APV-Atlas des Patois Valdôtains

Abstract

Il contributo illustra il progetto APV-Atlas des patois Valdôtains, un atlante linguistico incentrato sullo studio dei dialetti francoprovenzali (i patois) della Valle d’Aosta, oggetto scientifico di particolare interesse nel campo della dialettologia romanza.

Di quest’impresa geolinguistica, nata negli anni Settanta del secolo scorso e condotta nelle sue fasi più recenti in collaborazione fra la Regione Autonoma e l’Università della Valle d’Aosta, vengono tracciati la genesi scientifica e gli  sviluppi, e soprattutto viene descritto nel dettaglio (con diversi esempi forniti in preprint) il progetto di edizione del volume pilota Le lait et les activités laitières, la cui pubblicazione è prevista fra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020.

1. Genesi e finalità del progetto originale

L’APV-Atlas des Patois Valdôtains è un atlante linguistico ed etnografico regionale volto all’illustrazione dei dialetti francoprovenzali (i patois) della piccola regione alpina italiana della Valle d’Aosta.

Il progetto prende l’avvio nei primi anni Settanta del XX secolo su impulso iniziale del Centre d’Études Francoprovençal di Saint-Nicolas, fondato e diretto dallo studioso di tradizioni locali René Willien (poi, dal 1979, dall’etnologo Alexis Bétemps), che raccolse intorno a sé alcune fra le figure eminenti della dialettologia francoprovenzale e dell’etnologia alpina dell’epoca, come gli svizzeri Ernest e Rose-Claire Schüle, il savoiardo Gaston Tuaillon e gli italiani Corrado Grassi e Tullio Telmon.

La nascita dell’APV, e le finalità che l’hanno determinata, si collocano fondamentalmente all’interno del dibattito metodologico sulla geolinguistica di quel periodo, avviato dalla pubblicazione del progetto del Nouveau Atlas Linguistique de France par Régions (Dauzat 1955) in direzione di un superamento della fase dell’atlantistica “nazionale” francese e italiana della prima metà del XX secolo, rappresentata dalla linea Gilliéron/Edmont 1902-1910: ALFAISALI.1Per una rassegna dei problemi e delle prospettive inerenti al dibattito degli anni Settanta-Ottanta, in prospettiva italiana e romanza, si può rimandare agli atti dei due convegni di Palermo del 1985 (CSDI 1989) e del 1990 (Ruffino 1992). Un atlante “regionale”, dunque, e “di seconda generazione”, contrassegnato dall’attenzione alle specifiche condizioni linguistiche e antropologiche dell’area indagata, con un particolare riguardo metodologico alla maggiore “densità” della rete geolinguistica di rilevamento ottenibile (e quindi una particolare attenzione alla micro-variazione inerente alla dialettica fra “punto” e “area” indagati) e all’approfondimento della contestualizzazione etnografica del dato linguistico rilevabile attraverso le inchieste, in vista di una valorizzazione della “cultura materiale” dell’area.

A partire da questo sfondo metodologico, la nascita dell’APV si collega naturalmente anche ad un intrinseco interesse dell’area linguistica coinvolta. E questo, in primo luogo per il posto privilegiato che l’area francoprovenzale in generale occupa nella dialettologia romanza, per aver rappresentato (dagli Schizzi franco-provenzali di Ascoli 1878 in poi) uno dei terreni “fondativi” della disciplina stessa. In secondo luogo, perché la Valle d’Aosta (definibile in senso geografico come “bacino alto della Dora Baltea”) costituisce, insieme alle vallate alpine piemontesi dal Moncenisio verso nord, l’estremo lembo sud-orientale di questo dominio, particolarmente interessante per indagare le complesse dinamiche di contatto fra area gallo‑ e italoromanza, in un contesto specifico determinato dalla sua condizione di area al contempo “isolata” (in quanto area di montagna) e “permeabile” (per la presenza degli importanti assi viari che insistono fin dalla tarda Età dei Metalli sui due passi del Piccolo e del Grande San Bernardo).

L’area francoprovenzale e la Valle d’Aosta (elaborazione su Martin 1990, 672)

Infine, perché la Valle d’Aosta rappresentava al momento dell’avvio dell’atlante, e rappresenta in parte ancor oggi, un caso di straordinaria “vitalità linguistica” dialettale, soprattutto quando confrontata con la situazione dei territori francoprovenzali dell’Oltralpe sia svizzero che francese (cfr. Martin 1990).

1.1. Pubblicazioni (1978-2017)

Lo stato di avanzamento dei lavori dell’APV è documentato da una serie di contributi curati dai diversi membri del comitato scientifico o  responsabili del progetto, che si estendono dalla fase della progettazione originale (Schüle et al. 1978), a una serie di contributi dell’inizio degli anni Novanta (Favre/Perron 1991; Favre 1993), a quelli che documentano gli sviluppi più recenti, successivi alla ripresa dell’attività scientifica nel 2005 (Raimondi/Favre 2012; Raimondi 2017).

Nella Bibliografia Completa (1978-2017) allegata, riportiamo inoltre una serie di saggi preliminari che, utilizzando i dati dell’atlante, si sono dedicati nello stesso arco di tempo ad approfondire alcuni aspetti della variabilità geolinguistica dei patois valdostani.

2. La progettazione e la realizzazione dell’atlante

La vitalità del patois, che ancora oggi riveste un importante ruolo per la definizione dell’identità regionale, spiega anche l’investimento culturale che il Governo Regionale valdostano ha compiuto sull’impresa dell’APV fin dai suoi esordi, assumendosene a lungo integralmente gli oneri economici e il patrocinio.2A seguito di una convenzione stipulata nel 2005 con l’Assessorato all’Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, anche l’Università della Valle d’Aosta (nata nel 2000) partecipa fattivamente allo sviluppo dell’APV. Da quel momento, la direzione scientifica e redazionale dell’atlante viene assunta congiuntamente da Saverio Favre (Assessorato) e Gianmario Raimondi (Università). Un’impresa che, come molte opere atlantistiche, ha avuto un cammino lungo e anche accidentato, di cui ricostruiremo qui gli aspetti e le fasi più importanti.

2.1. La rete dei punti di inchiesta

I dati APV provengono da una rete di 22 punti d’inchiesta (cfr. anche la carta interattiva sotto), 16 dei quali appartenenti al territorio direttamente investigato, sei introdotti come “punti esterni” di confronto per le tre aree francoprovenzali confinanti: la parte romanza del Vallese svizzero (EV Évolène e LI Liddes), l’Alta Savoia (CM Les Contamines-Montjoie) e la Savoia (TI Tignes) francesi, il Piemonte per l’Italia (RI Ribordone e CA Carema).

In territorio valdostano, i 16 punti d’inchiesta sono stati a suo tempo scelti in quanto ritenuti rappresentativi di altrettante micro-aree geografiche e geolinguistiche della regione.

Partendo dall’ovest della regione (la cosiddetta “Alta Valle”), e in particolare dal quadrante nord-occidentale, incontriamo così nell’ordine LT La Thuile (sulla via per il Piccolo San Bernardo); poi LS La Salle e SA Sarre (nella Valle Centrale, rispettivamente a 25 e a 5 km dal capoluogo Aosta); quindi SO Saint-Oyen e OY Oyace (nelle vallate laterali che risalgono l’alto versante sinistro della Dora in direzione del Vallese svizzero, rispettivamente attraversando la Valle del Gran San Bernardo e la Valpelline). Nel quadrante sud-occidentale, invece, le località di RH Rhêmes-Saint-Georges, VS Valsavarenche e CO Cogne documentano le vallate laterali del versante destro del fiume, nell’ampia area che si estende fra il Rutor e il Gran Paradiso, che immettono a sud nell’alta valle dell’Isère (Tarentaise) in territorio francese, oppure, più verso est, verso le valli Orco e poi Soana in Piemonte.

A est della città di Aosta, tre località (QU Quart, FE Fénis e AR Arnad, rispettivamente a 8, 18 e 43 km dal capoluogo) seguono il percorso della Valle Centrale fino al suo sbocco in pianura. Le vallate laterali di sinistra sono rappresentate dai punti di VT Valtournenche e AY Ayas, per le due vallate omonime, da EM Émarèse, per il retroterra montano della conca di Châtillon, e da GA Gaby, per l’isola francofona della Valle del Lys (occupata in maggioranza dalle parlate walser delle due Gressoney e di Issime). Sulla destra orografica, CH Champorcher testimonia le parlate dell’area montana compresa fra la Valle Centrale, il Mont Avic e la Val Soana piemontese.

2.2. Il questionario e la raccolta dei dati

Per le inchieste fu adottato il Questionnaire pour enquêtes dialectales en pays alpin ideato da Gaston Tuaillon (Tuaillon 1972-1973); un questionario redatto proprio sulla scorta dei principi emersi dal dibattito geolinguistico ricordato sopra, che sarà alla base anche della raccolta-dati di altri atlanti alpini come l’ALJA (Martin/Tuaillon 1971-1978) e l’ALEPO (ALEPO). Le oltre 6.000 domande del questionario comprendevano quindi, oltre a campi semantici e settori generali del lessico e alle serie di quesiti morfologici e grammaticali, un buon numero di tematiche sviluppate con un’attenzione particolare alle caratteristiche etno-antropologiche dell’area (citiamo ad esempio le sezioni sul paesaggio della montagna e quello sulla silvicoltura) e prevedevano una metodologia di indagine che, partendo dall’utilizzo frequente di domande “aperte” e di richieste di informazioni complementari, si prestava bene a modalità di elicitazione del dato più libere, del tipo “intervista guidata”.

Per quanto riguarda i punti d’inchiesta valdostani, tutti i materiali dell’archivio APV provengono dalle inchieste realizzate fra il 1973 e il 1985, integrate poi per alcuni punti da supplementi d’investigazione della fine degli anni Ottanta, registrate e poi trascritte in quaderni d’inchiesta da raccoglitori locali adeguatamente formati. Il cosiddetto Questionario Tuaillon è alla base anche dei dati dei sei punti di controllo esterni. In particolare, i materiali per i punti piemontesi di Carema e Ribordone sono stati integrati per concessione dell’ALEPO, che aveva già realizzato le inchieste nello stesso periodo dell’APV; quelli dei punti vallesani sono invece stati raccolti espressamente per l’APV fra 1998 e 2001 attraverso una collaborazione con l’Université de Neuchâtel, così come quelli alto-savoiardi di Les Contamines-Montjoie, derivanti da un’inchiesta condotta sotto la direzione di Tuaillon stesso negli anni Ottanta-Novanta. I dati di Tignes, sottoposta ad indagine contemporaneamente all’altro punto francese, provengono invece dalla pubblicazione lessicografica autonoma che ne è derivata (Duch/Béjan 1998), essendo nel frattempo purtroppo risultate irreperibili tanto le registrazioni che i quaderni.

2.3. L’informatizzazione (e i problemi relativi) 

Nel frattempo, a partire dalla metà degli anni Novanta, anche l’APV è passato attraverso una fase di informatizzazione, le cui promesse iniziali si sono purtroppo trasformate gradualmente in problemi che sono divenuti insormontabili e che hanno alla fine determinato soltanto il rallentamento e infine il blocco delle attività redazionali finalizzate alla pubblicazione.

In una prima fase, la progettazione informatica ha portato alla realizzazione di un database su piattaforma FileMaker® di Apple Macintosh (allora lo standard dell’amministrazione regionale, che si occupò della gestione tecnica), sul quale è avvenuto il caricamento dei dati delle inchieste valdostane e di quelle di Les Contamines-Montjoie, Liddes e Évolène (1995-2004) e che prevedeva una forma embrionale di cartografazione dei dati. Alcuni problemi di funzionalità rilevati, ma soprattutto il passaggio degli standard amministrativi regionali a Microsoft, hanno poi, a partire dal 2006, avviato un processo di conversione integrale dell’archivio da FileMaker a Microsoft SQL Server® e un contemporaneo passaggio a modalità web-like di interfaccia, affidati stavolta a un’azienda esterna. Il laborioso processo, che ha interferito con le attività redazionali di controllo dei dati e che ha impedito l’auspicata progettazione di un’interfaccia capace di gestirne l’edizione, si è risolto in un contenzioso con l’azienda che ha portato nel 2014 alla rescissione dei rapporti.

Dal 2014 l’APV ha quindi ripreso il proprio lavoro redazionale, facendosi innanzitutto carico del lavoro di ricontrollo dei dati tratti dai quaderni d’inchiesta e caricati sul database (di cui si erano anche nel frattempo appalesate un’affidabilità e una coerenza non del tutto soddisfacenti), e contemporaneamente dedicandosi alla progettazione di un formato di edizione (cartacea e “tradizionale”) pienamente rispondente alla natura dei dati disponibili. L’idea è che da questa nuova e ideale struttura dell’archivio APV, realizzata nella pubblicazione del suo volume-pilota (Le lait et les activités laitières, da cui sono tratti gli esempi editoriali in questo saggio e che si trova in fase avanzata di realizzazione, con una pubblicazione prevista fra 2019 e 2020), possa discendere anche ogni successiva ed eventuale riprogettazione informatica: ed è quindi questa struttura che utilizzeremo qui come guida alla presentazione dei suoi materiali.

3. Il progetto di edizione

L’APV verrà pubblicato in una serie di volumi, ciascuno dei quali concepito come una sorta di “monografia geolinguistica” su uno dei temi o dei sotto-temi in cui è divisibile il questionario. La lingua veicolare scelta per la pubblicazione è il francese.

L’unità informativa fondamentale dei volumi APV sono le voci numerate in cui esso si articola (Articles). Un Article raccoglie, nella sua forma più semplice, i dati risultanti da una singola domanda del questionario; tuttavia, al fine di ottenere un livello più soddisfacente di coerenza e/o di “informatività”, i dati provenienti da certe domande (soprattutto quelle “aperte”, che richiedevano risposte articolate, spiegazioni, elenchi, ecc.) possono essere stati, in fase redazionale, ricollocati e ristrutturati all’interno di altre unità informative, oppure all’interno di unità (o sotto-unità) create ex novo (in qualche caso anche soppressi, in caso di evidente incongruità).

Queste operazioni di ristrutturazione redazionale (che determinano l’articolata griglia referenziale dell’atlante e la cui “tracciabilità” è comunque garantita dai Commentaires che precedono ogni voce, cfr. oltre 3.1.7. Commenti introduttivi) hanno condotto alla definizione di alcune tipologie “speciali” di Article, per strutturazione e numero di elementi informativi presenti. Accanto alla tipologia dell’Article Standard, il cui elemento principale è la carta analitica (cfr. sotto 3.1.2.) all’interno della quale i dati linguistici sono presentati, abbiamo pertanto:

  • Article [TXT]: segnala che la domanda (posta in forma “aperta”) non era di tipo traduttivo e ha dato vita a una serie organica di micro-testi. La voce corrispondente manca quindi di una carta analitica completa ed è invece costruita a partire da questi micro-testi, trascritti e riportati in forma di tabella (3.1.2.);
  • Article [EXPR]: per altre domande “aperte”, il materiale prodotto nei diversi punti di inchiesta si configura piuttosto come EXPRession libre di elenchi di referenti e informazioni, disomogenei per distribuzione. Anche in questo caso la voce manca della carta analitica completa ed è costruita a partire da questi “referenti supplementari”, presentati  in forma di carta ridotta o di semplice elenco ordinato (3.1.5.);
  • Article [FLEX]: contraddistingue le voci tratte da domande che richiedevano anche la flessione del lessema proposto in risposta, che viene riportata in un’apposita tabella (cfr. oltre 3.1.6.);

L’eterogeneità dei materiali linguistici così ottenuti ha comportato anche una scelta rispetto alle grafie in cui proporli al lettore. Accanto alla grafia fonetica IPA, riservata alle risposte cartografate o presentate negli elenchi di referenti supplementari, si è deciso così di adottare (per i micro-testi e per le informazioni di corredo alle risposte) anche una modalità diversa di resa del materiale dialettale, basata sulle norme di trascrizione ortografica normalizzata dei diversi patois regionali valdostani sviluppata negli anni dal Bureau Régional pour l’Ethnologie et la Linguistique dell’Assessorato (detta Graphie du BREL).3Per informazioni più dettagliate sull’inventario fonologico e sulle convenzioni di trascrizione IPA utilizzate, sul processo di conversione in IPA delle trascrizioni originali delle inchieste (realizzate nell’alfabeto fonetico “ALF-Rousselot”), nonché sulle norme che regolano la Graphie du BREL rimando al preprint delle pagine introduttive dell’APV qui allegato (Les graphies utilisées dans l’atlas).

Nelle parti del § 3. che seguono illustreremo ora la struttura informativa delle voci APV, servendoci come esempio di alcune anteprime in pdf, attivabili attraverso i link segnalati.

3.1. La struttura informativa delle voci APV (Articles)

Un Article standard APV contiene una serie di elementi informativi, che propongono al lettore da un lato i “dati”, ordinati all’interno di una struttura standard (elementi da 3.1.1. a 3.1.6.), dall’altro “strumenti interpretativi” (elementi 3.1.7. e 3.1.8.) che ne permettono una lettura organica.

3.1.1. Intestazione (En-tête)

L’intestazione è composta dal titolo principale in francese (Titre), di regola coincidente con il testo della domanda che ha prodotto i materiali dialettali. Le riformulazioni si sono però rese spesso necessarie nel caso di domande poste in forma ellittica o “aperta”, o in casi di formulazione originale risultata ambigua, e sempre con la finalità di esplicitare al meglio, a vantaggio del lettore, la relazione “traduttiva” fra titolo (referente) e risposte dialettali (significanti). Nel titolo, le parentesi rotonde contengono le parti testuali di contestualizzazione del focus referenziale e i sinonimi necessari per esplicitarlo, non necessariamente rese nella risposta, oppure altre indicazioni necessarie alla comprensione piena dello stimolo proposto (come gén. ‘générique’ per le richieste della denominazione generale o sovraordinata, o adj. per quelle in cui viene richiesto un aggettivo sintetico per una nozione complessa). Il titolo (sempre accompagnato dalla sua traduzione in italiano, Titre-ita) può poi essere seguito dall’indicazione in maiuscoletto e fra parentesi quadre delle tre tipologie “speciali” di Article ([FLEX], [TXT] o [EXPR]; cfr. sopra 3.).

Nel margine in alto a destra dell’intestazione, il riquadro ospita il codice numerico della voce (Code-Article: nr. volume + numero di catena della voce) e dal codice alfanumerico della o delle domande del questionario (Code-Question) da cui i materiali primariamente provengono. In posizione centrale sopra il titolo, alcune voci recano l’indicazione che la voce fa parte di un “gruppo” (Groupe d’Articles), attraverso l’elencazione di più codici numerici; questo accade sia quando già nel Questionnaire più quesiti complementari vertevano in realtà su un unico oggetto o concetto, sia quando il legame fra voci deriva dall’aver trattato in Articles diversi informazioni provenienti dalla medesima domanda. L’intestazione è poi completata, nel riquadro sulla sinistra, dal rinvio ad altri atlanti nazionali che contengono punti valdostani (AIS, ALF, ALI, cit.) e ad atlanti regionali relativi anche in parte all’area francoprovenzale (ALEPO, ALJA cit., e ALLy per cui cfr. Gardette 1950-1976: ALLy).

3.1.2. Carte analitiche (Carte Analytique) e tabelle di testi (Textes)

Le carte analitiche sono naturalmente l’elemento più tradizionale di un atlante linguistico e l’accesso principale ai suoi contenuti. Nell’APV, questo elemento informativo è riservato alle entrate principali (cioè a quelle che rispondono all’intestazione dell’Article) e che hanno prodotto un set completo o quasi completo di risposte per i 22 punti d’inchiesta (Article Standard, cfr. sopra 3.). In ogni Carte Analytique, le risposte principali sono riportate in trascrizione fonetica IPA e possono essere accompagnate da simboli che rimandano all’apparato di corredo alle carte (* = Notes, V = Variantes, AL = Autres Lexèmes, Cr = Croquis; cfr. subito sotto 3.1.3. Apparat). In caso di risposta vuota, i simboli ? (“l’informatore non ha saputo rispondere”) oppure X (“la domanda non è stata posta/il dato è mancante”) sostituiscono il testo della risposta. Il corsivo segnala invece le risposte che, pur essendo state ammesse alla cartografazione, presentano una non perfetta congruenza, dal punto di vista morfologico o semantico-referenziale, con la richiesta traduttiva presupposta dal titolo della carta. In questi casi, un’etichettatura posta fra parentesi segnala anche la natura dell’incongruenza.

Negli Article [TXT] (cfr. sopra, 3.), dove la domanda ha prodotto insiemi di testi significativi e organici piuttosto che risposte, questi vengono proposti in forma tabellare (Textes), sia nella veste linguistica originale in patois (utilizzando, come detto sopra, la Graphie du BREL di tipo ortografico) accompagnata dalla traduzione in francese, sia nella versione riassuntiva in francese riportata nei quaderni dai raccoglitori al momento dell’inchiesta. Dai testi possono naturalmente essere poi estratti concetti specifici, che vengono trattati in forma di “referenti supplementari” (3.1.5.)

3.1.3. Apparato delle carte analitiche (Apparat)

Le carte analitiche possono disporre di un apparato di dati aggiuntivi (Apparat) rispetto alle risposte presentate in carta, cui rimandano i simboli che le accompagnano (cfr. sopra).

Nel riquadro-note (Notes) le informazioni supplementari fornite dai testimoni vengono presentate, come i testi, in patois e nella Graphie du BREL oppure in francese; il riquadro contiene inoltre le traduzioni delle risposte, quando queste non coincidano con lo stimolo proposto dal titolo della carta. Il riquadro-varianti (Variantes) riporta invece le varianti della risposta di tipo fonetico o morfologico-flessionale (ad es. i plurali di sostantivi o le forme variamente flesse di verbi); quello delle seconde risposte (Autres Lexèmes), i lessemi alternativi. Un riquadro apposito ospita poi i piccoli disegni esplicativi (Croquis) presenti talvolta nei quaderni d’inchiesta.

3.1.4. Apparato fotografico (Iconographie)

Col fine congiunto di incrementare l’informatività etnografica degli Articles e di valorizzare l’archivio fotografico pluridecennale depositato presso il BREL, molte voci sono state corredate di un apparato fotografico, quando possibile contemporaneo all’epoca delle inchieste.

3.1.5. Referenti supplementari (Cartes Supplémentaires e Référents Supplémentaires)

Come sottolineato sopra, la densità della rete referenziale è probabilmente uno dei caratteri salienti dell’edizione APV, ottenuta attraverso una elaborazione/indicizzazione a posteriori (per cui cfr. Canobbio/Telmon 1994, 33 e Raimondi 2003, 59) delle informazioni ottenute durante le inchieste, che vanno spesso al di là delle attese determinate dalla griglia di domande originali del questionario.

Questi “referenti supplementari” sono stati trattati come sub-voci autonome, di regola collocate all’interno delle voci tratte dalle domande “aperte” che le hanno prodotte (tipicamente gli Articles [EXPR] oppure gli Articles [TXT]; cfr.  3. e 3.1.2.), ma anche talvolta in altre più coerenti per contenuto. Ognuna di queste sub-voci è dotata, come le voci principali, di una definizione/titolo in francese (C+/Titre o R+/Titre) e dal corrispettivo italiano (C+/Titre-ita o R+/Titre-ita), operazione che incrementa la sua “visibilità” nella griglia referenziale dell’atlante e ne permette anche l’indicizzazione (cfr. oltre 3.2.1.). Nel caso di un numero significativo di risposte (uguale o maggiore a sette), i dati per questi referenti supplementari vengono presentati all’interno di carte supplementari ridotte (C+ = Cartes Supplémentaires); diversamente, essi compaiono in forma tabellare al fondo della prima pagina di ogni voce (R+ = Référents Supplémentaires).

3.1.6. Tabelle flessionali (Tableaux-Flexion)

Gli Articles [FLEX] propongono in forma integrata i gruppi di domande che prevedevano, oltre alla risposta onomasiologica, anche un compito di flessione per l’informatore (richieste del plurale dei sostantivi, della declinazione completa degli aggettivi, di particolari forme flesse per i verbi). Esse contengono pertanto, oltre agli elementi degli Articles Standard, anche tabelle che riportano separatamente e in maniera organica le forme flesse (Tableaux-Flexion).

3.1.7. Commenti introduttivi (Commentaires)

Il primo strumento di carattere interpretativo dei materiali APV è rappresentato dal commento introduttivo (Commentaire) che accompagna ogni voce dell’atlante, la cui struttura standard si articola in due parti.

Nella prima parte viene descritta la struttura informativa della voce presentata, coniugando la valutazione della “resa informativa” delle domande trattate (se e quanto le domande sono state comprese dagli informatori; come lo stimolo proposto dal questionario ha interagito con le specifiche tassonomie, cognitive e culturali, degli intervistati) con l’illustrazione delle procedure di sistematizzazione (eventuali riformulazioni e/o ricollocazioni, creazione di referenti supplementari) che si sono rese necessarie per raggiungere la coerenza informativa in fase di edizione.

Nella seconda il focus si sposta invece sull’interpretazione dei dati sistematizzati, in chiave storico-linguistica (individuazione dei lessemi o degli altri elementi linguistici presenti; loro etimologia e storia) e geolinguistica, di regola rinviando alle cartine sintetiche predisposte (3.1.8., subito sotto). Per l’analisi storico-etimologica ci si è avvalsi di un set standard di strumenti lessicografici di confronto, rappresentati in primo luogo da TLFi (francese) e DELI (italiano) per i lessemi delle due lingue nazionali, a NDPV (Chenal/Vautherin 1997) per quelli riconducibili al patois centrale (conca di Aosta) valdostano. Ad essi sono stati affiancati FEW en ligne e DEI (Battisti/Alessio 1950-1957)/LEI, rispettivamente per le macro-aree gallo- e italoromanza, REP (piemontese) e GPSR en ligne (francoprovenzale di Svizzera) per le aree dialettali minori e confinanti.4Per l’eventuale confronto con le voci walser, in assenza di uno strumento organico e completo per l’area valdostana, si è fatto riferimento a un set composito di fonti online sull’area walser italiana (come PALWM e ArchiWals) e di repertori relativi ad Issime e Gressoney curati da studiosi locali.

3.1.8. Carte sintetico-simboliche (Cartes Synthétiques)

Perseguendo la finalità di farsi “atlante interpretativo” e anche, almeno in una certa misura, divulgativo in direzione di un pubblico di appassionati non necessariamente linguisti “di professione”, l’APV ha deciso di incorporare nella sua pubblicazione anche un grande numero di sintesi geolinguistiche basate sui contenuti delle voci ed elaborate in forma di carte simboliche a colori, i cui risultati vengono di regola discussi anche all’interno dei commenti (3.1.7.).

Le cartine sintetiche (Cartes Synthétiques; per gli esempi vedere quanto contenuto nei pdf esemplificativi degli Articles linkati qui sopra da 3.1. a 3.1.6.) possono illustrare la distribuzione geografica di fenomeni linguistici a livello lessicale (CS-LEX: APV 1-37 ‘bidon à dos’, APV 1-76 ‘brossa‘, APV 1-6 ‘trayon’), morfologico (CS-MORPH: APV 1-41 verbe: forme impersonnelle) e fonetico-fonologico (CS-PHON: APV 1-37  /e/ ton. + /nt/ [*brenta], APV 1-76 /o/ ton. [*brŭkja], e /k/ + /j/ [*brŭkja]), ma anche di fatti di carattere etnografico (CS-ETHNO: APV 1-41 vend-on le lait à la mesure ou au poids?, APV 1-76 les produits de la filière du sérac). Il livello lessicale si articola inoltre nelle più comuni sintesi onomasiologiche (CS-LEX: “quale termine si usa per X [referente]”) ma anche in altre di tipo semasiologico (CS-LEX/S: “cosa significa X [significante]”: APV 1-76 *salinione) o motivazionale (CS-LEX/M: “quale associazione semantico-funzionale (“iconimo”; cfr. Alinei 1997) sta alla base di X [significante]”). Tutte le tipologie elencate possono inoltre essere elaborate in forma comparativa, disponendo in un’unica carta la distribuzione geolinguistica di due fenomeni.

Le sintesi sono numerate progressivamente all’interno di ogni voce e ciascuna è dotata di un’intestazione che dettaglia il fenomeno osservato nella sua distribuzione; le intestazioni (e in alcuni casi le voci delle legende) sono comprese nel lavoro di indicizzazione che genera gli Indexes Speciaux (cfr. oltre, 3.2.3.). Il set di simboli predisposto (sei forme abbinate ad un settore della scala cromatica, ciascuna differenziata in tre gradazioni scura, media, chiara) permette un utilizzo “semantico”, dove forme uguali ma di gradazione diversa rappresentano fenomeni in qualche misura fra loro correlati e opposti a quelli rappresentati da forma e colore diversi. Nella scelta, inoltre, si ha avuto cura di utilizzare con una certa regolarità i quadrati (dal rosso al giallo) per rappresentare l’areale maggioritario e più uniforme, in genere quello corrispondente alla cosiddetta Alta Valle; i triangoli (dal blu all’azzurro) per le forme sconfinanti in territorio piemontese o comunque attestate in Bassa Valle; i cerchi (sfumature del verde) e i rombi (viola) per le forme alternative attestate nei confini della Valle d’Aosta; le stelle (dal bruno al carnicino) per le attestazioni limitate al di là delle Alpi e per altre forme inusuali o particolari.

3.2. Gli indici

Un lavoro di indicizzazione effettuato a diversi livelli, per permettere un accesso ad ampio spettro sui materiali dialettali e genericamente informativi contenuti, contraddistingue il progetto editoriale APV. Gli indici possono essere classificati in tre categorie principali: gli indici “per referente”, quelli “per significante”, quelli “speciali”.

3.2.1. Indici e repertori per referente

Accanto a un tradizionale indice generale (Table des Matières, con il corrispettivo italiano Indice dei contenuti), che riporta la sequenza delle voci nell’ordine di pubblicazione,5L’ordine di pubblicazione riproduce  generalmente quello del Questionnaire. Nel volume in preparazione APV-I: Le lait et les activités laitières le voci sono distribuite in quattro sezioni: I. La traite (mungitura, attrezzi e operazioni connesse), II. Entre l’étable, la cave et la fruitière (trasporto e conservazione del latte), III. Le beurre, IV. Les produits des petits-laits (lavorazione dei derivati di seconda caseificazione), V. Le fromage. l’accesso per referente è accompagnato da un Index Analitique Français e da un Indice analitico italiano, ottenuti dall’indicizzazione analitica e dalla lemmatizzazione dei termini contenuti nei titoli delle voci principali (Titre e Titre-ita) e supplementari (C+/Titre e C+/Titre-ita o R+/Titre e R+/Titre-ita; cfr. 3.1.1. e 3.1.5.). L’indicizzazione è effettuata su tutte le parole autosemantiche (sostantivi, verbi, aggettivi e avverbi qualificativi) e sinsemantiche (mots-outils: articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni; aggettivi e avverbi determinativi) che compaiano nella scelta traduttiva operata da almeno uno degli informatori; le forme così selezionate sono state quindi lemmatizzate secondo i criteri morfo-lessicali adottati dal (TLFi) e costituiscono la classe dei Lemmes Grammaticaux.6I criteri TLFi prevedono, fra le alte cose, l’indicizzazione separata delle forme verbali composte (nel passé composé vengono ad esempio indicizzati separatamente l’ausiliare e il participio passato, nel gérondif, la preposizione e il participio presente). In APV, le eccezioni alle convenzioni del Trésor sono rappresentate: 1) dalla lemmatizzazione separata delle occorrenze pronominali e non pronominali dei verbi (se forme > former (se) pronominale mentre forment > former); 2) dalla separazione e conseguente marcatura grammaticale, a livello di forme, degli omografi distinti per numero o genere (ad esempio des f. distinto da des m., vers s. distinto da vers pl.). All’interno dei lemmi, le forme si dispongono poi in ordine alfabetico (in caso di omografia, il criterio alfabetico si applica anche alla marcatura grammaticale) e non logico-morfologico. Accanto a questi, l’indice analitico comprende anche una serie di Lemmes Thématiques contrassegnati graficamente dal maiuscoletto, creati con funzione esclusiva di rinvio concettuale, che raccolgono le occorrenze dei termini rilevanti nel testo dei titoli anche quando questi non compaiano nella traduzione.

L’accesso referenziale è completato dalla lista sequenziale delle domande così come esse compaiono nel Questionnaire (Liste Questions), proposta al lettore come documentazione del contesto di interazione determinatosi nella fase di inchiesta e come completamento dei rinvii presenti nell’En-Tête (3.1.1.) delle voci e nei Commentaires (3.1.7.).

3.2.2. Indici per significante

L’accesso per significante dialettale è previsto attraverso l’Index Standardisé des Types Lexicaux Patois, che rappresenta essenzialmente uno strumento complementare di accesso al lessico dei patois, già garantito “per referente” dagli indici analitici francese e italiano (cfr. subito sopra) e implementato dai rinvii ad etimi, iconimi e significati dall’Index Lexicale (cfr. oltre).

In questo indice sono state censite e lemmatizzate tutte le occorrenze dei termini patois valdostani che ricorrano all’interno delle risposte nelle carte analitiche principali e nei referenti supplementari (esclusi quindi i micro-testi e le note) e che appartengano a categorie pienamente autosemantiche (nomi, verbi, aggettivi qualificativi). Ciascun lemma rimanda agli Articles nei quali il termine è attestato, indicando se esso è presente nella carta analitica principale (CP) oppure fra i Référents Supplémentaires, in carta (C+) o negli elenchi ridotti (R+).

La lemmatizzazione (operazione delicata anche dal punto di vista metodologico e “ideologico”, ma anche indispensabile per costruire uno “strumento di accesso” semplice e funzionale ai contenuti dialettali dell’atlante, non certo un “dizionario”) è stata effettuata sulla base del concetto di “tipo lessicale medio”, intendendo con questa definizione la riduzione della grande varietà delle forme dialettali regionali a un tipo del tutto ideale (e pertanto per definizione “irreale”) di lessema, coincidente nel suo aspetto fonologico alle forme del “patois medio centrale”, quello di Aosta e della sua conca. Il termine di riferimento per questa necessaria standardizzazione è rappresentato dal più ampio repertorio disponibile per la varietà “urbana” del francoprovenzale valdostano, e cioè il NDPV-Nouveau Dictionnaire de Patois Valdôtain  (Chenal/Vautherin 1997), le cui forme sono state però adattate all’ortografia in uso nell’atlante (Graphie du BREL; cfr. sopra 3.). In presenza nel NDPV di un tipo lessicale coetimologico, le forme periferiche sono state a questo ricondotte anche quando se ne discostino dal punto di vista dell’esito fonetico; il loro reperimento è comunque garantito dal loro censimento e dallo loro inclusione (con aggiunta di rimando al lemma) nell’ordine alfabetico generale dell’indice.7Così, ad esempio, la forma léitsél ‘latte’ < lat. *lacticellu della Bassa Valle sarà lemmatizzata sotto lasì, esito mediano dello stesso etimo; oppure i vari arètchoou, aroutcheù, enrotchoi, retcheui sotto arotchaou ‘spersola (banco da formaggio)’ < *(ad)ruscatoriu. Qualora un’attestazione “periferica” non trovi invece corrispondenza in un tipo lessicale presente nel patois centrale, essa viene semplicemente trascritta in alfabeto ortografico e lemmatizzata così com’è, facendola precedere da un asterisco.8 Si noti che sotto il lemma primitivo vengono lemmatizzati anche i derivati alterativi (ansón ‘piccola maniglia’ sotto anse, cassèt e cassón sotto casse ‘recipiente per liquidi’, piatèré sotto piaté ‘scalciare, battere i piedi’) e, per i verbi, tutti i participi passati, anche quando abbiano valore aggettivale predicativo o attributivo.

I lemmi sono sempre accompagnati dalla categoria grammaticale di appartenenza; dal significato primario solo nel caso esso non sia già presente nel titolo dell’Article che segue immediatamente il lemma come primo fra i rinvii.

3.2.3. Indici speciali

Gli indici speciali (Indexes Speciaux) servono come strumento di accesso analitico ai contenuti interpretativi e di approfondimento soprattutto linguistico, ma anche etnografico, sviluppati all’interno dei Commentaires introduttivi delle voci (3.1.7.) e delle diverse tipologie di Cartes Sinthétiques (3.1.8.), e si articolano quindi in una serie corrispondente, che comprende i livelli lessicale (Lexique), fonologico (Phonologie), morfosintattico (Morphosyntaxe) e etnografico (Ethnographie).

In tutti i casi, gli indici riprendono le intestazioni delle carte sintetiche e (nel caso del lessico e della fonologia) gli elementi descritti in legenda e/o presenti nell’argomentazione dei commenti, ordinandoli alfabeticamente (per l’indice lessicale) oppure secondo la logica classificatoria delle analisi linguistiche (per la fonologia e la morfosintassi) e rinviando all’Article e alla posizione (COM = Commentaire; CS-X = Carte Synthétique n°X) del contenuto. Nel caso degli elementi etnografici, invece, l’ordine dell’indice ripropone semplicemente quello di pubblicazione delle carte sintetiche (CS-ETHNO), fungendo essenzialmente da repertorio sinottico.

Nel caso dell’indice degli elementi lessicali (Indexes Speciaux: lexique), lo spoglio ha ad esempio riguardato tanto le basi etimologiche proposte (in maiuscoletto e accompagnate dall’indicazione sintetica dello strato linguistico di pertinenza, quando diverso dal latino), quanto tutti gli altri lessemi (latini, francesi, italiani, francoprovenzali o di altre lingue; in corsivo), i significati (fra apici) e gli iconimi (fra parentesi graffe) contenuti nei commentari a titolo esplicativo o comparativo oppure nelle carte sintetiche.

4. Prospettive

La pubblicazione prevista a breve del volume pilota rappresenterà l’indispensabile coronamento di un’impresa geolinguistica che (attraverso difficoltà, rallentamenti e arresti seguiti da volenterose e continue ripartenze) prosegue ormai da quasi cinquant’anni; ma non ne costituisce certamente il punto d’arrivo.

Le linee di sviluppo che debbono essere tenute presenti, dovranno necessariamente includere aspetti di carattere logistico e organizzativo ed altri riguardanti le prospettive scientifiche e la considerazione degli aspetti connessi alla disseminazione dei risultati e alla loro “restituzione”  alla comunità dei parlanti francoprovenzali valdostani.

Sotto il primo rispetto, la collaborazione fra Amministrazione Regionale e Università ha già preventivato da un lato la costituzione di un comitato di redazione stabile, che permetta di procedere più celermente al lavoro di revisione e preparazione della mole di dati linguistici e etnografici disponibili; dall’altro, alla progettazione (come detto sopra) di un processo di informatizzazione finalizzato alla creazione di una banca dati capace di gestire in modo specifico l’edizione dei materiali, sulla base dello standard definito dal volume pilota, sia essa in forma cartacea o (come è più probabile) esclusivamente elettronica e consultabile online.

Dal punto di vista scientifico, le collaborazioni nazionali e internazionali già avviate (con l’ALEPO e con il progetto Verba Alpina) o auspicate (ad esempio con la rete degli atlanti linguistici galloromanzi)9APV e ALEPO interverranno nel settembre 2019 al convegno organizzato dal laboratorio ALITHILA dell’Université de Lille 3, Quel dialogue numérique entre les atlas linguistiques galloromans?, con un contributo dal titolo APV et ALEPO: la contribution de l’Italie à l’étude de la Galloromania peripherica. potranno contribuire tanto a valorizzare l’importanza intrinseca dei materiali APV quali testimonianza dell’ampia “anfizona” di contatto fra Gallo- e Italoromania, quanto a suggerire linee di sviluppo innovative per il loro studio.

Infine, in una prospettiva che sappia includere anche  la considerazione delle ricadute di un’impresa scientifica sulla comunità di riferimento (in termini di sviluppo culturale collettivo) fra i propri obiettivi sociali, la propensione dell’APV a farsi, già nei criteri adottati per l’edizione, strumento di ricerca specialistica ma anche di interpretazione e di divulgazione a vantaggio di una comunità più ampia di lettori (e cioè a farsi anche “strumento educativo” rispetto ai principi e ai risultati della geolinguistica),10Aggiungiamo qui che, in linea con queste finalità educative, fra gli strumenti di corredo del primo volume figurerà anche un Glossaire de terminologie linguistique, attualmente in preparazione. vorrebbe concretizzarsi in una serie di iniziative concrete rivolte alla “alta divulgazione”, soprattutto a livello di scuola secondaria, dei contenuti storico-linguistici ed etnolinguistici emergenti dai materiali APV; nella convinzione che, quando opportunamente mediati, i risultati che uno strumento geolinguistico può mostrare rappresentino anche per i più giovani una straordinaria fonte di conoscenza sulla propria cultura.

 

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