Le registrazioni audio dell’italiano regionale registrate da Carlo Tagliavini (1965)



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    Katharina Knapp (2019): Le registrazioni audio dell’italiano regionale registrate da Carlo Tagliavini (1965), Versione 3 (13.11.2019, 12:05). In: Korpus im Text, Serie A, 32327. url: http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=32327&v=3
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1. Prefazione

Nel 1965 viene pubblicato il libro La corretta pronuncia italiana. Corso discografico di fonetica e ortoepìa (cf. Tagliavini 1965) dal linguista Carlo Tagliavini. Sembra che questo libro contenga la prima documentazione auditiva dell’italiano regionale che venne registrato con dei dischi. Le registrazioni auditive si svelano come una pietra miliare per  l’illustrazione del materiale linguistico e nella rese della trasparenza delle trascrizioni. È stato, oltretutto, un primo passo per il concatenamento della scrittura con il materiale uditivo. Carlo Tagliavini sfruttò la possibilità che a Bologna, la sua città di residenza, avesse luogo il Centro Addestramento Reclute dove ragazzi giovani di tutta l’Italia venivano chiamati per un periodo di due mesi per assolvere il servizio militare. Tagliavini ricevette il permesso di fare delle interviste con questi giovani e di raccogliere materiali per il suo libro. Lo scopo di quell’opera era di registrare “tutti i fonemi italiani nelle loro varie posizioni” (Tagliavini 1965, XIX), per poter confrontare la pronuncia diversa in tutte le regioni italiane che poi in un secondo momento venne confrontata con la pronuncia standard.

Le analisi linguistiche dei fonemi si basano su 14 registrazioni audio di 14 parlanti di regioni diverse: Bologna, Firenze, Torino, Genova, Milano, Padova, Ancona, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Lecce, Reggio Calabria, Catania e Cagliari. I parlanti sono tutti nati negli anni 1938 e 1939, tutti eccetto il parlante bolognese: impiegato dell’università di 50 anni. Tagliavini sottolinea che si tratta di parlanti con un „livello di cultura piuttosto modesto“ (cf. Tagliavini 1965, XIX) che fungono come rappresentanti per la loro regione d’origine. Di conseguenza si tratta di stimoli di parlanti maschili e giovani che provengono da un ceto sociale modesto.

Le registrazioni erano basate su un questionario e sulla lettura della favola Il vento di tramontana e il sole:

Si bisticciavano un giorno il vento di tramontana e il sole, l’uno pretendendo di essere più forte dell’altro, quando videro un viaggiatore, che veniva innanzi, avvolto nel mantello. I due litiganti convennero allora che sarebbe ritenuto più forte, chi fosse riuscito a far sì, che il viaggiatore si togliesse il mantello di dosso. Il vento di tramontana cominciò a soffiare con violenza, ma più forte soffiava, più forte il viaggiatore si stringeva il mantello; tanto che alla fine il povero vento dovette desistere del suo proposito. Il sole allora si mostrò nel cielo, e poco dopo il viaggiatore, che sentiva caldo, si tolse il mantello. E la tramontana fu costretta così a riconoscere che il sole era più forte di lei.

Il questionario contiene un breve testo e circa 400 parole e frasi che includono tutti i fonemi della lingua italiana in tutte le posizioni sillabiche e fonotattiche. Il questionario fu creato in base ad una collaborazione tra docenti diversi dell’Università di Padova che prepararono un testo in base all’Atlante dei fonemi italiani. La favola invece fu scelta, poiché la Società Fonetica Internazionale la offrì come esempio di trascrizione fonetica (cf. Tagliavini 1965, 295s).

Per sfruttare al massimo il potenziale mediale che ci offre la tecnologia al giorno d’oggi le registrazioni sono collocate in delle mappa interattive grazie alle quali si possono ascoltare le singole registrazioni degli italiani regionali con la rispettiva provenienza geografica.

Un ringraziamento speciale ai figli di Carlo Tagliavini, Silvia, Antonio e Giancarlo Tagliavini, per averci fornito il materiale di Carlo Tagliavini, grazie a cui è stato possibile usare le registrazioni audio per scopi scientifici. Grazie a questo permesso si può realizzare il presente contributo che contiene le registrazioni audio degli italiani regionali registrate da Carlo Tagliavini. Un altro ringraziamento speciale al dottor Salvatore Dicorrado di Catania a cui si devono tutti i riversamenti da vinile e la successiva digitalizzazione e pulizia dei file audio. È stato un lavoro veramente importante e imprescindibile per la realizzazione di questo contributo con l’inserimento dei file audio di alta qualità. Si tratta, di conseguenza, di una mappa interattiva con il potenziale mediale del giorno d’oggi basata però sul lavoro di Carlo Tagliavini grazie al quale possiamo presentare gli stimoli degli italiani regionali di tutta l’Italia degli anni sessanta del secolo scorso.

2. Carte interattive

2.1. Leggenda

In seguito vengono presentate le mappe interattive con delle registrazioni audio registrate da Carlo Tagliavini e con le sue spiegazioni linguistiche riguardanti i singoli stimoli dell’italiano regionale. All’inizio viene mostrata la mappa con gli stimoli registrati tramite la favola. In questa mappa non sono presenti tutti gli italiani regionali di tutti gli informatori, bensí solo alcuni esempi del linguaggio regionale scelti dallo stesso Tagliavini. Dopodiché seguono le ulteriori mappe con i brevi testi che includono tutte le vocali e consonanti registrate tramite il questionario sempre con le spiegazioni linguistiche di Tagliavini.

  • Triangolo: Registrazione audio dell’esempio linguistico con la spiegazione linguistica sotto il file audio.
  • Zoom: È possibile avvicinarsi ai luoghi tramite lo zoom.
  • Geodati: I geodati sono stati generati tramite google.maps in base alla residenza (città) dei parlanti.

2.2. Stimoli registrati tramite la favola

2.3. La vocale “a”

2.4. La vocale “e” aperta

“La pronuncia chiusa invece di aperta (e cioè di ̨é come ẹ́) è comune, nella maggior
parte dei casi, in quasi tutta l’Italia settentrionale.” (Tagliavini 1965, 18)

2.5. La vocale “e” chiusa

2.6. La vocale “i”

2.7. La vocale “o” aperta

2.8. La vocale “o” chiusa

2.9. La semivocale “i̯”

“Sentiamo per esempio le quattro forme mi annoio, la noia, la gioia, operaio che hanno yod intervocalico, nella pronuncia regionale dei nostri informatori centro-meridionali e insulari.” (Tagliavini 1965, 99-101)

2.10. Fonemi lunghi

“Per farsi un’idea della pronuncia […] italiana settentrionale […] basterà sentire alcune […] parole […] nella pronuncia regionale di alcuni dei nostri informatori.” (Tagliavini 1965, 127)

 

“Un [fenomeno linguistico] opposto è quello che hanno molti parlanti, anche di discreta cultura, dell’Italia meridionale. Essi hanno, in conformità col loro dialetto, la tendenza a pronunciare lunghi alcuni fonemi che nell’Italiano [standard] debbono essere pronunciati brevi […]. Questa tendenza si nota all’inizio di parola per i fonemi b e ğ e, in minor misura, per il fonema d. In molte parti dell’Italia meridionale i fonemi b e ğ sono sempre lunghi, in qualsiasi posizione, e perciò anche nell’italiano, i parlanti provenienti da queste regioni tendono a pronunciare bbello invece di bello, bbuono invece di buono (cfr. napoletano bbi̯ello; siciliano bbèḍḍu; napoletano bbuóno; siciliano bbònu), ğğente invece di ğęnte (cfr. calabrese ğğenti), e parimenti in bocca ai Calabresi sarà comune sentire ddanźa per danza ecc.” (Tagliavini 1965, 128)

2.11. Opposizioni di sonorità: sorde e sonore – Le consonanti labiali e labiodentali

“Cominciamo dalle labiali che, come dice il nome, sono pronunciate con l’ausilio delle labbra. Nella serie delle occlusive o momentanee, abbiamo solo le due bilabiali p e b, rispettivamente sorda e sonora. L’occlusione, infatti, si può avere solamente accostando le due labbra che fra loro possono formare un’occlusione completa; al momento dell’apertura si avrà la produzione della sorda p e, in unione alle vibrazioni laringee, della sonora b. La corrispondente nasale (solo sonora) è m. La pronuncia delle labiali non presenta alcuna difficoltà per gl’Italiani, salvo, anche qui, alcuni difetti regionali per ciò che concerne il rapporto fra sorde e sonore e fra brevi e lunghe. I meridionali hanno la tendenza a pronunciare la sonora b invece della sorda p dopo la nasale m.”  (Tagliavini 1965, 140-142)

2.12. Le consonanti alveodentali

“Fra [le caratteristiche] regionali che passano sovente nella pronuncia dell’Italiano, ricorderemo quello, abbastanza diffuso in tutto il Meridione, che sonorizza il t dopo nasale, cioè –nt– > –nd– (si è già accennato alla parola quanto che, su bocca meridionale, viene sovente intesa come ku̯ando). Più grave è la peculiarità di gran parte della Sicilia, ma specialmente della Sicilia orientale, di pronunciare il nesso tr con t ed r cacuminali (cioè articolati battendo non la punta della lingua, ma la parte di sotto della lingua, leggermente ritratta contro i denti); il suono che ne deriva è un fonema del tutto peculiare, che si ravvicina però al nostro č palatale, per cui una parola come quattro suona agli orecchi dei non Siciliani quasi come ku̯aččo.” (Tagliavini 1965, 150)

2.13. Le consonanti vibranti

2.13.1. La consonante “r”

“L’erre tipico italiano, pur non essendo così forte come quello spagnolo (p. es. in perro «cane») si distingue per essere alveodentale e fortemente vibrato. Ciò che produce la sua caratteristica è proprio la rapida vibrazione della punta della lingua. […]
La presenza di un r speciale (per esempio uvulare) invece del normale r italiano alveolare non produce per lo più incomprensioni, mentre può provocare incomprensioni la sostituzione a r di altri fonemi come l o v. Per lo più, però, come si è detto, le diverse qualità di r non dipendono da abitudini regionali, ma sono difetti o vezzi personali o familiari. Si potrà solo osservare che un tipo speciale di r è diffuso in Liguria e in Piemonte e viene usato anche parlando la lingua nazionale.” (Tagliavini 1965, 156)

2.13.2. La consonante “l”

“In alcune regioni (Liguria, Piemonte) è comune, specialmente dinanzi alle dentali e dopo le vocali a, o, u una specie di l che possiamo classificare come laterale velare e che è presente, come fonema a sé stante in parecchie lingue (sovente con un proprio segno alfabetico, come in polacco […]). Siccome i parlanti non hanno, per lo più, coscienza dell’esistenza di questo fonema che considerano del tutto uguale a l alveodentale (e infatti si tratta di una variante combinatoria, determinata dai fonemi attigui che non forma mai opposizione fonologicamente rilevante con l alveodentale) essi trasportano il loro fonema dialettale anche nell’italiano [standard].” (Tagliavini 1965, 158)

2.14. “S” sorda e sonora

2.15. “Z” sorda e sonora

2.16. La consonante “č”

2.17. La consonante “ǧ”

2.18. Il fonema mediopalatale “l'”

“Il fonema l’, presente nell’italiano di tipo toscano, è assente dalla maggior parte dei sistemi fonologici dialettali della nostra Penisola […]. Nell’Italia settentrionale, dove per lo più all’italiano l’ corrisponde un semplice yod (), la pronuncia di l’ s’impara a scuola: siccome però, a differenza delle consonanti lunghe scritte con la doppia, questo fonema, quantunque scritto con un frigramma, non viene insegnato nella sua […] natura lunga, esso è pronunciato […] breve, anche dalle persone colte. Se sentiamo le parole […] dai nostri informatori settentrionali ci accorgiamo subito della differenza di intensità.” (Tagliavini 1965, 205)

2.19. Fonemi sibilanti mediopalatali

2.20. Il fonema nasale mediopalatale “ñ”

La “principale [caratteristica] dei Settentrionali è di articolare ñ breve anziché lungo.” (Tagliavini 1965, 217)

2.21. Le consonanti velari – Uso di “q”

2.22. La velare sonora “g” e la nasale velare “̇n”

2.23. L’intonazione

“La stessa parola, la stessa frase può essere pronunciata con diverse intonazioni. Sarà capitato a tutti, leggendo ad alta voce un testo, di trovarsi dinanzi a frasi interrogative o esclamative di cui ci si accorge troppo tardi (e per questo fanno benissimo gli Spagnoli a mettere un punto interrogativo ed esclamativo rovesciato all’inizio delle frasi interrogative ed esclamative). Si è allora costretti a modificare l’intonazione della voce troppo tardi per essere aderenti a quella che normalmente è l’intonazione nelle frasi interrogative ed esclamative ben note a tutti i parlanti. E ciò per tacere del tono ironico, irato, ecc. Generalmente, in Italia, la frase interrogativa ha un tono ascendente: basterà citare solo alcuni esempi:” (Tagliavini 1965, 257)

Esempio letto da Tagliavini:

 

 

“Ma accanto a queste intonazioni indicanti l’interrogazione, l’esclamazione, ecc. ogni regione ha delle intonazioni speciali e caratteristiche che permettono molte volte di riconoscere il luogo di origine del parlante anche senza distinguerne le parole. Su questa intonazione (detta anche impropriamente «cadenza», «calata» o «accento») si è finora lavorato assai poco in Italia, ma il problema meriterebbe di essere esemplificato in un corso speciale, come è stato fatto dagli Inglesi.” (Tagliavini 1965, 258)

Bibliografia

  • Tagliavini 1965 = Tagliavini, Carlo (1965): La corretta pronuncia italiana. Corso discografico di fonetica e ortoepìa, Bologna, Casa Editrice Libraria Capitol.