialetto parlato è infatti un elemento chiave per il mantenimento della lingua/del dialetto. Rendere le lingue locali “visibili”, anche per i giovani, grazie a web e social media, può contribuire al loro uso attivo all’interno una comunità. Per farlo è necessario mantenere una forte connessione e una cooperazione attiva tra ricercatori, personale degli istituti culturali e parlanti nelle comunità di riferimento, e creare le condizioni per il coinvolgimento dei parlanti nella documentazione e nella descrizione delle lingue, sviluppando nuove tecnologie di crowdsourcing basate sul web e altri modi per ottenere dati in cui i parlanti partecipano attivamente alle indagini scientifiche. La consapevolezza della lingua “propria” e la collaborazione per la sua documentazione possono aumentare in modo considerevole le motivazioni dei parlanti delle varietà locali a rafforzare l’uso della lingua locale, a diffonderne la conoscenza e, non da ultimo, può anche favorire il contatto tra i parlanti giovani e i parlanti anziani (Dorian 2014, Eisenlohr 2004, Grenoble/Whaley 2006).

1.2. Aspetti tecnico-informatici (Antonio Mattei)

Il sistema Vinko, da un punto di vista tecnico, è un’applicazione web utilizzabile attraverso i normali web browsers. È installata su un server gestito dal Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. La sua particolarità consiste soprattutto nel fatto che implementa alcune funzioni multimediali per la raccolta di contributi audio da parte degli utenti.

Il software che garantisce il funzionamento dell’applicazione è stato sviluppato ad hoc: inizialmente, in fase di analisi, è stata valutata la possibilità di utilizzare sistemi di pubblicazione di contenuti web di uso generale (i “cms” – Content Management Systems come ad esempio WordPress) che consentono un certo grado di personalizzazione delle funzioni tramite l’attivazione di appositi plugins, ma dopo aver valutato i pro e contro si è deciso di intraprendere lo sviluppo ex novo di un sistema che garantisse di soddisfare al meglio tutti i requisiti funzionali.

Il team di ricerca di Vinko ha condiviso sin dal principio l’importanza di scegliere, nella realizzazione del sistema, tecnologie aperte, a garanzia di trasparenza ed interoperabilità con altri sistemi, e per rendere più agevoli future implementazioni di nuove funzionalità. Dunque Vinko è stato sviluppato utilizzando software libero e formati standard per la memorizzazione dei dati. In particolare si appoggia sulle seguenti tecnologie:

  • sistema operativo Linux (lato server);
  • linguaggi di programmazione html5, php, javascript;
  • database dbms Mysql community edition;
  • web server Apache http server;
  • mappe digitali online Openstreetmap, utilizzate attraverso la libreria software Leaflet.


Vinko può essere utilizzato su personal computer, dispositivi Android, tablet Apple iPad e su alcune versioni dei telefoni Windows mobile; è compatibile con i browser Google Chrome e Mozilla Firefox.

Il funzionamento dell’applicazione può essere suddiviso in tre componenti principali:

  • le pagine introduttive con le informazioni generali sul progetto, accessibili a tutti gli 
utenti;
  • le pagine di auto-registrazione degli utenti che intendono partecipare attivamente al 
progetto, e quelle dedicate alla compilazione dei questionari (solo, appunto, per gli 
utenti registrati);
  • l’area riservata ai ricercatori, dove è possibile accedere nel dettaglio ai questionari 
compilati e visualizzare alcuni report di analisi riassuntiva dei dati.

Come accennato, una delle funzioni chiave realizzata in Vinko è l’acquisizione di registrazioni audio reali durante la compilazione dei questionari. I partecipanti parlano attraverso il microfono del proprio dispositivo (computer, tablet, smartphone) e pronunciano le parole o le frasi richieste nelle apposite schermate. La qualità dei dati raccolti dipende fortemente dalle caratteristiche hardware del microfono; sia i test che la raccolta di dati reali non hanno mostrato in questo senso particolari criticità.

Per l’implementazione di questa funzione sono state fatte alcune scelte tecniche e di interazione con l’utente:

  • utilizzo del linguaggio javascript, eseguito sul dispositivo dell’utente;
  • cura dei dettagli nell’interfaccia grafica per rendere il più possibile semplice e a prova di errore l’invio dei contributi audio. Ad esempio, una serie di “led” di colore verde indica che il suono viene acquisito correttamente dal microfono e dà un feedback 
immediato all’utente anche sul livello del volume (vedi figura 1);
  • trasmissione dei files audio al server in tempi molto rapidi (dopo ogni risposta del 
questionario) per evitare possibili perdite di dati;
  • impostazione di un tempo massimo entro cui completare una registrazione;
  • possibilità di sospendere la compilazione per essere ripresa in un secondo momento.


Dal punto di vista più strettamente tecnico, Il formato audio utilizzato è wav, codifica pcm a 16 bits, frequenza di campionamento 48 khz e bitrate 768 kbps.

Schermata di registrazione audio


Un altro strumento che è stato utilizzato nell’implementazione di Vinko è la rappresentazione dei dati su mappa. Questo consente, già nel primo approccio dell’utente con il sistema, una visualizzazione accattivante ed efficace di alcune delle informazioni raccolte e del contesto geografico di riferimento: la mappa navigabile infatti mostra dove si concentrano maggiormente le aree di provenienza di chi ha inviato i questionari fino a quel momento (vedi figura 2).


È intenzione del team di ricerca, nelle successive fasi di sviluppo del progetto, usare le mappe anche come veicolo per dare accesso a dati più dettagliati, fino ad arrivare alla possibilità di ascoltare i files audio.

Più in generale, l’utilizzo della libreria software open source Leaflet per l’interazione con le mappe garantisce un alto livello di personalizzazione di questo efficace elemento grafico, ed apre la possibilità ad un suo più ampio utilizzo nella realizzazione e presentazione di eventuali nuove funzionalità del sistema.

Mappa delle località con dati

Nella realizzazione della terza ed ultima parte di Vinko, accessibile solo ai ricercatori, si è cercato di creare alcune funzioni che permettessero da un lato di consultare a colpo d’occhio la situazione aggiornata dei questionari già compilati, attraverso la presentazione di alcuni grafici riassuntivi con i valori di sintesi (vedi figura 3), e dall’altro di consultare tutti i dati di dettaglio, fino ad ad arrivare ad ascoltare i singoli files audio inviati dai partecipanti.

In questo modo i ricercatori possono lavorare in modo autonomo e in qualsiasi momento sui dati aggiornati.

Strumenti per il ricercatore

Un ultimo fattore che è importante sottolineare è la gestione degli aspetti legati all’utilizzo di lingue differenti, sia nell’interfaccia del programma, sia nella presentazione delle domande dei questionari agli utenti registrati. Si tratta di un elemento che ha reso più complesso lo sviluppo del sistema, ma che era indispensabile proprio in virtù degli obiettivi che l’intero progetto si pone.

In conclusione può essere utile riassumere quali sono tecnicamente i principali punti di forza e le criticità di Vinko individuate fino ad oggi.

Punti di forza:

  • architettura di facile manutenzione;
  • utilizzo di tecnologie standard ed aperte;
  • gestione multilingue;
  • compatibilità con molti dispositivi;
  • buona qualità dell’audio registrato (compatibilmente con il microfono dell’utente);
  • interfaccia semplice ed efficace.

Criticità:

  • il buon funzionamento (nel processo di registrazione dell’audio) dipende anche dalla 
qualità della connessione in rete dell’utente; in caso di cattiva qualità si possono 
verificare dei rallentamenti;
  • difficoltà di interpretazione, per utenti con scarse competenze tecnico-informatiche, 
dei requisiti hardware e delle istruzioni operative.

2. Prime osservazioni sui dati registrati

Mappa delle località considerate in questo capitolo

2.1. Fenomeni fonologici (Birgit Alber)

Il questionario fonologico di VinKo è costruito in modo da elicitare l’inventario delle consonanti ostruenti delle varietà investigate, con particolare attenzione al sistema delle sibilanti e i processi fonologici nei quali esse sono coinvolte. Inoltre è stato inserito un gruppo di parole che permettono di esaminare la realizzazione fonetica del fonema /r/, in vari contesti fonologici.

I primi dati rilevati confermano per alcuni dialetti trentini rurali la presenza, osservata già in letteratura, di una fricativa interdentale [θ, ð] che contrasta con una sibilante retratta postalveolare [ś, ź] (Zamboni 1974, Zamboni 1988, Trumper 1977, Tuttle 1985). Si tratta, nel primo caso, dell’esito di plosive velari ed alveolari del latino coinvolte in varie ondate di palatalizzazione romanza, nel secondo, di una continuazione diretta della sibilante [ś, ź] del latino (v. Alber/Rabanus 2018):

Parlante di Faver

Faver
, 29 anni:

  • fricativa interdentale [θ, ð]:

[θervɛl], ‘cervello’
[mɛθ, mɛði], ‘mezzo’, msg/pl

  • sibilante retratta postalveolare [ś, ź]:

[śal], ‘sale’
[buś, buźi], ‘buco’, msg/pl

La letteratura osserva per il Veneto (Zamboni 1974, Zamboni 1988) che la fricativa interdentale viene sostituita da una sibilante dentale [s̪, z̪] nei centri urbani. Anche questo fatto viene confermato dai dati di VinKo, dove i parlanti di Trento usano una pronuncia più vicina alla sibilante dentale nei contesti dove ci aspetteremmo una interdentale.

Parlante di Trento 

Trento
, 46 anni

  • sibilante dentale [s̪]:

[s̪ervɛl], ‘cervello’
[mɛs̪], ‘mezzo’, msg/pl

Questi esempi ci fanno vedere come la raccolta dati via crowdsourcing permetta di ottenere dati foneticamente molto dettagliati e di esaminarne la distribuzione areale.

Per quanto riguarda i processi fonologici, i dati finora presenti su VinKo mostrano p.es. come i dialetti trentini esibiscano lo stesso processo di desonorizzazione finale delle ostruenti osservabile in tutti i dialetti tedeschi. Il processo è esemplificato già negli esempi [mɛθ, mɛði] e [buś, buźi], sopra, ma ha luogo anche con altre ostruenti. Così nel seguente esempio, il fonema /v/ si desonorizza in [f] in fine parola.

Parlante di Faver

Faver
, 29 anni:

  • desonorizzazione finale, dialetti trentini: no[f], nö[v]i, ‘nuovo msg/pl’,

I dati del tirolese non sono finora molto numerosi, però, almeno nella produzione di un parlante, è già osservabile in dettaglio l’estensione del processo di retrazione del fonema /s/ davanti a consonanti, rilevato anche dai questionari AThEME.

La retrazione di /s/ è un processo fonologico storico, i cui esiti sono osservabili nel tedesco standard moderno nei lessemi dove per una [s] alveolare preconsonantica del medio alto tedesco (p.es. mat: slâfen, ‘dormire’) si riscontra una [ʃ] palatoalveolare (schlafen, ‘dormire’). Mentre in tedesco standard il processo ha luogo solo in posizione iniziale di parola, il suo contesto di applicazione è più esteso nei dialetti del sudovest (v. König 2011Hall/Scott 2007Alber 2001Benware 1996Schmid 1956). I dati di VinKo mostrano chiaramente che la retrazione della /s/ in tirolese ha luogo all’inizio di parola e all’interno di parola di ostruente.

Parlante del Ritten/Renon

Ritten/Renon
, 43 anni

  • all’inizio di parola, in tutti i contesti preconsonantici:
    • prima di ostruente: [ʃpɪts], ‘punta’
    • prima di sonorante: [ʃnɛa], ‘neve’
  •  all’interno di parola, ma solo prima di ostruente:
    • prima di ostruente: [mɪʃt], ‘lettame’
    • non prima di sonorante: [eɪsl], ‘asino’

La cosa più interessante però è che i dati di VinKo ci mostrano che qui non siamo di fronte a un processo storico, residuo, ma che invece il processo continua ad essere produttivo. Infatti, si applica anche ai prestiti recenti:

 Parlante del Ritten/Renon

Ritten/Renon
, 43 anni

Schmid (1956) sostiene che la retrazione della /s/ sia un fenomeno di contatto. Ipotizza che si tratti di un processo fonologico che le varietà germaniche abbiano preso in prestito dalle varietà romanze. Quanto il processo sia diffuso anche nelle varietà romanze si potrà vedere una volta che VinKo sarà popolata da un maggiore numero di dati di varietà romanze che sono in contatto stretto con le varietà germaniche, come il ladino, dove, pare, il processo sia anche attestato (vedi p.es. nel VIVALDI la realizzazione [ʃteila], ‘stella’, nel gardenese di Selva val Gardena, v. (Kattenbusch 1998-) v. anche (Kramer 1981).

Per quanto riguarda la realizzazione del fonema /r/, i primi dati tirolesi di Merano e del Renon confermano la descrizione di Kranzmayer e la distribuzione osservata nel TSA (Klein/Schmitt 1965-1971), dove si costata una realizazzione uvulare (fricativa [ʁ] oppure vibrante [ʀ]) nei centri urbani e nei loro dintorni.

  • parlante di Tisens/Tesimo
    Tisens/Tesimo
    , vicino a Merano, 35 anni : [ʁɔat], ‘rosso’
  • parlante del Ritten/Renon, 
    Ritten/Renon
    , 43 anni: [ʁɔat], ‘rosso’

Una realizzazione uvulare del fonema è presente anche negli unici dati cimbri per ora presenti in VinKo

  • parlante di Luserna
    Lusern/Luserna
    , 53 anni: [ʀoatə], ‘rosso’

I dati dei dialetti trentini ovviamente presentano una realizzazione alveolare [r] del fonema, ma sarà interessante determinare la distribuzione geografica precisa delle due realizzazioni, uvulari [ʁ,ʀ] da una parte, alveolare [r] dall’altra, una volta raccolti più dati per quanto riguarda le varietà tirolesi rurali, il ladino, e le isole linguistiche come il mòcheno. In questo modo sarà possibile confrontare la distribuzione geografica dei due foni con le descrizioni storiche degli atlanti linguistici e così determinare eventuali cambiamenti dovuti al contatto linguistico.

In conclusione, i dati fonologici di VinKo, basati su un questionario che elicita fenomeni che sono potenziali indicatori di cambiamento o contatto linguistico, permetteranno di delineare una mappa completa delle dinamiche in atto nel contesto multilingue del territorio investigato.

2.2. Fenomeni morfologici (Stefan Rabanus)

Questo paragrafo focalizza la morfologia flessionale. Il fulcro della morfologia flessionale è la struttura del paradigma che rappresenta le distinzioni e i sincretismi delle forme della parola. Esempio: per l’accusativo e dativo del pronome personale di terza persona singolare maschile i dialetti tirolesi usano due forme diverse (ad es. i tipi ihm vs. ihn) o un’unica forma (ad es. ihm)? La verifica delle distinzioni e dei sincretismi nel paradigma richiederebbe un metodo di inchiesta specifico che nella versione attuale di VinKo non è implementato. (Lo sviluppo di metodi per rilevare paradigmi nel contesto crowdsourcing è un compito importante della ricerca attuale.) Il metodo di VinKo consiste nella lettura di parole per la parte fonologica e nelle traduzioni di frasi per la parte morfosintattica. Dalla parte fonologica risultano dati d’interesse morfologico solo casualmente, con variabili limitate ai singoli gruppi linguistici (germanico/romanzo). Ad esempio, per le varietà trentine è attestata la distinzione singolare/plurale di alcuni sostantivi (ad es. il sovracitato bus vs. busi ‘buco’) mentre per il tirolese si riscontra la forma del superlativo di un aggettivo (schianschte ‘(il) più bello’). Nella costruzione delle frasi per la parte morfosintattica sono invece state considerate possibili distinzioni paradigmatiche, anche se praticamente limitate all’espressione della funzione sintattica (caso). I dati disponibili in VinKo permettono la ricostruzione di:

  • paradigma dei pronomi personali tirolesi (completo per prima, secondo e terza persona maschile singolare, parziale per le altre persone);
  • alcuni pronomi tonici e soprattutto clitici trentini e ladini, particolarmente interessanti perché costituiscono l’unica classe nominale romanza che contiene ancora residui di espressione di caso morfologico;
  • pronomi possessivi di terza persona singolare (maschile): con base su- in romanzo e base sein- in tirolese;
  • paradigma degli articoli, in particolare il loro uso e le loro funzioni prima dei nomi di persona.
  •  

Dal momento che il caso morfologico nelle varietà romanze è presente solo residualmente nel sistema pronominale l’analisi contrastiva in questi ambiti si svolge per lo più all’interno dei gruppi linguistici. Fa eccezione l’ultimo fenomeno nominato, se declinato in chiave morfosintattica: la presenza o assenza dell’articolo prima del nome di persona composto da nome e cognome. I questionari morfosintattici di tutte le varietà contengono praticamente le stesse frasi con nome e cognome, femminile e maschile, in funzione di soggetto e in funzione di oggetto. I file audio, registrati su VinKo e riproducibili in questo contributo, mettono in evidenza un tipo di microvariazione che si articola indipendemente dall’appartenenza ai gruppi linguistici. La situazione si articola come segue:

Dialetto di Fiera di Primiero, Trentino

Fiera di Primiero
(parlante maschile di 51 anni): l’articolo in questo dialetto si usa sempre, con nomi femminili e maschili, in funzione di soggetto e oggetto, a prescindere dal posizionamento nella frase (inizio/fine):

Nel dialetto tirolese di Ritten/Renon vicino a Bolzano

Ritten/Renon
(parlante maschile di 43 anni) la situazione è più complessa: l’articolo si usa con nomi femminili e maschili ma non sempre: l’articolo si trova solo in funzione di oggetto e non in funzione di soggetto che nelle frase del questionario si trova sempre nella posizione a sinistra del verbo flesso (nel cosiddetto “Vorfeld”). Sulla base dei dati presenti non è, quindi, possibile decidere se l’assenza dell’articolo dipenda dalla funzione sintattica (soggetto) o dalla posizione (Vorfeld).

Nel dialetto ladino di Moena di Fassa

Moena di Fassa
(parlante femminile di 28 anni) l’articolo non si usa mai:

È vero che la base empirica è ancora molto limitata. Ciò nonostante l’esempio mette bene in evidenza la potenzialità di VinKo, cioè la dimostrazione della gradualità di caratteristiche linguistiche, a prescindere dal gruppo linguistico di appartenenza (trentino-tirolese-ladino). Esempi di gradualità all’interno delle varietà germaniche sono presentati e discussi nel capitolo “Varietà alloglotte – tedesco” di questo volume (vedi qui).

2.3. Fenomeni sintattici (Jan Casalicchio, Alessandra Tomaselli, Andrea Padovan e Gildo Bidese)

2.3.1.  Varietà romanze (Jan Casalicchio)

La “ristrutturazione” è un fenomeno descritto in particolare per le varietà romanze, che consiste nella rianalisi di una sequenza formata da un verbo modale o aspettuale e un infinito come unità verbale. Questo fenomeno ha più effetti, che variano nelle diverse famiglie linguistiche. Per le varietà romanze i criteri diagnostici più evidenti sono la selezione dell’ausiliare (che dipende dal verbo all’infinito anziché dal verbo flesso) e la salita dei clitici: i clitici che realizzano argomenti del verbo all’infinito si attaccano al verbo flesso. In VinKo ci siamo concentrati proprio sulla salita dei clitici, perché è il test più facile da elicitare attraverso la traduzione autonoma. Non abbiamo invece testato la ristrutturazione nelle varietà germaniche, perché i suoi effetti nelle varietà tedesche sono più sottili, e difficili da testare nel contesto di VinKo.

Si considerino i seguenti due esempi dell’italiano:

Voglio comprarlo

(assenza di ristrutturazione)

Lo voglio comprare

(ristrutturazione)

L’esempio in (1) presenta il clitico sull’infinito, quindi non vi è stata ristrutturazione. In (2), invece, il clitico è salito (si è “attaccato” al verbo modale voglio), e quindi si ha ristrutturazione. Come si può osservare, in italiano entrambe le frasi in (1-2) sono grammaticali: qui la ristrutturazione è opzionale e dipende da vari fattori, tra cui la provenienza geografica del parlante. In altre varietà romanze, invece, la ristrutturazione è obbligatoria, o al contrario agrammaticale, e si avranno solo frasi secondo lo schema in (1) o in (2). Nelle aree limitrofe al Trentino-Alto Adige, i dati dell’ASiT  (Atlante sintattico d’Italia) mostrano che i dialetti veneti non ammettono mai la ristrutturazione: si produrranno solo frasi secondo lo schema in (1); nelle varietà galloitaliche, invece, sembra esserci una preferenza per la variante non ristrutturata (1), ma la ristrutturazione è comunque possibile (soprattutto nella parte più meridionale dell’area galloitalica). Nella area considerata da VinKo, le varietà ladine mostrano una gradazione: in livinallese la ristrutturazione è del tutto agrammaticale, in badiotto e gardenese è decisamente sfavorita (e condannata dalle grammatiche normative), mentre in val di Fassa appare opzionale (per una descrizione dettagliata si veda Casalicchio/Padovan in stampa).

Per le varietà trentine, invece, presentiamo qui alcuni dati tratti da VinKo. In VinKo, sono presenti due frasi con il verbo modale volere e una con il verbo aspettuale cominciare, tutte con un clitico. Nelle varietà trentine, la situazione complessiva sembra simile ai dialetti veneti, con una netta prevalenza della versione senza salita del clitico (quindi non ristrutturata).

Vói véderlo doman

‘Voglio vederlo domani.’ (Borgo Valsugana,

Borgo Valsugana
, 76 anni)

Scominzi adès a farli

‘Comincio a farli adesso.’ (Predaia

Predaia
, 34 anni)

Tuttavia, esiste una fascia centrale in cui la salita del clitico è accettabile. L’area coincide con quella urbana del dialetto trentino (area di Trento, Civezzano, Vigolo Vattaro, Pergine, Levico), il Roveretano e la Valsugana, mentre a nord si allunga fino in val di Fiemme (e da lì in val di Fassa, vd. supra); si confrontino le seguenti due registrazioni con quelle precedenti:

El vói véder doman

‘Lo voglio vedere domani.’ (Trento

Trento
, 52 anni)

I scominzio a far adès

‘Li comincio a fare adesso’ (Borgo Valsugana

Borgo Valsugana
, 28 anni)

 

La banca dati di VinKo ci permette anche di fare delle indagini diacroniche, confrontando parlanti dello stesso paese appartenenti a generazioni diverse. Un esempio sono due parlanti di Volano, di 18 e di 72 anni. Il diciottenne non usa mai la salita del clitico, mentre l’anziana la usa due volte su tre:

Te vói presentar el Carlo Chiocchetti

‘Ti voglio presentare Carlo Chiocchetti.’ (Volano

Volano
, 72 anni)

Vói presentarte el Carlo Chiocchetti

‘Voglio presentarti Carlo Chiocchetti.’ (Volano

Volano
, 18 anni)

Se supportato da una quantità maggiore di dati, questa differenza potrebbe suggerire che almeno in alcune parti del Trentino la ristrutturazione fosse più diffusa in passato di quanto lo sia ora. Ciò sarebbe particolarmente interessante, perché nella sensazione dei parlanti la versione senza salita del clitico è sentita come più “pura” e “originaria”.

Un altro fenomeno indagato riguarda le interrogative parziali indirette. Diversamente dalle lingue standard romanze e germaniche, in cui l’area del complementatore (CP) ospita solo l’elemento wh (un effetto definito in grammatica generativa that-trace effect), in molte varietà dialettali e substandard l’elemento wh dev’essere seguito dal complementatore che. Questo avviene in molte varietà sia del nord Italia, sia tedesche meridionali. In questo caso è particolarmente interessante osservare prima la situazione interna alle varietà trentine, più composita, e poi confrontarla con quella delle varietà tirolesi (vedi sezione 2.3.2).

Nei dialetti trentini, l’uso del complementatore nelle interrogative indirette dipende principalmente dal tipo di elemento wh usato. Da questo punto di vista gli elementi wh possono essere suddivisi in tre gruppi: il primo riunisce gli elementi dove, chi, cosa e quanti + SN. Con questi elementi quasi tutti gli informanti usano il complementatore.

No so mia dove che l’è nda el Marco

‘Non so mica dove sia andato Marco.’ (Borgo Valsugana

Borgo Valsugana
, 76 anni)

Vorìa saér chi che ga rót la finestra

‘Vorrei sapere chi ha rotto la finestra.’ (Volano

Volano
, 72 anni)

No g’hò mai domandà quanti anni che l ga

‘Non gli ho mai chiesto quanti anni abbia.’ (Trento

Trento
, 52 anni)

I rimanenti due gruppi sono formati da un singolo elemento: il secondo gruppo è composto da quale + SN, in cui il complementatore compare con una frequenza media:

No sò che coriéra vèi per le dodése

‘Non so che autobus arrivi alle dodici.’ (Borgo Valsugana

Borgo Valsugana
, 32 anni)

No sai che coriera che gh’è che ariva da mezodì

‘Non so che autobus arrivi alle dodici.’ (Daiano in Val di Fiemme

Daiano
, 29 anni)

L’ultimo gruppo riguarda perché, l’elemento wh, che quasi tutti gli informatori usano senza il complementatore:

Dil perché l ga da pàrter doman

‘Di’ perché deve partire domani.’ (Storo

Storo
, 23 anni)

Dime perché che l ciamina doman

‘Dimmi perché parte domani.’ (Predaia

Predaia
, 34 anni)

2.3.2. Varietà germaniche (Alessandra Tomaselli, Andrea Padovan, Gildo Bidese)

Due fenomeni delle varietà germaniche parlate in regione che sono stati indagati tramite i questionari sono l’uso del complementatore nelle interrogative-wh indirette (da confrontare con i dati romanzi nella sezione 2.3.1) e il Verbo secondo in cimbro. Per quanto riguarda il primo fenomeno, il quadro dei dialetti tirolesi è notevolmente diverso da quello delle varietà romanze. In questo caso bisogna tener conto di due dinamiche opposte: da un lato c’è la pressione normativa del tedesco standard che stigmatizza l’uso del complementatore nelle interrogative indirette, dall’altro il modello delle varietà bavaresi della Germania e dell’Austria, in cui invece il complementatore è presente. A ciò si aggiunge anche il possibile influsso delle varietà trentine, che come abbiamo visto presentano almeno alcuni tipi di interrogative indirette con il complementatore. Le inchieste sul campo per AThEME ci avevano già mostrato una situazione molto diversa da quella dei dialetti trentini, con il complementatore usato molto raramente dagli informatori tirolesi; in particolare, nessuno ha accettato la cooccorrenza del complementatore con i pronomi wh argomentali (chi o cosa). Finora, le inchieste VinKo hanno confermato questo quadro: nelle frasi degli informatori il complementatore non è mai stato usato:11Va comunque notato che trattandosi di un fenomeno con una certa opzionalità, le risposte alle richieste di traduzione non escludono che sia anche possibile usare il complementatore in alcuni casi.

I hòn en nia gfròk wia òlt er isch

io ho lui mai chiesto come vecchio lui è

‘Non gli ho mai chiesto quanti anni abbia.’ (Tesimo/Tisens, 36 anni)

I mèchet wisn wèr s fènschtr hingrichtet hòt

io vorrei sapere chi la finestra rotto ha

‘Vorrei sapere chi ha rotto la finestra.’ (Merano/Meran, 22 anni)

I wòas nèt wohìn der Markus gòngn isch

io so non dove il Marco andato è

‘Non so dove sia andato Marco.’ (Renon/Ritten, 43 anni)

Il fenomeno della ristrutturazione non presenta invece significative particolarità nella varietà germaniche, in quanto i clitici vengono realizzati obbligatoriamente a destra del verbo modale/aspettuale, come risultato del fenomeno tipicamente germanico del Verbo Secondo (movimento del verbo flesso in C). Si confrontino le seguenti registrazioni (vedi registrazione parlante numero 56 frase 8):

(19) I bill-en seng mòrng (Cimbro)

Io voglio-lo vedere domani

I willn-en morgn sehn (Tirolese)

Per quanto riguarda la realizzazione del verbo secondo ci sono delle differenze significative tra le varietà tirolesi da un lato e il cimbro dall’altro. Nelle prime il Verbo secondo si manifesta come nel tedesco standard, il secondo ammette invece più di un costituente davanti al verbo flesso:

(20) Morng di arbatar gian au atz tach (Cimbro)

domani gli operai vanno su sul tetto

(21) Morgn steigen di årbeiter aufs tåch (Tirolese)

La perdita della restrizione lineare (split-C) in cimbro non inficia, comunque, l’assunzione che il verbo flesso muova a C in tutte le strutture root; infatti questa assunzione si basa sui seguenti argomenti:

a) l’inversione del soggetto pronominale e, più in generale, la posizione della sequenza clitica rispetto al verbo flesso (V-cl vs *cl-V):

(22) Finalmente hat-ta geplüat dar kèrschpuam (Cimbro)

finalmente ha-CL3 fiorito il ciliegio

b) l’asimmetria tra frase principale e frase subordinata che sono caratterizzate da una differente posizione della negazione rispetto al verbo flesso (V Neg vs Neg V)

(23) I boaz nètt bo z’iz-ta gånt dar Marco (Cimbro)

io so non dove CL3-è-CL3 andato il Marco

(24) Dar Gianni hofft azz-e-de nètt habe åzorüava

            il Gianni spera che-CL1-CL3 non debba chiamarlo

L’unico contesto in cui si ha sovrapposizione tra una varietà romanza come il trentino e una germanica come il cimbro è quello dell’inversione del sogg. pronominale nelle interrogative:

(traduzioni della frase-stimolo “Che cosa ha detto il nonno?/Was hat der Opa gesagt?”)

(25) Coss’a-l dit el nono? (Trentino)

(26) Baz hat-ta khött dar nono? (Cimbro)

(27) Bos hat dar opa gsågt? (Tirolese)

Va sottolineato come l’inversione del sogg. in trentino e in cimbro riguardi esclusivamente i clitici e non i DP (come è invece il caso del tirolese). I DP ‘el nono’ in (25) e ‘dar nono’ in (26) occupano una posizione alla destra del complesso verbale e non alla destra del solo verbo flesso come in (27), in cui il tirolese dimostra di allinearsi al tedesco standard. Si noti anche come il clitico invertito in (26) sia ‘-da’, cioè un espletivo di tipo ‘there’ che in taluni contesti alterna coi pronomi personali propriamente detti.


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