Come si può descrivere la Germania italiana oggi: 70 anni e oltre di storia linguistica

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Schlagwörter: kommunikativer Raum , Migration , Italiener in Deutschland , Mehrsprachigkeit , Sprachsoziologie

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    Thomas Krefeld (2026): Come si può descrivere la Germania italiana oggi: 70 anni e oltre di storia linguistica, Version 1 (19.03.2026, 16:43). In: Korpus im Text, Serie A, 134514, url: https://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=134514&v=1
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1. Uno spazio comunicativo e due soglie storiche

L'espressione «Germania italiana», utilizzata nel titolo di questo articolo, identifica un determinato spazio comunicativo, quello degli italiani e degli italofoni residenti in Germania. Esso viene qui descritto sulla base di una triangolazione, concepita per la modellizzazione linguistica di costellazioni sociali. I tre angoli sono il parlante, il parlare e le parlate. A seconda dall'angolo da cui osserva, il linguista vede un’immagine diversa dello spazio. Nella prospettiva del parlante, lo spazio è limitato dal sapere linguistico individuale, ossia dal repertorio; si manifesta quindi lo spazio epistemico comunicativamente attuabile.  Dal punto di vista del parlare, diventa chiaro come il parlante usi effettivamente le lingue e le varietà disponibili nel suo repertorio, ovvero come costruisca effettivamente il suo spazio; questa immagine ha quindi una base pragmatica. Partendo dalle singole parlate, lo spazio appare strutturato e organizzato indipendentemente dal parlante individuale, attraverso le varietà tradizionali di una certa zona (dialetti) e le lingue istituzionalizzate lì a livello amministrativo; l'immagine è di natura storica.1 Solo combinando queste tre prospettive è possibile ottenere un quadro multidimensionale che si avvicina alla complessità dello spazio comunicativo vissuto.

  1. spazio epistemico
dei parlanti
(individui)
 
 
 
2. spazio pragmatico
del parlare
(uso delle parlate)
3. spazio storico
delle parlate
(lingue e dialetti)
Spazio comunicativo triangolato

L'applicazione del modello alla lunga storia della Germania italiana evidenzia chiaramente due soglie, alle quali ci orienteremo di seguito:

    • una soglia politica, cioè l'accordo bilaterale per il reclutamento della manodopera italiana (20 dicembre 1955),
    • una soglia tecnologica e mediale, cioè la diffusione capillare e rapida di internet, con servizi di instant messaging (sms, WhatsApp ecc.) e di videochiamare (skype [2003], face time [2010], zoom ecc.).

2. Realtà regionali e locali

Prima di passare alle due soglie, è opportuno fornire alcune informazioni generali. Iniziamo con qualche dato statistico ufficiale: 

in totale 650.000  
1generazione 465.000 72%
2a generazione (con due genitori it.) 185.000 28%
Persone con una storia di immigrazione italiana (Mikrozensus 2024; (cfr. Destatis 2025)
Il numero delle persone appartenenti alla “seconda” generazione aumenterebbe sicuramente in modo significativo se si tenesse conto anche di coloro che hanno solo un genitore italiano. Da un punto di vista storico, dal 2014 si registra un forte aumento dell'immigrazione.
 

Immigrati italiani secondo data di arrivo (Fonte: Destatis 2025)

La distribuzione geografica degli italiani varia notevolmente; Il 70% vive nel Baden-Württemberg, nella Renania Settentrionale-Vestfalia e in Baviera. Continua a essere evidente la divisione postbellica della Germania in due Stati (BRD vs. DDR, fino al 1989). 

Però si notano certe città particolarmente vistose, anche nei Länder più 'italiani'; ecco alcuni esempi:

La città con la più grande comunità italiana attuale, Berlino (35.140 persone inizio 2026, Link, de.statista.com 2026), è un caso particolare, in quanto il numero è cresciuto notevolmente solo dopo la riunificazione tedesca (1990) e in particolare dopo la crisi economica del 2008: 

Berlino - la comunità italiana più numerosa e più recente2

Ma a parte Berlino, ognuna delle città elencate meriterebbe uno studio speciale; dal punto di vista storico, Wolfsburg è sicuramente notevole. È stato osservato che questo comune si distingue per l'ambiente di "una situazione provvisoria reciprocamente rafforzata" (Oswald 2002):

"Die Analyse eines Mikrokosmos ermöglichte es, am Beispiel des Volkswagenwerkes beide Seiten - die Perspektive der Gastarbeiter- und die der Aufnahmegesellschaft - in ihrem Zusammenwirken zu untersuchen. Sie gelangte dadurch zu dem Schluss, dass von einer gegenseitigen Verstärkung des provisorischen Konzepts der 'Gastarbeit' auszugehen ist: Auf Seiten der 'Autostadt' und seines (sic!) 'Werkes' beeinflussten die fehlenden Möglichkeiten (inoffizielle Aufstiegssperren für die Italiener im Werk, fehlender Wohnraum für Ausländer, kaum Frauenarbeitsplätze für Ausländerinnen in Wolfsburg, usw.), und ein kurzfristig angelegtes Beschäftigungskonzept für Ausländer - im starken Kontrast zum Volkswagen-Motto einer betrieblichen (deutschen) 'VW-Familie' .- den Migrationsverlauf. Auf Seiten der Gastarbeiter taten fehlende 'Basisbildung', starke Familienbindungen im Heimatland, häufige landwirtschaftliche Mitarbeitsverpflichtung, das mittlere Alter vieler Italiener ein Übriges, um die Rückkehrorientierung zu intensivieren und einen möglichen Eingliederungsprozess zu erschweren. Somit ergänzten sich, wenigstens in Wolfsburg, beide Seiten in ihrer mangelnden Integrationsbereitschaft und verstärkten jede auf ihre Weise die Idee vom Provisorium." (Oswald 2002, 79)

La ricercatrice Anne von Oswald giunge alla conclusione che nel caso di Wolfsburg si tratti di un ambiente "atipico" (Oswald 2002). Questa opinione, tuttavia, potrà essere valutata solo alla luce di studi comparativi su altre città con una forte presenza italiana. Ma la descrizione così come è riportata è tuttavia confermata dal seguente ricordo biografico di un abitante di Wolfsburg (*1977):

"gestern habe ich am Telefon meinen Vater gefragt. Er würde das für die genannte Zeit durchaus ähnlich sehen. Dass diese Trennung in der Praxis nicht immer funktioniert hat, ist ja etwas anderes (meine Mutter hat sich z.B. oft mit ihren Freundinnen mit Italienern getroffen - in der „Milchbar“, sowas war anscheinend mal in). Aber tatsächlich können wir feststellen, dass die Italiener zu dieser Zeit vom Rest der Stadt durch den Mittellandkanal getrennt waren und in den sog. Italienerbaracken lebten (heute steht da die Volkswagen-Arena). Und die Italiener, die in dieser Zeit nach Wolfsburg kamen und geblieben sind, zeichnen sich bis heute durch fast durchgehend italienische Netzwerke (Bar Azzuri, Bar Trinacria, und weitere Treffpunkte) und z.B. auch sehr niedrige Sprachkompetenzen im Deutschen (und Standarditalienischen) aus. Danach wandelt sich das dann, Wolfsburg erhält ein Centro Italiano di Cultura (mittlerweile geschlossen) und die Stadt übergibt das „Centro Italiano“ (bis heute Herz der italo-deutschen Kultur in Wolfsburg)3 Ende der 1970er in die Selbstverwaltung, um die italienische Kultur in der Stadt präsenter zu machen. Dennoch war zu meiner Kindheit immer noch eine erstaunliche Trennung spürbar, meine italienischen Freunde (i.d.R. 2. Generation) aus der Schule waren z.B. im italienischen Fußballverein (Lupo Martini) und generell viel in italienischen Parallelstrukturen unterwegs. Das war in meiner Kindheit auch noch stadtgeographisch geteilt: die „Deutschen“ in den EFH-Siedlungen um Wolfsburg herum, im Zentrum sowie den Hochhaussiedlungen viele Italiener und Polen. Dass ich immer schon viele italienische Freunde hatte […], galt auch in meiner Kindheit/Jugend noch als sonderlich. In der dritten Generation (z.B. Schulzeit meines Bruders = 10 Jahre später) war das grundlegend anders, da hat man nicht mehr zwischen Italienern/Polen/Griechen/Jugos und Deutschen getrennt, weil alle in erster Linie Wolfsburger waren […]. Mittlerweile meine ich, dass das italienische Erbe als etwas Positives gesehen wird. Aber die traditionellen Institutionen verschwinden (das Centro Italiano wird immer kleiner, die Bars verschwinden, die Hochhaussiedlungen sind Büros von VW geworden, usw.), auch hört man Italienisch nur noch bei den Älteren. Die 3. Generation kann in der Regel zwar sehr gut (Standard-)Italienisch (Dialekt weniger), kommuniziert aber überwiegend auf Deutsch." (22. Januar 2026)

Va quindi sottolineato che le condizioni urbane non hanno affatto favorito lo sviluppo e il consolidamento di un bilinguismo equilibrato e duraturo (cf. sopra ). Gerald Bernhard, che ha studiato il multilinguismo italo-tedesco nella regione della Ruhr, giunge a una conclusione molto simile:

"Letztlich ist wohl die einsprachig konzipierte sprachliche Umgebung in Deutschland dafür verantwortlich, dass einer quasi von Haus aus mitgebrachten Mehrsprachigkeit hier lebender Italiener nicht derselbe Respekt entgegengebracht wird wie etwa einer schulisch erworbenen Fremsprachenkompetenz." (Bernhard 2013, 188

3. Un focus sulla Baviera: l’emergere della comunità italo-bavarese

Date le notevoli differenze regionali, ci concentreremo su un unico territorio, ovvero la Baviera. Qui, il periodo secolare che precede la soglia del 1955 è interamente caratterizzato da una presenza individuale. Sin dal Rinascimento spiccano personalità di rilievo, come ad esempio il pittore Alessandro Paduano (??-1596) <https://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Alessandro_Paduano&oldid=234255800>) o il famoso compositore Orlando di Lasso (1532-1594)4, che scrisse anche numerose canzoni in italiano, francese, latino e tedesco. Un'analisi dei suoi testi sarebbe senza dubbio interessante dal punto di vista linguistico, in quanto potrebbero emergere interessanti fenomeni di contatto linguistico, come nelle Newe Teutsche Liedlein mit fünff stimmen, wölche gantz lieblich zu singen, vnnd auff allerley Jnstrumenten zugebrauchen (<https://www.cpdl.org/wiki/index.php/Neue_teutsche_Liedlein_mit_5_Stimmen_(Orlando_di_Lasso>)Lì si trovano le seguenti righe:

"Die zeit so jetz vorhanden ist /
voller untrew und falscher list /
schaffet das mancher untrew muß werden /
geben gute wort die er nit meint /
erzeigen sich freundlich gegen sein feind /
und keinem menschen vertraw auff erden."

Gli infiniti iniziali (marcati in rosso) che risaltano in tedesco sembrano corrispondere piuttosto alla sintassi italiana.

3.1. La migrazione ottocentesca

Una figura emblematica all'inizio dell'industrializzazione è Joseph Anton von Maffei (1790-1870), figlio di un padre veronese, residente a Monaco di Baviera (<https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Joseph_Anton_von_Maffei&oldid=144271523>). Egli era imprenditore e ingegnere, noto soprattutto come produttore di locomotive a vapore. La rete ferroviaria, che diventava sempre più fitta, rappresentava un enorme progresso delle infrastrutture. Le linee transalpine, in particolare, hanno avuto un impatto enorme sulla migrazione italiana.5

apertura linea
1857 Vienna - Trieste (Semmeringbahn)
1860 Monaco - Salisburgo (Bayerische Maximiliansbahn)
Vienna - Salisburgo (Westbahn)
1867 Bolzano - Innsbruck (Brennero)  (<https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_del_Brennero
1879 Trieste – Udine – Villach (Pontebbana/Pontafelbahn)
1882 Immensee - Bellinzona - Chiasso (Gotthardbahn)
1909 Villach – Salisburgo (Tauernbahn)
alcune linee ferroviarie transalpine

Questa nuova infrastruttura di trasporto creò i presupposti per una vera e propria emigrazione di massa (cfr. per la Germania in generale <https://italiener.angekommen.com/index.html>).  Gli italiani che si trasferirono in Baviera provenivano prevalentemente dal Veneto e e dal Friuli (cfr. le cifre in May 2000, 103-104); le loro L1 erano quindi dialetti ladini, veneti e friulani. Dal Friuli vennero numerosi mattonai (ted. Ziegler), detti transalpini, che hanno svolto un ruolo decisivo nell'urbanizzazione, non da ultimo a Monaco di Baviera (cfr. Del Fabbro 1996, Ortmeier 2000Ortmeier 1995, <https://de.wikipedia.org/wiki/Ziegelei#:~:text=Ziegelei%2C%20um%201910-,Die%20Transalpini,Nimis%20bei%20Udine%20Italia%20Torlano%E2%80%9C.>). Ma oltre alle città, hanno svolto un ruolo importante anche nell'attività edilizia in campagna.

"Wo im 19. Jahrhundert auf dem Land Häuser aus Ziegeln gebaut wurden, hielt sich die Erinnerung an die Italiener, als Ziegler und als Maurer, ihr Wirken gilt gleichsam als Gütezeichen. Spuren haben sie, von Valentino  Cramero und mancher Kinderhand abgesehen, keine hinterlassen." (Ortmeier 2000, 259) 

Si trattava sostanzialmente di una emigrazione stagionale (cfr. Grasmann 2005Krefeld 2021q  <https://www.dh-lehre.gwi.uni-muenchen.de/?p=207483&v=2#p:23>; Kasberger 1988) di gruppi isolati che arrivavano in primavera e rientravano in patria in autunno: "Die Zieglertrupps kamen und gingen, sie waren mobil im Zielland und sie zeigten – als Gruppe – wenig Tendenz zu dauerhaftem Bleiben" (Ortmeier 2000, 253). Si può presumere che non vi fosse alcuna integrazione nella vita quotidiana bavarese. Di conseguenza, ad eccezione degli intermediari che organizzavano i contatti con i cantieri e il pagamento6, non si sviluppò alcun bilinguismo:

"Die Ziegelei, die Baracke oder Arbeitsgruppe formten einen sozialen Mikrokosmos, der isoliert von der Außenwelt blieb. Die Arbeit stellte den bei weitem überwiegenden Lebensinhalt dar." (Del Fabbro 1996, 216)

Questa tradizione terminò con la prima guerra mondiale. Ma dalla fine del XIX secolo si è sviluppata un'altra tradizione di migrazione stagionale, che si è rivelata molto proficua e di lunga durata, perché gli ultimi rappresentanti la praticano ancora oggi, cioè i gelatai veneti (cfr. Campanale 2006); il primo gelataio di Monaco era Pier Paolo Sarcletti (sin dal 1879); la gelateria esiste sempre, oggi situata nella Nymphenburger Str. 155 (cfr. <https://www.sarcletti.de/ueber-uns/>).

Ma inoltre le tradizioni stagionali, abbiamo anche notizie di migranti più o meno soli, tra cui c'erano artigiani con spirito imprenditoriale che hanno fondato officine o negozi; alcuni pavimentatori o "terrazzieri" (facendo terrazzo alla veneziana) avevano molto successo e hanno potuto trasmettere le loro aziende alle generazioni successive (cfr. con studi biografici e Höntze 2000, May 2000). In questi casi si è stabilito un certo bilinguismo familiare in 1a e 2generazione (cfr. qualche cenno in Höntze 2000); solo raramente venivano chiamati a lavorare membri delle proprie famiglie provenienti dall'Italia  (migrazioni di parentela, ted. "Verwandtschaftswanderung", Del Fabbro 1996, 102).

Tracce linguisticamente utilizzabili di questa fase della storia migratoria sono pressoché inesistenti. Non sappiamo praticamente nulla dello spazio storico delle parlate e dello spazio pragmatico del suo utilizzo (cfr. sopra ). Alcuni casi biografici sono stati comunque esaminati dalla storiografia; tuttavia, sia nella storia orale che nella sociologia è consueto tradurre in tedesco le preziose testimonianze linguistiche, rendendole così purtroppo inutilizzabili per la linguistica (cosí ancora Dunkel/Stramaglia-Faggion 2000). alcune informazioni possono comunque essere ricavate dal caso indagato in Höntze 2000.

3.2. Un esempio: Pietro Zannantonio (1878-1942)

Il breve studio appena citato è dedicato Pietro Zannantonio (1878-1942) di Candide (fraz. Casamazzagno) nel Comelico superiore. Questo artigiano lavorò dal 1882 come ramaio/stagnaio ambulante in Baviera, fino a quando nel 1909 si stabilì a Starnberg, 25 km a sud di Monaco, insieme alla sua famiglia, ovvero sua moglie, anch'essa originaria di Candide, e ai loro cinque figli. Lì fondò una fiorente officina di lattoneria, gestito dal figlio Onorino fin al 1992. Nel anno delIa sistemazione, i Zannantonio erano la unica famiglia non ted. nel paese di residenza che contava 4.531 abitanti nel 1900 (cfr. https://de.wikipedia.org/wiki/Starnberg). Sulla base delle osservazioni di Höntze 2000 è possibile ricostruire alcuni aspetti dello spazio epistemico (cfr. sopra ) in cui Pietro si muoveva.

La lingua familiare era il ladino del Comelico. Nella prima generazione si è sviluppato un bilinguismo elementare, caratterizzato da competenze linguistiche diverse tra i genitori: la madre parlava la lingua locale, quindi presumibilmente il bavarese, non proprio il tedesco standard, meglio del padre. È però da sottolineare che il padre abbia sviluppato strategie specifiche per compensare in modo pragmatico il suo scarso bilinguismo. Utilizzava infatti un 'libro ambulante' (ted. Wanderbuch) in cui faceva scrivere ai suoi clienti una valutazione del suo lavoro.

"Pietro Zannantonio dienten diese Referenzen nach Aussagen seiner dazu befragten Kinder Florindo und Maria vor allem zu drei sehr wichtigen Zwecken: Einerseits waren sie Belege, die als Anhaltspunkte für die eigene Buchführung großen Wert hatten. Andererseits, und dies war in seinem Fall das Entscheidende, schlugen ihm als nicht sehr sprachgewandtem Ausländer die Eintragungen gleichsam Brücken zu den Fremden, seiner Kundschaft. Als einer, der mit nur mäßigen Deutschkenntnissen ständigen Umgang mit Einheimischen hatte, konnte er diese Art von Hilfe gut gebrauchen. Oft erleichterte das geschriebene Wort die Kontaktaufnahme erheblich und erübrigte das sonst eher radebrechende Anpreisen seiner Arbeit weitgehend." (Höntze 2000, 57) 

I Zannantonio non disponevano in Baviera di una rete di amici italiani; avevano solo contatti sporadici con altri connazionali. Ma siamo già agli albori di una comunità italiana in Germania; altrimenti il consolato generale di Monaco non avrebbe organizzato eventi per cittadini italiani a cui erano invitati. Inoltre, Pietro sapeva della presenza stagionale dei mattonai nei dintorni di Starnberg:

"Sohn Florindo erinnert sich noch gut daran, wie er schon als kleines Kind öfters mit dem Vater ins Nachbardorf Hanfeld nördlich von Starnberg spazierte, um Italiener zu besuchen, die während des Sommers in der dortigen Ziegelei arbeiteten. Bei ausgiebiger Unterhaltung und einem gemeinsamen Polentaessen wurden Erlebnisse ausgetauscht und Erinnerungen hervorgekramt. [...] Treffen mit Verwandten oder Bekannten in Pietros Starnberger Domizil dienten ebenfalls diesem Zweck" (Höntze 2000, 76) 

Poco dopo la prima guerra mondiale, la famiglia tornò in Italia (3/6/1919), ma già sei mesi più tardi (30/12/1919), ancora nello stesso anno, sono tornati definitivamente a Starnberg. Durante il trimestre trascorso a Candide, i bambini hanno frequentato la scuola italiana e hanno avuto il loro primo contatto con l'italiano standard.  In Baviera, alcuni figli della famiglia hanno fondato propri negozi.

3.3. Nazionalsocialismo

Non va dimenticato un capitolo spiacevole della storia migratoria italo-tedesca: il nazionalsocialismo. Infatti, soprattutto a partire dal 1938, un numero considerevole di lavoratori italiani giunse in Germania. Inizialmente, sulla base di un accordo tra il governo fascista e quello nazista, furono portati nel Reich tedesco fino a 500.000 Fremdarbeiter ('operai stranieri') (cfr. Caramel 2017, Bermani/Bologna/Mantelli 1995, Lang 1996Zucco/Mantelli/Pluviano 2022, Anders/Mantelli 2025). Il primo reclutamento governementale fu quindi stipulato nel contesto delle dittature. A questi si aggiunsero, dal 1943, altrettanti soldati italiani internati e lavoratori coatti deportati (cfr. per Monaco alcune interviste in Rühle, <https://departure-neuaubing.nsdoku.de/int-projekte/muenchen-monaco-malgolo-und-zurueck>). Mancano studi sulle tracce linguistiche di questo periodo (lettere? autobiografie?); è possibile che nel tedesco si possano trovare prestiti italiani. Ma da questo gruppo numericamente consistente non si sviluppò una comunità italiana che persistesse dopo il periodo nazista.

4. Oltre la soglia politica dell’accordo bilaterale (1955)

Davvero sostenibile dal punto di vista demografico si è invece rivelato l’accordo per il reclutamento della manodoperaa italiana (20 dicembre 1955; cfr. <https://italiener.angekommen.com/Dokumente/Abkommen.html>):

"Ungefähr vier Millionen Personen mit italienischer Staatsbürgerschaft sind seit 1955 nach Deutschland zugewandert. Das Jahr der größten Zuwanderung war 1965 mit ca. 270.000, in den 1980er und 1990er Jahren schwankte die Zuwanderung zwischen 30.000 und 50.000. Etwa 89 % der vier Millionen Migranten kehrten nach Italien zurück.[6] Die neuere Migrationsforschung plädiert dafür, diese Mehrheit der Arbeitsmigranten stärker in den Blick zu nehmen,[7] auch wenn das Anwerbeabkommen zur Entstehung einer dauerhaften Gemeinschaft von Italienern in Deutschland führte." (<https://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Anwerbeabkommen_zwischen_der_Bundesrepublik_Deutschland_und_Italien&oldid=259341619>)

Possiamo considerarlo come un atto di nascita di una comunità italo-tedesca, massiccia e resiliente7A Monaco di Baviera vivono  poco meno di 30.000 italiane e italiani (28.723 secondo le cifre del 31/12/2024; cfr. <https://de.statista.com/statistik/daten/studie/1244403/umfrage/anzahl-der-auslaender-in-muenchen-nach-staatsangehoerigkeit/>), che si sono organizzati in diverse associazioni (cfr. <https://www.muenchen.de/it/informazioni-residenti/associazioni-e-iniziative-italiane-monaco>). 

4.1. Che tipo di comunità?

Bisogna però chiedersi con che tipo di comunità abbiamo effettivamente a che fare. Non è affatto una ‘minoranza’ in senso del diritto costituzionale o internazionale. Questo status né viene attribuito agli italiani dalla maggioranza della popolazione nel discorso pubblico, né viene rivendicato dagli italiani stessi. Tuttavia, non ha senso nemmeno classificare gli italiani come etnia, poiché a priori sembra impossibile caratterizzarli attraverso un insieme di tecniche culturali comuni. Le differenze tradizionali tra le regioni di provenienza sono già troppo marcate per questo. D'altra parte, però, non sembra nemmeno sensato considerare ogni gruppo regionale (campani, calabresi, abruzzesi, pugliesi, siciliani ecc.) come un'etnia a sé stante. Esistevano comunque offerte rivolte a tutti nel senso della nazionalità comune; tra queste spicca soprattutto la radio per italiani in Germania (1964-)8. Metaforicamente parlando abbiamo a che fare con un arcipelago di isole linguistiche (ossia uno spazio italo-tedesco frammentato; Krefeld 2019as), in gran parte basato  su migrazioni locali a catena. Esistono alcuni studi linguistici, in parte indagati da studenti e non accessibili. Ecco una selezione:

  accessibile riassunto in
AsiCa2.0 (calabresi) + (link, materiali audio)  
Melchior 2009 (friulani) +  
La Russa 2012 (siciliani) - Krefeld 2019as, link
Parrillo 2014 (lucani) - Krefeld 2019as, link
Mazza 2018 (siciliani) + (link, materiali audio)  
Mazza 2019 (reg.div.) -  

Se si colloca la situazione descritta nel modello triangolare dello spazio comunicativo, il superamento della prima soglia politica ha ripercussioni fondamentali sullo spazio epistemico dei parlanti, poiché ne deriva un chiaro aumento del bilinguismo individuale e quindi dei gruppi, ossia delle reti bilingui corrispondenti; dato che sono coinvolte numerose varietà molto diverse tra loro (dialetti italiani, italiano standard, bavarese, tedesco standard), è forse più appropriato parlare di multilinguismo piuttosto che di bilinguismo.

4.2. Spazio triangolato oltre la 1a soglia

1a soglia
(accordo bilaterale / Anwerbeabkommen del 1955)
1.
gruppi di parlanti
(stessi paesi; prevalentemente meridionali)
 
       
  2.
parlare
(prestiti, commistioni ling.)
  3.
parlate
(dialetti meridionali, it. reg. bavarese, tedesco)
Impatto della 1a soglia sullo spazio comunicativo italo-tedesco

Dal grafico emerge chiaramente che la prima soglia ha avuto un impatto evidente sull'aspetto epistemico dello spazio comunicativo. Essa segna infatti la nascita di gruppi compatti inevitabilmente più o meno bilingui. È importante soprattutto la prospettiva diagenerazionale perché mostra i cambiamenti che il repertorio individuale subisce con il passaggio dalla 1a alla 2a, 3a e ora 4a generazione. Di norma, la competenza linguistica italiana si sposta dal dialetto all'italiano regionale o standard regionale e la competenza linguistica tedesca acquisisce nel contempo lo status di unica o seconda L1; almeno nella 4a generazione, spesso anche prima, l'italiano diventa molto precario. Questa dinamica è stata  analizzata in contesto familiare da Parrillo 2014 (link) e Mazza 2018 (cfr. audio1, link).

Si può inoltre osservare che le varietà italiane vengono usate in modo diverso nell'ambiente migratorio rispetto all'Italia stessa. Le differenze derivano da due tendenze opposte. Da un lato, alcune caratteristiche distintive che stanno scomparendo in Italia si dimostrano resilienti; in questo senso, i parlanti in ambiente migratorio sono conservatrici. D'altra parte, i parlanti migranti sono molto innovativi, in quanto il loro parlare, in maniera consapevole o meno, presenta numerosi fenomeni di contatto linguistico, ad es. prestiti sintattici e lessicali (per i prestiti tedeschi in italiano cfr. Mazza 2018, cfr. audio2, link) o discorsi misti con cambiamenti di lingua (code-switching, code mixing). Passare da una lingua/varietà all'altra all'interno dello stesso enunciato è del tutto naturale per i parlanti multilingue e avviene molto spesso, non di rado anche inconsciamente (cfr. Krefeld 2004a, 90-109); esempi si trovano persino in scritti esposti (cfr. Ingrosso/Barberio 2020 e scritture esposte), come mostra ad es. il menu del ristorante italiano "Galleria - RISTORANTE SPEZIAL" a Monaco di Baviera:

"SPAGHETTI BOLOGNESE
PENNE ARRABBIATA
SPAGHETTI CARBONARA 
VITELLO TONNATO E VICEVERSA 
AUBERGINE ALLA SICILIANA
RISOTTO ALLA MILANESE MIT GÄNSELEBER
LA FRITTURA CON CALAMARI SCAMPI POLENTA
[...]"  [enfasi Th.K.]

<https://www.crowding.gwi.uni-muenchen.de/scritture-esposte-semiotic-landscaping/>

Le forme tedesche, cioè Aubergine ‘melanzane’ da un lato e mit Gänseleber ‘con fegato d’oca’ dall’altro, potrebbero avere uno status epistemico molto diverso nella conoscenza linguistica dello scrittore: Aubergine potrebbe essere anche italiano dal punto di vista grafematico e fonico, quindi forse la sua appartenenza al tedesco non era nota alla persona scrivente; il gruppo preposizionale mit Gänseleber, invece, è chiaramente tedesco, il che non esclude affatto un cambio di lingua eventualmente inconscio, ossia spontaneo, senza pensarci. L'esempio dimostra l'utilità dei test di percezione, che permettono di accedere al sapere linguistico dei parlanti. 

La presenza degli italiani e delle varietà italiane ha però anche ripercussioni sull'uso linguistico dei tedeschi, che utilizzano prestiti, come il saluto ciao bella (cfr. DWDS, link), e pseudo-prestiti dall'italiano. Quest'ultima categoria mette in luce il sapere linguistico dei tedeschi non italofoni, poiché si tratta di unità linguistiche che, dal punto di vista puramente formale, sembrano italiane, ma che non hanno un corrispondente evidente nella lingua italiana. Esempi prototipici sono ted. picobello 'molto curato/elegante/pulito' e ted. paletti nell'espressione alles paletti 'tutto a posto'. Entrambe le forme sono simili per quanto riguarda le loro prime attestazioni (picobello: 1961, paletti: 1959) e la loro diffusione in un periodo di crescente presenza italiana. Probabilmente non è una casuale coincidenza, anzi, indicano l'esistenza di stereotipi italiani presso i parlanti tedeschi. Sebbene pico (cfr. De Mauro, link ) e paletto (cfr. De Mauro, link) esistano in italiano, il significato tedesco di entrambe le forme non può essere derivato dall'italiano. È invece determinante il fatto che, in base alla loro struttura fonetica e sillabica, esse vengano percepite come italiane, indipendentemente dal loro significato, che non ha nessuna importanza. 

Prima attestazione e diffusione di ted. picobello (fonte: DWDS, <link>) e paletti (fonte: DWDS, <link>)

Se si prescinde dalla loro diversa provenienza regionale, la situazione linguistica degli italiani in Germania (fino alla soglia dei media digitali) può essere tipizzata chiaramente dal punto di vista sociolinguistico. Vivono, per così dire, sotto il tetto della lingua tedesca standard e non di quella italiana, in un territorio definito dalle istituzioni dello Stato tedesco in cui è imposta esclusivamente la lingua tedesca (cfr. Krefeld 2019ac). Gli italofoni, si trovano quindi in una situazione di extraterritorialità, specificata secondo l'area di residenza. Per Monaco di Baviera si presenta come segue:

Italiani a Monaco (I): extraterritoriali sotto il tetto della lingua tedesca

Nonostante il numero piuttosto limitato di italofoni e il loro continuo calo, sarebbe tuttavia errato dedurre dalla situazione linguistica un'acculturazione del tutto unilaterale da parte degli italiani. Si osservano piuttosto influenze reciproche evidenti, per cui è più adeguato parlare di transculturazione (cfr. Welsch 1999).

Influssi linguistici - e culturali - in entrambe le direzioni (transculturazione)

5. Oltre la soglia mediale (dal 2003 ca. in poi)

Le persone multilingui comunicano in modo fondamentalmente diverso rispetto a quelle monolingui; per loro il discorso mistilingue è una modalità fondamentalmente disponibile, che viene utilizzata molto spesso, se non in modo permanente, senza motivi specifici (cfr.  Barberio/Ingrosso 2019). Questo comportamento comunicativo è indipendente dal mezzo attualmente utilizzato (cfr. sopra .

Eppure, l'avvento dei media digitali segna una rivoluzione anche in ambito migratorio. Consentono infatti di utilizzare le varietà della regione di origine (dialetti e standard) praticamente senza restrizioni e a costi molto contenuti e nello stesso tempo favoreggiano il loro mantenimento, cioè il bilinguismo (cfr. ???). Di conseguenza, la pressione esercitata dal 'tetto linguistico' tedesco viene notevolmente attenuata. È in questo contesto che va vista la situazione degli italiani arrivati negli ultimi vent'anni, che non sono figli dei precedenti migranti e non appartengono alle 2a, 3a o 4a generazioni dei cosiddetti Gastarbeiter 'lavoratori ospite' (cfr. wikipedia, link). Si tratta dei migranti, per lo più altamente qualificati, denominati expats. Spesso arrivano con l'idea di rimanere in Germania solo temporaneamente, per pochi anni; sul posto di lavoro, nel frattempo, non è raro che si parli inglese, lingua sempre più diffusa anche nella vita privata. La motivazione ad imparare il tedesco è quindi spesso molto debole (cfr. per studi lingusiti Melchior 2009Ingrosso 2020, Barberio 2021). 

Se gli expat italiani da un lato e le generazioni successive ai cosiddetti Gastarbeiter dall'altro costituiscano un gruppo comune, tenuto insieme da sentimenti di identità etnica e/o nazionale, appare ancora poco chiaro, ma Di Salvo/Matrisciano 2020 hanno evidenziato che questo "tecnicismo dell’ambito professionale/aziendale [cioè expat;Th.K.] sia diventato un discrimine sociale adoperato dagli attori coinvolti nei processi migratori per costruire identità conflittuali" (197) con l'obiettivo di distinguere gli emigrati degli anni '50-'80 da quelli degli ultimi anni. I  criteri "sono: (1) il livello socio-conomico, (2) l'etnia, (3) l'integrazione e (4) le competenze  linguistiche" (Di Salvo/Matrisciano 2020, 197).

Del resto non si sa nulla riguardo a eventuali affinità tra italiani e membri di altri gruppi di lavoratori migranti appartenenti ad altre nazioni (turchi, ex jugoslavi ecc.), che potrebbero riflettersi, ad esempio, in tendenze matrimoniali.

5.1. Spazio triangolato oltre la 2a soglia

Dopo aver superato la 2a soglia, lo spazio triangolato si presenta diverso in quanto sono cambiate le condizioni del parlare ('angolo' 2): L'uso di lingue e varietà che, pur essendo disponibili nel repertorio del parlante, non corrispondono alle lingue e alle varietà del luogo di residenza, è diventato del tutto naturale grazie al supporto dei media. 

1a soglia
(accordo bilaterale / Anwerbeabkommen del 1955)
1.
gruppi di parlanti
(stessi paesi; prevalentemente meridionali) + expats
 
       
  2.
parlare
(selezione parlata, prestiti, commistioni ling., parlato scritto)
  3.
parlate
(dialetti meridionali, it. reg. bavarese, tedesco + italiano standard, inglese, ecc.)
 
2a soglia
(media
digitali, dal 2003 ca.)
   
Le due soglie nello spazio comunicativo italo-tedesco

I media digitali consentono ai parlanti di emanciparsi, in una certa misura, dallo spazio storico della lingua (angolo 3) in cui vivono. Così gli italiani in Germania continuano a vivere sotto il tetto della lingua territoriale tedesca, ma possono anche mettersi, metaforicamente parlando, sotto lo schermo mediatico dell'italiano, ossia di una o più varietà italiane.

Italiani a Monaco (II): extraterritoriali sotto il tetto della lingua tedesca e sotto lo schermo dei media digitali

6. Prospettiva

La triangolazione della Germania italiana mostra (cfr. sopra ), tra l'altro, che entrambe le soglie hanno influenzato in modo significativo sia lo spazio epistemico dei parlanti sia lo spazio pragmatico del parlare. Tuttavia, né la soglia politica né quella tecnico-mediale hanno avuto un impatto sul terzo angolo, ovvero lo spazio storico delle parlate. Infatti quest'ultimo è strutturato dalle parlate che sono saldamente istituzionalizzate nell'apparato amministrativo di uno Stato e che quindi possiedono lo status sociologico di una lingua e non solo quello di un dialetto.9 Dobbiamo constatare che né l'italiano né qualsiasi altra lingua immigrata in Germania dall'industrializzazione in poi riveste il minimo ruolo ufficiale; non occorre spiegare che si tratta di un problema strutturale dell'Unione europea che va ben oltre i confini della Germania; è del tutto adeguato parlare di un tabù dell'UE. Comunque sia, anche i grandi gruppi italiani presenti in alcune metropoli (Berlino, Colonia, Francoforte, Stoccarda) non hanno quindi alcun diritto a scuole bilingui o almeno a classi bilingui. Ovviamente le scuole private sono ammesse e quindi esempi come quello della scuola Leonardo da Vinci a Monaco di Baviera (fondata nel 2013; link) sono davvero importanti, non solo per il loro valore simbolico in termini politici, ma anche per il loro reale contributo al consolidamento del bilinguismo precario accennato (cfr. sopra ). Il fatto che la promozione del bilinguismo sia richiesta dalla società metropolitana al di là della comunità italiana è dimostrato chiaramente dal fatto che questa scuola italo-tedesca non è frequentata affatto solo da bambini di genitori italiani.

Bibliographie

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In sostanza, la stessa triangolazione si applica anche ad altre techniche culturali, dato che parlante, parlare e parlate sono ovviamente specificazioni di variabili generiche, cioè dell‘utente, dell’usare e del sistema convenzionale. Basta pensare al cibo, ai vestiti e così via.
Ringrazio Rebecca Horn, Amt für Statistik Berlin-Brandenburg, per il suo aiuto nella ricerca dei dati demografici.
Il sito sembra trascurato dal 2020; Th.K..
L'apertura delle linee  transatlantiche ha avuto un effetto analogo sull'emigrazione italiana verso Sudamerica.
In Baviera, come nella Svizzera tedesca, venivano chiamati “Akkordanten”; cfr. https://de.wikipedia.org/wiki/AkkordantDWDS, https://www.dwds.de/wb/Akkordant#d-1-2.
La radio bavarese, il Bayerischer Rundfunk, ha sospeso il suo programma in lingua italiana nel 2002; cfr. <https://www.br.de/unternehmen/inhalt/organisation/geschichte-des-br/auslaenderprogramm-gastarbeiter-100.html>; però esiste sempre COSMO, il podcast italiano in Germania, prodotto dal Westdeutscher Rundfunk (WDR) a Colonia; cfr.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/sprachen/italiano/index.html
In questo senso, la famosa battuta che "una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina" (link) è del tutto giustificata.

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