L’ALEPO: prospettive di sviluppo del trattamento informatizzato dei dati (etno-)linguistici

Abstract

L’ALEPO (Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale) è un atlante sub-regionale dedicato ai territori del Piemonte occidentale, il cui obiettivo è raccogliere dati linguistici ed etnografici delle varietà galloromanze e galloitaliche dell’area. Dell’Atlante sono già stati pubblicati i volumi I (Il mondo vegetale) e III (Il mondo animale) ed è ormai prossima la pubblicazione del V volume (Lo spazio e il tempo). I primi due volumi sono stati pubblicati in formato cartaceo, su cui era presente una selezione di voci dell’Atlante; il resto dei materiali era contenuto in un CD-ROM allegato, interrogabile solo per alcune funzioni. La pubblicazione del V volume, invece, sarà completamente digitale e open access, sotto forma di file PDF con collegamenti ipertestuali; contestualmente, saranno aggiornati e ripubblicati con lo stesso formato elettronico l’indice dei tipi lessicali e l’indice delle forme. 

Le prospettive future per la continuazione dell’Atlante impongono una profonda revisione della selezione e del trattamento dei materiali da pubblicare. Infatti, con il lavoro redazionale dei primi tre volumi si è osservato che non tutti i dati raccolti durante le inchieste possono essere opportunamente convertiti in voci strutturate rigidamente: a volte le risposte ottenute sono troppo scarse o poco rilevanti sotto il profilo linguistico ed etnografico e per l’economia generale della redazione dell’Atlante; altre volte alcuni materiali, come gli etnotesti, sono troppo complessi e articolati per essere trattati come risposte di un questionario. Inoltre, per favorire l’interoperabilità dei dati, occorrerà adeguare alcuni aspetti tecnici della pubblicazione dei materiali, sia verso l’interno (ad es. l’adozione di caratteri IPA Unicode e di modalità più agili di interrogazione del database redazionale) sia verso l’esterno (ripensamento o superamento del tipo di pubblicazione, ancora legato al formato cartaceo).

1. Introduzione

L’Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale (d’ora in avanti ALEPO) è un atlante sub-regionale dedicato ai territori del Piemonte occidentale interessati principalmente dalla presenza delle minoranze linguistiche galloromanze.

La rete dei punti di inchiesta copre l’area montana del Piemonte occidentale e comprende 42 località divise, tra l’area di parlata occitana, francoprovenzale, piemontese e ligure. L’inserimento di diversi punti di “controllo” nell’area collinare o pianigiana di parlata piemontese e di un punto, quello di Tenda, esterno al confine amministrativo italiano, ha funzione sia di confronto, sia di osservazione «delle dinamiche tra centri interni e esterni all’area» (Canobbio/Telmon 2003: 26), in modo da evitare di stabilire a priori limiti areali o confini linguistici. I rilievi sul terreno mostrano una rete abbastanza fitta: almeno una località per ciascuna valle del Piemonte occidentale sede di una minoranza linguistica, più località nel caso di valli estese o nel caso di situazioni linguistiche complesse. Insieme all’Atlas des patois valdôtains (APV), l’ALEPO costituisce l’ideale completamento sul versante italiano degli atlanti regionali francesi dedicati a regioni confinanti (come l’ALJA, Atlas Linguistique et ethnographique du Jura et des Alpes du nord e l’ALP, Atlas Linguistique de la Provence).

I volumi finora pubblicati dall’ALEPO riguardano:

  • il “mondo vegetale” nei tre moduli Alberi e arbusti (ALEPO I/I nel 2005), Erbacee (ALEPO I/II nel 2007) e Funghi e licheni (ALEPO I/III nel 2004);
  • il volume teorico sulla tipizzazione lessicale Il mondo vegetale. Indice dei tipi lessicali e altre modalità di consultazione (ALEPO I nel 2008);
  • il “mondo animale” nei due moduli La fauna e Caccia e Pesca (ALEPO III/I e III/II nel 2013).
  • lo “spazio e il tempo” con i due moduli appena pubblicati Lo spazio e Il tempo (ALEPO V/I e II).

Nel presente contributo si delineeranno le principali caratteristiche dell’ultimo volume pubblicato, denominato “Lo spazio e il tempo” e si analizzeranno le prospettive future di sviluppo dell’atlante.

2. Il V volume

I lavori per il V volume dell’ALEPO sono partiti nel 2013, subito dopo la conclusione del volume III. La sua redazione è stata simile a quella dei volumi precedenti, così come è stato usato lo stesso software per elaborarne i materiali, poiché la direzione e la redazione progettavano di pubblicare un prodotto editoriale simile ai precedenti, cioè un volume cartaceo con una scelta di materiali e un CD-ROM allegato con tutti i materiali e le carte dell’atlante e vari tipi di indici.

Un primo ostacolo alla redazione di questo volume è stata la chiusura improvvisa di Palazzo Nuovo nell’aprile 2015, la sede del Dipartimento di Studi Umanistici in cui lavorava la redazione dell’atlante, allora formata da 5 persone: ciò ha costretto a rallentare i lavori e a spostarsi nella sede attuale (che è ancora provvisoria). Nell’ultimo anno, inoltre, il contributo della Regione Piemonte si è dimezzato e, dal 2020, è stato azzerato: il che ha reso impraticabile la pubblicazione nella sua forma classica, composta da volume stampato e CD-ROM allegato. La pubblicazione è avvenuta, pertanto, in formato digitale ed è consultabile liberamente tramite il sito http://www.alepo.eu/index.php, con caratteristiche che verranno esposte in seguito.

Il modulo V/I – Lo spazio, dedicato allo spazio geografico (122 voci) contiene voci relative alle caratteristiche del territorio alpino (montagne, valli, le creste, i ripari, tracce e sentieri) e alle caratteristiche del terreno (pietre, pietraie, frane, pareti rocciose); seguono poi diverse voci dedicate all’alpinismo. L’ultima parte riguarda l’acqua: si tratta di una trentina di voci che affrontano le denominazioni legate alle acque correnti (sorgenti, cascate, fiumi, torrenti, ruscelli, sponde, dighe e ponti) e alle acque ferme (laghi, stagni e acquitrini).

Il II modulo, V/II – Il tempo (288 voci), è diviso in una sezione di tempo atmosferico (precipitazioni, temperatura, fenomeni atmosferici) e in una di tempo cronologico (misura del tempo, stagioni ecc.). La prima include una quindicina di voci dedicate a sole, afa e caldo in generale, trenta voci sul freddo (brina, ghiaccio, galaverna) e circa quaranta sui fenomeni di condensazione atmosferica, come nuvole, nebbie e tipi di vento. Le precipitazioni piovose (piogge e grandine) riguardano circa trenta voci, mentre un piccolo nucleo di voci analizza le denominazioni del fango. Un nucleo significativo di voci è dedicato al tema della neve, dai tipi di fiocchi di neve, agli strumenti utilizzati dagli uomini per togliere la neve, dal tema delle valanghe e slavine al gioco sulla neve e agli slittini per bambini; questa parte si conclude con un gruppo di voci dedicate ai corpi celesti come luna, stelle e costellazioni.

La seconda sezione, sul tempo cronologico, contiene le denominazioni dei giorni della settimana, dei mesi e delle stagioni, i nomi delle diverse parti del giorno (l’alba, il mattino, mezzogiorno, pomeriggio, sera, ecc.), i saluti (come, ad esempio, buongiorno, buonasera, arrivederci, a domani), le calende e i giorni di marca (ovvero particolari giorni legati alla scansione del tempo contadino e alla previsione del tempo atmosferico legati a proverbi o espressioni fraseologiche che ne spiegano il significato).

A completamento del dato linguistico, sono presenti alcune fotografie, circa una ventina, dell’archivio etnofotografico (v. fig. 1), finora utilizzate in modo sporadico nelle pubblicazioni precedenti; il ricco archivio, composto da circa 3000 fotografie, rimane in gran parte ancora da pubblicare, poiché riguarda maggiormente i moduli relativi all’agricoltura e alle attività domestiche.

Particolare dei materiali della voce V-I 77 piccozza, in cui sono presenti alcune fotografie dell’archivio.

Particolare dei materiali della voce V-I 77 piccozza, in cui sono presenti alcune fotografie dell’archivio.

Il V volume si differenzia in modo evidente da quelli precedenti, che contenevano principalmente denominazioni dialettali di piante e animali. Le domande presenti, infatti, prevedevano spesso la semplice traduzione di nomi. In questo caso, invece, il questionario ha previsto molte domande di tipo diverso (con la presenza di verbi, sintagmi ecc.) che hanno costretto la redazione a confrontarsi con materiali più eterogenei.

A partire dalle domande chiuse sono nate le voci geolinguistiche più classiche, di carattere onomasiologico (come per es. V-II 42 pioggia, V-II 103 neve) in cui, tuttavia, non è presente l’articolata questione tassonomica (sia scientifica sia popolare) nei moduli riguardanti il mondo vegetale e animale. Un caso particolare, all’interno di questa tipologia, è rappresentato dalle voci che indagano concetti relativi allo spazio alpino e ai fenomeni atmosferici che non hanno un equivalente preciso nelle lingue di cultura (come per esempio V-II-7 un posto ben esposto al sole, v. fig. 2, e V-II 96 il vento fa fumare le creste); queste domande talvolta non hanno dato i risultati sperati in termini di produttività delle risposte o di distanziamento dal modello italiano. Ad esempio, nella fig. 2 si può osservare come la domanda “un posto ben esposto al sole” fosse studiata per elicitare termini corrispondente all’italiano popolare indiritto o al francese endroit: in alcuni casi, tuttavia, l’informatore si è limitato a trasporre letteralmente in italiano la domanda o, in altri casi, ha cercato di rendere il concetto con una perifrasi.

Particolare dei materiali della voce V-II-7 un posto ben esposto al sole.

Le numerose domande aperte del tipo Q162 “Che nomi di stelle e costellazioni conoscete?” o Q273 “Come si chiamano i sei primi e i sei ultimi giorni dell’anno?” puntavano a far emergere tassonomie popolari di fenomeni atmosferici e legati al calendario (cfr. le voci V-II-20 tipi di nuvole, V-II-79 tipi di vento, V-II 171 nomi di stelle e costellazioni, V-II 283 calende [giorni di marca]; cfr. fig. 3).

Particolare dei materiali della voce V-I-171 nomi di stelle e costellazioni.

In modo simile, altre domande aperte erano esplicitamente rivolte all’elicitazione di etnotesti su aspetti particolari della vita alpina (cfr. le voci V-I 53 racconti sulla montagna, V-II-147 racconti sulla neve), mentre altre ancora, di tipo “semantico”, miravano a ottenere definizioni relative a un determinato significante (ad esempio Q280 “Che cosa si intende per montagna?”, v. fig. 4).

Particolare dei materiali della voce V-II-2 montagna.

Infine, alcune domande chiuse prevedevano, in aggiunta alle risposte, proverbi, paragoni liberi o usanze relativi ad alcuni referenti come nel caso di V-II 28 il cielo a pecorelle (v. fig. 5).

Particolare dei materiali della voce V-II 28 il cielo a pecorelle.

In aggiunta alle specificità del V volume, durante la redazione del volume, sono emersi alcuni problemi di economia generale del lavoro, con difficoltà, da parte della redazione, nel trasformare i dati raccolti in voci dell’atlante. In diversi casi alcune domande non hanno ottenuto risposte soddisfacenti, poiché la formulazione della domanda del questionario era ambigua o poco chiara al raccoglitore o all’informatore: pertanto alcune risposte sono semplici traduzioni letterali della domanda (ad esempio Q134 “Ci sono chiazze di terra alternate a chiazze di neve”, Q179 “Una buona giornata di lavoro”, cfr. fig. 6, Q375“Prendere lo slancio per saltare”).

Particolare dei materiali della voce V-II 195 una buona giornata di lavoro.

In altri casi non era presente una denominazione dialettale (ad es. V-I 55 alpinista, V-I 87 guardiano (del rifugio) o il referente richiesto non era stato riconosciuto poiché l’informatore non conosceva la parola italiana equivalente, nonostante che il termine fosse parte del vocabolario dialettale della comunità (cfr. ad es. V-I 66 seracchi, v. fig. 7)

Particolare dei materiali della voce V-I 66 seracchi.

In alcuni casi alcune voci hanno avuto un interesse prettamente etnografico e sono state dunque trascurabili dal punto di vista linguistico (es. V-I 56 guida alpina, v. fig. 8).

Particolare dei materiali della voce V-I 56 guida alpina.

Una differenza molto significativa rispetto ai volumi precedenti è ravvisabile nel fatto che nel V volume non è presente solo materiale di interesse puramente lessicale, ma anche di valore morfologico e morfosintattico: voci “flesse” (ad esempio II-259 anno+, V-II- 15 sudare (io sudo) o voci indipendenti da cui si può osservare la flessione verbale (V-II 38 piove?, V-II-39 piove, V-II-40 è piovuto, V-II-72 mettersi al riparo (dalla pioggia), V-II-73 mettiti al riparo (dalla pioggia), voci che riguardano sintagmi (ad esempio V-II 224 tra una settimana) o intere frasi (ad esempio V-II 255 l’orologio del campanile suona le ore e le mezze ore, V-II 260 quanti anni hai?). Questo ha aumentato sensibilmente il materiale per l’indicizzazione e ha complicato l’inserimento di queste forme nell’indice dei tipi lessicali.

 

3. La prassi redazionale dell’ALEPO: una proposta

Come già accennato, i volumi dell’ALEPO pubblicati prima del V, cioè I-Il mondo vegetale e III-Il mondo animale, erano composti da:

  • un volume cartaceo contenente un’introduzione specifica, una guida alla lettura e una selezione di materiali (cioè le voci più significative del volume), accompagnati dalle relative carte in formato A3;
  • un CD-ROM in cui erano contenuti tutti i materiali e le carte, indici di vario tipo, tra cui l’indice delle forme e l’indice dei tipi lessicali (elaborato secondo le riflessioni teoriche di Cerruti/Regis 2008).

Il V volume, per le ragioni economiche già menzionate, è stato pubblicato in formato digitale. Infatti, il database Access con cui i dati dell’ALEPO sono elaborati produce, come output, dei file di testo che sono facilmente convertibili in PDF. Si è pensato quindi di produrre l’intero volume open access sotto forma di file PDF interattivo con collegamenti ipertestuali interni, in cui sono presenti tutti i materiali e tutte le carte, e non solo una selezione di quelli più importanti.

Questo modo di pubblicazione è, in un certo senso, un compromesso di transizione tra la vecchia impostazione e una pubblicazione digitale a tutti gli effetti. Per il V volume, come è già stato detto, le fasi redazionali e la gestione informatizzata dei dati non sono cambiate rispetto ai volumi precedenti. Per il futuro bisognerà intervenire in modo deciso sul processo di trattamento dei dati dell’atlante, perché le risorse finanziarie sono sempre più scarse e sarà assolutamente necessario ottimizzare la forza lavoro disponibile.

Fino ad ora la prassi del lavoro redazionale ha previsto molti passaggi, talvolta dispersivi, che, per essere portati a termine, hanno richiesto il lavoro di molte persone. All’inizio della redazione di un volume dell’atlante, la redazione ha a disposizione l’enorme mole di dati raccolti con le inchieste ALEPO (circa 1300 h di registrazione) e una loro parziale trascrizione in grafia ALF-Rousselot sui cosiddetti “quaderni d’inchiesta”, compilati dal raccoglitore di ogni punto dell’atlante (alcuni sono compilati integralmente, mentre altri sono più lacunosi), il cui contenuto è stato più volte verificato e corretto in passato sulla base delle registrazioni audio. La prassi redazionale “vecchia” si può riassumere in quattro passaggi, v. fig. 9:

  1. Riascolto integrale della porzione della registrazione audio (anni ’80) dell’inchiesta relativa al volume da pubblicare.
  2. Trascrizione a mano, su carta, in una grafia IPA adattata tutto il contenuto della registrazione, integrando con dati non presenti nei quaderni (dialoghi, cambi di codice, esitazioni…). Questo lavoro era portato a termine da un gruppo di almeno 4 persone. In questa fase, così come nelle successive, i quaderni di inchiesta venivano consultati all’occorrenza solo come controllo del riascolto integrale.
  3. In seguito al primo ascolto e alla trascrizione, caricamento dei dati sul database. Il caricamento avveniva tramite una tastiera virtuale nel font IPA-ALEPO, elaborato ad hoc a fine anni ’90, in base alle esigenze di quel tempo.
  4. Controllo dei dati caricati, effettuato da un redattore diverso da quello che li aveva caricati.

La prassi redazionale “vecchia” dell’ALEPO.

Questa procedura ha alcuni vantaggi e diversi svantaggi. Se da una parte si ha l’accuratezza delle trascrizioni e la coerenza dei dati, con la conservazione di tutte le particolarità presenti nell’inchiesta originale, dall’altra tutto il processo è molto dispendioso in termini di tempo e forza lavoro, poiché coinvolge almeno quattro o cinque persone. Inoltre, il lavoro è talvolta ripetitivo, e rischia di far perdere dati presenti solo nei quaderni di inchiesta, come dati raccolti ma non registrati in audio o annotazioni scritte del raccoglitore. Ad esempio, a Canosio (610), Valle Maira, è stata registrata una filastrocca sul tempo atmosferico (V-II-39 “piove”). Nel Quaderno d’Inchiesta è stata registrata una variante della vicina San Michele di Prazzo, non presente nell’audio dell’inchiesta (fig. 10). Con la prassi editoriale attuale, questa variante avrebbe rischiato, potenzialmente, di essere stata tralasciata e non inserita nel volume, perché i quaderni di inchiesta non sono stati osservati in modo sistematico ma solo come controllo dell’audio.

Varianti locali di proverbi sulla pioggia a Canosio.

Da un punto di vista tecnico, inoltre, il font IPA-ALEPO è ormai obsoleto, poiché si tratta di un vecchio font TrueType non compatibile con lo standard Unicode, che limita molto l’accessibilità e la condivisione dei dati, poiché non è ricercabile o interrogabile. In alcuni casi la mancanza di caratteri in questo font (come la tilde per la nasalizzazione) ha portato alla semplificazione di alcune trascrizioni. Ad esempio, a Pramollo (410), il passaggio della nasale velare intervocalica postonica alla nasalizzazione sulla vocale precedente, descritto da Genre (1992), non è stato reso come tale nell’edizione dell’Atlante, poiché nel set di caratteri manca la tilde per indicare la nasalizzazione. Realizzazioni effettive del tipo [lỹɔ] ‘luna’ risultano dunque trascritte come [ˈlyŋɔ] (cfr. V-II-182)

Poiché in futuro la redazione dovrà lavorare con mezzi finanziari (e umani) più limitati e una redazione più ridotta, si può immaginare di modificare la prassi redazionale con l’obiettivo di semplificare il processo di gestione dei dati, ottimizzare le risorse, e condividere più facilmente i dati in formato digitale. Tutto ciò senza sacrificare la ricchezza e la varietà dei materiali dell’ALEPO. Si può immaginare una procedura redazionale “nuova”, divisa nei seguenti passaggi (fig. 11):

  1. Trascrizione digitale in IPA-Unicode del contenuto dei quaderni di inchiesta su un file di testo. Questo lavoro sarebbe estremamente sveltito dalla digitalizzazione dei quaderni di inchiesta, su cui si è sempre lavorato in formato cartaceo[1]. Si tratta di un lavoro meccanico di conversione da ALF-Rousselot a IPA (che potrebbe essere svolto da redattori più giovani o laureandi in dialettologia).
  2. Controllo delle trascrizioni e integrazione, sulla base delle registrazioni audio. Tutto verrebbe poi caricato sul database.
  3. Inserimento dei dati nel database, che non sarebbe una riscrittura in formato digitale come nella procedura precedente, ma solo una semplice copiatura di dati già disponibili in formato digitale.
  4. Eventuale ricontrollo.

Proposta di procedura redazionale “nuova”.

I vantaggi di una procedura di questo tipo sarebbero diversi: si tratta di un lavoro che potrebbe essere portato avanti da un numero minore di redattori, che valorizzerebbe di più i quaderni d’inchiesta, approfittando del lavoro già fatto. Il risparmio di tempo e risorse sarebbe considerevole, perché si avrebbe solo una fase di trascrizione, integrata e corretta in seguito con l’aiuto delle registrazioni e in seguito copiata sul database. Si noti che queste due fasi potrebbero essere tranquillamente “fuse” trascrivendo direttamente sul database. Inoltre, per quanto riguarda l’accessibilità, il testo in IPA Unicode sarebbe pienamente interrogabile, mentre oggi non lo è. Tuttavia, rispetto alla procedura redazionale “vecchia”, si avrebbero alcuni svantaggi, poiché le trascrizioni sarebbero controllate da meno persone e sarebbero necessari ampi interventi informatici di adattamento del database.

4. Prospettive sul futuro dell’atlante

 Il piano editoriale per i prossimi volumi prevede la presenza di argomenti come l’agricoltura, l’allevamento, la vita comunitaria, che contengono molti materiali che esulano dalla dinamica domanda-risposta tipica di un atlante linguistico tradizionale, e per questo motivo sarebbero difficilmente inseribili nella struttura rigida che l’ALEPO ha finora adottato.

Si pensi, per esempio, ai numerosi etnotesti[2] sulla fienagione (II-I), che ne descrivono le varie fasi, spesso in modo articolato: pertanto, essi non potrebbero essere trattati come semplici risposte di un questionario e difficilmente potrebbero essere inseriti in una carta linguistica tradizionale. In questo caso, infatti, il lavoro redazionale non potrebbe limitarsi a una semplice trascrizione, perché si tratta di materiali che andrebbero non solo pubblicati ma anche commentati estensivamente da un punto di vista linguistico ed etnografico (e non solo introdotti in una nota di presentazione come è successo fino ad ora).

Le precedenti pubblicazioni hanno suddiviso la presentazione dei dati in “materiali” e “carte”. I materiali includevano i dati in forma estesa, con una classificazione delle risposte, note, traduzioni degli etnotesti e testi di altro tipo (proverbi, osservazioni del raccoglitore…); questi avevano anche una nota introduttiva curata da un membro della redazione, che commentava e dava informazioni generali sulla voce, in particolare sui tipi lessicali presenti. Le “carte”, invece, erano costituite da una carta linguistica tradizionale e da un elenco delle risposte sintetico (senza commenti o note presenti nei materiali). Questa suddivisione è stata mantenuta nell’edizione digitale del V volume, ma è chiaro che essa è un’eredità della pubblicazione cartacea: pertanto in futuro potrà essere superata, immaginando che tutti dati possano essere accessibili dal punto di inchiesta rappresentato su un’ipotetica carta digitale.

Già in passato l’ALEPO aveva avuto una pubblicazione elettronica dei suoi dati (il cosiddetto “CD interattivo”), disponibile per il I e il III volume, che permetteva di interrogare la banca dati relativa alle risposte puntuali (denominazioni dialettali, tipi lessicali, forme e foni) e di produrre carte personalizzate (v. fig. 12).

Tipi lessicali per “castagno” nel CD interattivo dell’ALEPO.

 La strada del collegamento diretto con il database per la produzione di carte è sicuramente percorribile, anche se, come si è già detto, sarà necessario un corposo aggiornamento del software. In un certo senso un modello interessante per l’ALEPO è VerbaAlpina, cioè un atlante aggiornato in tempo reale, che consentirebbe di pubblicare scelte di voci anche in modo indipendente dalla redazione di un modulo specifico. Un’altra strada percorribile potrebbe essere la (ri-)pubblicazione delle carte già stampate sul modello dell’Atlante Multimediale dei Dialetti Veneti, cioè in un elenco ordinato progressivamente sulla base del questionario, le cui risposte avrebbero un collegamento diretto all’audio.

Il problema della sostenibilità e del collegamento digitale è molto rilevante per l’ALEPO, poiché si tratta di un atlante completato per circa 1/3 (tre volumi su nove previsti) che dovrà necessariamente rinnovarsi per poter completare la pubblicazione dei suoi preziosi dati linguistici ed etnografici. Più in generale, si pone ancora una volta la questione della riconversione digitale degli atlanti linguistici del passato. Se gli atlanti di vecchia generazione erano elaborati e concepiti interamente come “cartacei”, l’ALEPO si pone in un certo senso a metà tra il cartaceo e il digitale, poiché si tratta di un atlante inizialmente concepito come cartaceo e in seguito elaborato digitalmente, dopo una riconversione delle procedure redazionali: tuttavia, esso è comunque pubblicato con una concezione “cartacea” per quanto riguarda la presentazione e l’accessibilità dei dati. In questo senso, la riconversione dell’ALEPO sarà un processo molto articolato e delicato, poiché non dovrà esservi solo una digitalizzazione dei materiali cartacei, ma anche una accurata riconversione di quelli digitali ormai obsoleti, possibilmente tenendo conto di esperienze come quelle del NavigAIS, dell’Atlante Multimediale dei dialetti Veneti e di VerbaAlpina, e ispirandosi ai principi FAIR dei dati di ricerca (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable, cfr. Krefeld/Lücke in questo volume).

 

[1] A fine 2019 è iniziato il processo di digitalizzazione integrale dei quaderni di inchiesta e dell’archivo ALEPO, che sarà terminato entro il 2020.

[2] Sulla complessa questione degli etnotesti dell’ALEPO, si vedano Canobbio 1989, Canobbio 1993, Baratto 2011.

Bibliografia

  • ALEPO I-I = Canobbio, Sabina / Telmon, Tullio (a cura di) (2005): Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale-ALEPO, vol. I-I Il mondo vegetale. Alberi e arbusti, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca Editori.
  • ALEPO I-II = Canobbio, Sabina / Telmon, Tullio (a cura di) (2007): Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale-ALEPO, vol. I-II Il mondo vegetale. Erbacee. , Scarmagno, Priuli & Verlucca .
  • ALEPO I-III = Canobbio, Sabina / Telmon, Tullio (a cura di) (2004): Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale-ALEPO, vol. I-III Il mondo vegetale. Funghi e licheni, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca.
  • ALEPO III = Canobbio, Sabin / Telmon, Tullio (a cura di) (2013): Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale-ALEPO, vol. III Il mondo animale. I La Fauna, II Caccia e pesca, Alessandria, Edizioni dell'Orso.
  • ALEPO V = Canobbio, Sabina / Telmon, Tullio (a cura di) (2019): Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale-ALEPO, vol. V Lo spazio e il tempo. I Lo spazio, II Il tempo, Torino, Istituto dell’Atlante Linguistico Italiano (Link) .
  • Baratto 2011 = Baratto, Gabriele (2011): Il trattamento degli etnotesti. Prime riflessioni e proposte per la realizzazione dei moduli di carattere etnografico dell’ALEPO., in: Bollettino dell’Atlante Linguistico Italiano 35, 43-77.
  • Canobbio 1989 = Canobbio, Sabina (1989): Al di là della raccolta dialettale: etnotesti e documentazione ergologica dell’ALEPO, in: Atlanti regionali: aspetti metodologici, linguistici e etnografici. Atti del XV Convegno del CSDI (Palermo 7-11/10/1985), Pisa, Pacini, 82-112.
  • Canobbio 1993 = Canobbio, Sabina (1993): Il bucato con la cenere attraverso gli etnotesti dell'Atlante linguistico ed Etnografico del Piemonte occidentale, in: Atti del secondo congresso internazionale della Association Internationale d'Etudes Occitans, Torino 31 agosto-5 settembre 1987, Torino, Dipartimento di scienze letterarie e filologiche, 603-621.
  • Canobbio/Telmon 2003 = Canobbio, Sabina / Telmon, Tullio (a cura di) (2003): Atlante linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale - ALEPO. Presentazione e guida alla lettura, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca.
  • Canobbio/Telmon 2008 = Canobbio, Sabina / Telmon, Tullio (a cura di) (2008): Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale-ALEPO, vol. I Il mondo vegetale. Indice dei tipi lessicali e altre modalità di consultazione, Scarmagno, Priuli & Verlucca.
  • Cerruti/Regis 2008 = Cerruti, Massimo / Regis, Riccardo (2008): La tipizzazione lessicale: problemi e metodi, in: ALEPO I, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 15-59.
  • Genre 1992 = Genre, Arturo (1992): Nasali e nasalizzate in Val Germanasca, in: Rivista italiana di dialettologia 16, 181-224.
  • Krefeld/Lücke 2019 = Krefeld, Thomas / Lücke, Stephan (2019): FAIRNESS – Medien im methodologischen Zentrum der Geolinguistik, in: Berichte aus der digitalen Geolinguistik (II), vol. KIT 9 (Link) .