Il Dizionario toponomastico trentino



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    Lydia Flöss (2018): Il Dizionario Toponomastico Trentino (DTT), Versione 1 (14.11.2018, 14:19). In: Korpus im Text, Serie A, 32057. url: http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=32057&v=1
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1. I toponimi, beni culturali da tutelare e da valorizzare

Fin dal suo originario impianto Il Dizionario Toponomastico Trentino (DTT) è stato collocato all’interno della più vasta legge provinciale, la n. 2, dell’8 novembre 19801L’intero progetto poggia dal punto di vista normativo sull’articolo 8 comma 2 dello Statuto speciale di autonomia che conferisce alla Provincia Autonoma di Trento competenza primaria nel settore della toponomastica. concernente la catalogazione del patrimonio storico artistico e popolare del trentino. In tal modo veniva implicitamente riconosciuto anche al toponimo una precisa valenza di “bene culturale” in quanto documento della storia e delle tradizioni delle gente trentina. Un bene culturale atipico, non tangibile, con proprie specificità e tuttavia capace di nascondere in sé e rivelare un sapere antico, riferimenti ad attività e a tradizioni popolari ormai scomparse, o tracce antiche della storia di un luogo. La successiva Legge provinciale che regola l’intera disciplina in Provincia di Trento, la n. 16 del 1987 Disciplina della toponomastica poneva alla base del progetto il proposito di raccogliere, conservare e valorizzare l’originale patrimonio toponimico trentino, avvalendosi di ricerche sistematiche estese su tutto il territorio. Al prioritario intento di “promuovere la raccolta e lo studio dei toponimi del Trentino e di favorire la conoscenza della loro pronuncia ed uso” si accompagnava, nell’art. 1 della Legge, quello di approfondire la conoscenza “del loro significato, tradizione ed origine”. In tal modo si ponevano già le premesse per l’avvio delle tre direttrici del progetto, quella, prioritaria, della raccolta sincronica dei nomi di luogo trasmessi oralmente, quella della raccolta diacronica dei toponimi tratti da documenti antichi e infine quella del loro studio etimologico.

La Provincia di Trento, unica nel panorama nazionale a progettare un’impresa pluriennale organica per il completo rilevamento toponomastico sul territorio2Sebbene più recenti, sono da menzionare in ambito italiano per il progetto organico che le distingue anche le imprese dell’Atlante toponomastico del Piemonte montano (ATPM) e l’ Enquête toponymique en vallée d’Aoste., con questo vasto progetto si collocava sulla scia di precedenti raccolte e studi avviati da illustri studiosi che si erano distinti o ancora si distinguevano nel settore della toponomastica trentina, quali ad esempio Carlo Battisti, Berengario Gerola, Ernesto Lorenzi, Giulia Mastrelli Anzilotti.

2. La ricerca geografica sul campo per il Dizionario toponomastico trentino

Ma ciò che caratterizzava fin dal suo nascere il DTT era la centralità della raccolta orale della prima delle sue fasi, quella della raccolta sincronica geografica sull’intero territorio provinciale. La priorità cronologica conferita alla ricerca geografica si rendeva necessaria considerato che le rilevazioni dipendevano dalla conoscenza affidata soprattutto alla testimonianza di persone anziane, una conoscenza “fragile” perché destinata –più che mai negli ultimi decenni del Novecento e all’inizio del Secondo millennio- a risentire di radicali mutamenti sociali, economici, culturali e linguistici.

La natura della ricerca, che presupponeva conoscenza del territorio, capacità e disponibilità di tempo per contattare gli informatori e per effettuare le necessarie verifiche sul campo, ha orientato il curatore del progetto, l’attuale Ufficio Beni archivistici, librari e Archivio provinciale della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento verso un programma di collaborazioni affidato, previe opportune azioni di informazione e di sensibilizzazione, a persone residenti o legate comunque al territorio oggetto di indagine.

In tal modo, per circa 25 anni di durata delle inchieste sul campo, sono stati affidati a un gruppo di circa 180 ricercatori opportunamente istruiti gli incarichi di ricavare il maggior numero di nomi di luogo dai parlanti locali degli allora 223 comuni trentini. A cura del ricercatore era la scelta degli informatori, in totale oltre duemila, uomini e donne del posto, di età di solito superiore ai cinquanta anni, che praticavano quotidianamente il territorio del comune per motivi di lavoro, di relazioni tra compaesani, o di attività quali caccia, pesca, raccolta di funghi.

La libertà di scelta e di azione conferita al ricercatore per l’individuazione degli informatori e per le modalità di raccolta veniva però controbilanciata da una sistematica impostazione del lavoro da parte dell’ufficio, che richiedeva ai ricercatori di produrre, non solo schede toponomastiche rigorosamente impostate nei campi da compilare, ma anche carte alla medesima scala (1:10.000) opportunamente elaborate per la collocazione dei nomi raccolti, redazione di un registro di corredo con illustrazione delle fasi di lavoro, degli informatori e del territorio, produzione di un certo numero di fotografie corrispondenti ai luoghi con i nomi più significativi e registrazione di un’audiocassetta per l’ascolto dei toponimi popolari in ordine alfabetico.

La scelta metodologica si è rivelata efficace, considerato che non solo è stata portata a termine la raccolta ma è stata anche resa fruibile la consultazione -in volumi e in rete- di un patrimonio ingente sia di informazioni linguistico-dialettologiche, sia di preziose conoscenze relative alla storia del territorio, al suo uso e alle trasformazioni che ha avuto nel corso dei secoli, ai flussi di movimento di gruppi provenienti da altri territori, alle attività esercitate dall’uomo, alle consuetudini e alle tradizioni, alle credenze, alle leggende, alla fede religiosa.

Dopo poco più di vent’anni di inchieste sul campo, la ricerca si è infatti conclusa producendo una banca-dati di 155.872 siti geografici (cioè luoghi fisici, individuati su carta geografica), ai quali corrispondono 205.687 nomi di luogo, parte dei quali costituiscono le numerose varianti rilevate per numerosi siti. Tutto il materiale riguardante la raccolta geografica del DTT, sia le prime schede cartacee, sia le successive schede informatizzate, è stato progressivamente riversato nella banca-dati gestita da uno specifico programma.

La sistematicità del lavoro di raccolta da parte di un numero tanto alto di ricercatori per una tale varietà di luoghi è stata garantita principalmente dalla strutturazione della scheda di rilevazione del Dizionario toponomastico trentino, che prevedeva fin dall’inizio una serie di campi organizzati in tre sezioni: Intestazione, Dati del toponimo e Descrizione del luogo.

La prima sezione, quella specificamente onomastica, presenta i nomi di luogo del sito nella varietà dialettale del posto, e in forma cartografica.

La trascrizione del toponimo di tradizione orale occupa i primi due campi della scheda: il campo Forma semplificata e il campo Forma popolare. Il primo prevede la trascrizione del nome secondo le norme fissate per la toponomastica del Trentino dalla Giunta provinciale con Deliberazione della Giunta provinciale n. 10517 del 1993 intitolata Approvazione dei criteri per la scelta, la trascrizione e l’utilizzo dei toponimi da parte degli Enti locali. Tale sistema ha permesso di uniformare la trascrizione dei nomi di tradizione orale di tutto il territorio provinciale (con l’eccezione per i nomi di luogo delle zone abitate dalle minoranze ladine, mòchene e cimbre che prevedono specifici sistemi di trascrizione3In base alla L.P. n. 7 del 23 luglio 2004, art. 6 ter “La Giunta provinciale, in ottemperanza a quanto previsto dall’articolo 01, comma 1, del decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino – Alto Adige concernenti disposizioni di tutela delle popolazioni di lingua ladina, mochena e cimbra della provincia di Trento), affida agli istituti culturali di riferimento di ciascuna minoranza linguistica il compito di stabilire e aggiornare le regole e le norme linguistiche e di grafia atte ad assumere valore di ufficialità, anche per favorire il processo di standardizzazione degli idiomi locali”. Per la trascrizione dei toponimi ladini si veda: Ladino di Fassa: ortografia normalizzata, secondo le innovazioni introdotte nel 1993 “Aggiornamenti per l’ortografia e la standardizzazione del ladino fassano” in: Mondo Ladino. – Vigo di Fassa :A. XVIII (1994); pp. 17-25. Per la trascrizione dei toponimi mòcheni si veda: Mòcheno: “Norme per la trascrizione dei toponimi nella lingua mòchena“ (approvate dal Bersntoler Kulturinstitut 19 maggio 2006). ), accrescendo in questo modo le potenzialità della ricerca, del confronto e dell’estrazione dei dati. Il sistema si discosta dal sistema di trascrizione della lingua italiana per l’uso degli accenti, che sono obbligatori sempre sulle e e sulle o per distinguerne l’apertura o la chiusura e sono assenti solo sui monosillabi; per l’uso delle maiuscole nei secondi o terzi componenti il toponimo (maiuscolo se a loro volta toponimi, o se soprannomi o nomi di persona); per la distinzione tra s e z sorde e sonore, dove le sorde intervocaliche sono trascritte con ss e zz e le sonore iniziali con la sottolineatura s e z.

Il campo Forma popolare corrisponde alla trascrizione del medesimo nome secondo un sistema fonetico a sua volta semplificato rispetto al sistema IPA, dove non sono previste maiuscole, ogni nome reca l’accento e compaiono segni grafici quali k, ĝ, ñ, s e z cedigliate. L’aggiunta di questo sistema di trascrizione consente una maggior definizione dei suoni e un’immediata collocazione dell’accento tonico.

I due campi che illustrano la dizione orale del nome, supportati ulteriormente dalla voce registrata di un parlante locale, sono seguiti dal campo Forma ufficiale che riporta l’eventuale trascrizione del nome nella cartografia ufficiale, quale le sezioni della Cartografia topografica provinciale in scala 1.10.000 della PAT (CTG) le tavolette al 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare (IGM), le mappe catastali in scala 1:2.800 (MC), i registri reali del Libro fondiario (LF), le carte Kompass (K), o Tabacco (T).

La forma cartografica, in generale, si presenta fortemente italianizzata e a volte reca errori grossolani, quali, ad esempio, CA NEVE per Càneve (letteralmente ‘cantine’); DOSSO DELLA VECCHIA per Dòs de l’avéz (letteralmente ‘dosso dell’abete rosso’); DOSSO DEL BUE per Dòs del bugo (nome dialettale del gufo), CROZZO DELLA STIRIA per Cròz da la stria (in dialetto, la strega); PRATO DEL CANTORE per Pra del cantó (nella varietà dialettale del Trentino occidentale ‘il cantone’), o ancora PRATI IMPERIALI per Caserbisen, letteralmente ‘prati della casara’ ma interpretati come ‘prati del Kaiser’ e quindi tradotti nella forma ‘imperiali’ o BISCHOFSVACHE (letteralmente ‘cascata del vescovo’) per il dialettale Pissavaca (derivato dalla somiglianza con la discesa dell’urina di vacca).

Nella sezione Dati del toponimo trovano posto i campi Comune (il Comune amministrativo all’interno del quale si colloca il luogo), Frazione, Sigle degli informatori, Sigle delle carte consultate, Sigla del rilevatore e Collocazione CTGCarta Topografica Generale. Quest’ultimo campo consente, attraverso un numero di sezione della carta, una lettera e un numero che assieme individuano un quadrato chilometrico e un numero progressivo all’interno del quadrato, di collocare precisamente il nome sulla cartografia in scala 1:10.000.

La sezione Descrizione del luogo presenta il campo Indicatore geografico, il campo Descrizione del luogo e il campo Note. Nel primo campo il ricercatore era tenuto a inserire un nome comune (a volte accompagnato da un aggettivo) che identifica il luogo indagato in modo semplice ed immediato: prato, bosco, torrente, lago, centro abitato, costa prativa, cima rocciosa, dosso, ecc. L’informazione viene completata, senza soluzione di continuità, nel campo Descrizione del luogo, dove sono indicati l’altitudine, i confini, la presenza e il tipo di vegetazione o di edifici, gli interventi umani. Dal momento che ai ricercatori era stata data libertà di scelta della terminologia da usare per l’indicatore geografico e nella descrizione, questi campi non sono stati normalizzati all’interno della banca-dati; ciò nonostante, risulta piuttosto semplice effettuare ricerche mirate ed ottenere serie tipologiche uniformi, per quanto riguarda l’oggetto geografico, anche usando termini sinonimi (per esempio, nella ricerca di rilievi di modesta elevazione si potranno usare i termini colle, collina, dosso, altura, rilievo)4La scelta della terminologia da usarsi come ‘indicatore geografico’ interessa –oltre la toponomastica- anche altre discipline per le quali è importante definire il contesto ambientale, come per esempio l’archeologia e l’architettura. In Cassi – Marcaccini 1989  viene presentato un glossario di termini utilizzabili per la descrizione geografica, distinti in una ricca serie di categorie e sotto-categorie, riguardanti sia l’ambiente naturale (rilievi, idrografia, rocce, vegetazione), sia aspetti di sistemazione del paesaggio (a scopo produttivo, abitativo, di servizio).. Infine, nel campo Note si trovano varie osservazioni che il ricercatore ha ritenuto opportuno segnalare (bibliografia pertinente, etimologia popolare, curiosità, leggende, aneddoti legati al luogo).

3. La divulgazione della banca-dati toponomastica del Dizionario toponomastico trentino

Oltre due terzi dell’intero patrimonio toponomastico raccolto dalla voce degli informatori è oggi pubblicato in rete, nella sezione Toponomastica del sito www.cultura.trentino.it; da questa sezione si accede anche ad una serie di informazioni generali riguardanti la toponomastica in Trentino (legislazione, metodi di rilevamento toponomastico, bibliografia, descrizione delle varietà dei dialetti trentini). Dopo una serie di importanti interventi di immissione di dati, di digitalizzazione di suoni e di immagini e di georeferenziazione delle posizioni cartografiche, attualmente sono in linea oltre 130.000 schede toponomastiche. Di queste è possibile, attraverso ricerche semplici o avanzate, non solo leggere i dati della scheda, ma anche ascoltare la pronuncia dialettale di ogni singolo nome, individuare la posizione del nome di luogo sulla carta e eventualmente vedere l’immagine fotografica relativa al luogo.

La diffusione dei risultati delle inchieste toponomastiche del Dizionario toponomastico trentino non avviene soltanto attraverso il web, ma anche secondo il più tradizionale sistema della pubblicazione in forma di libro.

Nel 1990 è uscito il primo volume della collana Ricerca geografica che adesso conta 18 volumi che riportano in totale circa 48.000 toponimi.

La struttura dei volumi segue un modello standardizzato che prevede un’ampia introduzione dedicata agli aspetti geografici, storici e linguistico-toponomastici dell’area oggetto di interesse cui segue la sezione propriamente lessicografica con la successione, Comune per Comune delle schede toponomastiche ordinate alfabeticamente secondo la scrittura semplificata del DTT. Ogni volume, che è corredato di un ampio apparato fotografico e di una ricca bibliografia tematica, è completato da un cofanetto contenente le carte topografiche relative al territorio presentato (sulla base della Carta topografica generale della Provincia autonoma di Trento, in scala 1:10.000) e il fascicolo con l’elenco dei toponimi, raggruppati per sezioni e per quadrati.

Questo è l’elenco dei volumi della collana Ricerca geografica del Dizionario toponomastico trentino:

  1. I nomi locali dei comuni di Calavino, Lasino, Cavédine. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni culturali, Ufficio Beni librari e archivistici, 1990
  2. I nomi locali dei comuni di Ivano-Fracena, Samone, Scurelle, Spera, Strigno, Villa Agnedo / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni culturali, Ufficio Beni librari e archivistici 1991
  3. I nomi locali dei comuni di Mori, Ronzo-Chienis / a cura di Lidia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 1995
  4. I nomi locali dei comuni di Bolbeno, Bondo, Breguzzo, Roncone, Zuclo / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 1996
  5. I nomi locali dei comuni di Novaledo, Roncegno, Ronchi Valsugana / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 1998
  6. I nomi locali dei comuni di Ala, Avio / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 1999
  7. I nomi locali dei comuni di Taio, Tòn, Trés, Vervò / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 2001
  8. I nomi locali dei comuni di Bosentino, Centa San Nicolò, Vattaro, Vigolo Vattaro / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 2002
  9. I nomi locali dei comuni di Bezzecca, Concei, Molina di Ledro, Pieve di Ledro, Tiarno di sopra, Tiarno di sotto / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni librari e archivistici, 2006
  10. I nomi locali della Val di Fassa / a cura di Fabio Chiocchetti. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni librari e archivistici ; Vigo di Fassa (TN) : Istitut Cultural Ladin “majon di fascegn”, 2007
  11. I nomi locali del comune di Vallarsa / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 2009
  12. I nomi locali dei comuni di Ossana, Vermiglio / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 2010
  13. I nomi locali dei Comuni di Lona-Lasés, Segonzano, Sovér / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni librari, archivistici e archeologici, 2011
  14. I nomi locali dei Comuni di Bocenago, Caderzone Terme, Strembo / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni storico-artistici, librari e archivistici, 2013
  15. I nomi locali dei Comuni di Baselga di Piné, Bedollo / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni culturali. Ufficio Beni archivistici, librari e archivio provinciale, 2014
  16. 16. I nomi locali dei Comuni di Panchià, Tesero, Ziano di Fiemme/ a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni culturali. Ufficio Beni archivistici, librari e archivio provinciale, 2016
  17. I nomi locali dei Comuni di Isera, Nogaredo, Nomi, Pomarolo, Villa Lagarina / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni culturali. Ufficio Beni archivistici, librari e archivio provinciale, 2017
  18. I nomi locali dei Comuni di Mezzana, Pellizzano / a cura di Lydia Flöss. – Trento : Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i Beni culturali. Ufficio Beni archivistici, librari e archivio provinciale, 2018

4. Il sistema web-gis e le carte tematiche

L’utilizzo di ulteriori sistemi georeferenziati come Arcmap consente da qualche tempo di realizzare delle ricerche mirate all’interno della banca-dati e di ottenere significative visualizzazioni grafiche del risultato di tali ricerche.

Tali ricerche possono riguardare aspetti linguistici legati alla distribuzione di determinate forme toponimiche sul territorio provinciale, come ad esempio la presenza dell’appellativo che deriva dall’etimo latino RUNCARE.

I toponimi del Trentino sulla base RONC*

La carta n. 1, frutto dell’elaborazione dei dati sulla base di criteri di ricerca esclusivamente linguistici, presenta i toponimi di tipo rónch-rónchi nelle sole forme semplici al singolare e al plurale sull’intero territorio provinciale. Sono stati appositamente esclusi da questa indagine i toponimi derivati di tipo Roncóne, Roncégno, Roncac’, Ronchét ecc… che costituiscono un altro abbondante numero di nomi di luogo.

La carta consente un’analisi di tipo dialettologico sugli esiti dell’appellativo nelle diverse varietà di dialetti del Trentino: le forme con conservazione della desinenza al maschile presenti nella sola area di influenza dialettale veneta quali la Valsugana e tutto il territorio sud-orientale dei comuni di Folgaria, Terragnolo, Trambileno, Vallarsa (Rónco); le forme tronche con la palatalizzazione della velare tipiche della Val di Non (Rónc’); le forme con la caduta della n dinanzi a consonante (fenomeno tipico della Lombardia orientale che si spinge fino alla Valbona e alla Val di Ledro) (Bonfadini 1992, 40) e lo spostamento della vocale tonica da ó a u tipico dell’area trentina sud-occidentale (Ruch); le forme solandre con l’aspirazione della gutturale sorda qui resa con l’aggiunta di j al digramma ch usato per la velare, secondo le norme di trascrizione dei toponimi trentini (Rónchj).

La medesima carta consente di evidenziare che tale appellativo si incontra in ogni vallata del territorio provinciale, fatta eccezione per le aree dei massicci rocciosi più importanti quali il gruppo del Brenta o l’Adamello e consente inoltre di aprire un confronto significativo con un’altra carta, quella del corrispondente appellativo di origine tedesca, raut, dal medio alto tedesco GE-RIUTE ‘roncato; dissodato’ (Battisti 1940, 74). Tale forma (carta n. 2), qui riportata, seppur soltanto in posizione di appellativo ‘testa’ del toponimo, anche nelle forme derivate (ad esempio il diminutivo Ràutele) si trova presente soprattutto nelle aree di antica colonizzazione tedesca mòchena e cimbra del territorio provinciale, ma è presente anche in aree che dalla colonizzazione tedesca medievale non sono state toccate come l’area ladina, quella nònesa e quella solandra, a dimostrazione che questo, così come altri appellativi di identica origine come laita, è entrato col tempo a far parte del lessico pantrentino. La carta n. 2. mette in risalto inoltre la formazione morfologica di questa tipologia toponimica diffusa in aree estranee alla colonizzazione tedesca medievale (Flöss 2013), che prevede generalmente un etimo di origine tedesca adattato alla morfologia trentina e con articolo trentino (ad esempio la Laita, le Ulbe; le Laite; i Crèleri, i Rauti), anche nei casi di formazioni diminutive del tipo el Rautèl dove il suffisso del diminutivo è tipicamente trentino. Il medesimo diminutivo nell’area di antica colonizzazione cimbra come il Comune di Vallarsa può però presentarsi anche nella forma el Ràutele dove il suffisso diminutivo –ele è di origine tedesca.

I toponimi del Trentino di tipo RAUT.

Analisi come queste da qualche tempo sono state inserite anche nella sezione introduttiva dei volumi della raccolta Ricerca geografica del Dizionario toponomastico trentino.

Proprio per il Comune di Vallarsa nel volume n. 11 della collana un’indagine all’interno della banca-dati georeferenziata dei toponimi del comune ha consentito di illustrare graficamente due coppie toponimiche (Flöss 2009, 48-49): la prima costituita da toponimi composti con l’appellativo di origine neolatina camp e dai corrispondenti toponimi composti con l’appellativo di origine tedesca acher (carta 3), la seconda costituita da toponimi composti con l’appellativo di origine neolatina pra e dai corrispondenti toponimi composti con l’appellativo di origine tedesca bise (carta 4).

I toponimi di Vallarsa con appellativo CAMP e ACHER.

I toponimi di Vallarsa con appellativo PRA e BISE.

In entrambi i casi, pur essendo sempre di gran lunga superiori numericamente i toponimi formati sugli appellativi di origine neolatina, tuttavia la distribuzione dei toponimi risalenti ai due etimi dimostra una compresenza tuttora viva nella tradizione orale di nomi di luogo di origine romanza e di nomi di luogo di origine tedesca che si distribuiscono omogeneamente sull’intero territorio.

I toponimi di origine tedesca a Baselga di Piné.

Sempre rimanendo all’interno delle aree di antica colonizzazione tedesca, in questo caso mòchena, una carta come la n. 5 ha consentito nel volume XV del DTT di evidenziare la distribuzione di questi toponimi all’interno del territorio comunale di Baselga di Piné (carta 5). Tra questi toponimi si riscontrano molti nomi formati con il nome o il soprannome della famiglia originariamente proprietaria del terreno, che conservano molto spesso la caratteristica desinenza del maschile tedesco –er (ad esempio Bòler) trentinizzato al plurale in –eri (ad esempio i Bòleri). Tra questi la Bèchera, i Écheri, el Pèrner, el Pìnter, el Plàncher, el Plùter, el Pòcher, i Prèneri (Flöss 2014, 61-68).

Il volume XVII era dedicato alla toponomastica di 5 comuni della zona lagarina della destra Adige, nota per la produzione di vini pregiati. La coppia di carte 6 e 7, una recante i toponimi che presentano il termine Vigna o suoi derivati e composti (carta n. 6) e l’altra che evidenzia i punti corrispondenti a aree attualmente coltivate a vigneto (carta n. 7) ha evidenziato una fortissima disparità numerica che lascia immaginare come la coltivazione della vite da un lato sia continuata nel tempo (infatti tutti i toponimi con appellativo del tipo vigna sono tuttora dei vigneti), dall’altro come essa si sia intensificata nel corso del tempo, soprattutto dopo la formazione dei toponimi.

I toponimi di tipo VIGNA nei Comuni della Destra Adige.

I luoghi coltivati a vigneto nei Comuni della Destra Adige.

Tra i circa 480 luoghi che dalle inchieste toponomastiche risultano adesso coltivati a vigneto si osserva una certa continuità nella messa a coltura, poiché circa un terzo presenta l’appellativo Bróilo, Camp, Campagna o Cesura, Cesurét, Frata, Noval, Vanéza che denota come da tempo antico questi luoghi dovevano corrispondere se non a vigneti, tuttavia a aree comunque coltivate (Flöss 2014, 56-60).

L’attività di valorizzazione dei dati del Dizionario toponomastico trentino si estrinseca anche nella produzione di saggi su riviste specializzate. Uno di questi è stato dedicato al confronto tra i dati storico-bibliografici e i dati toponomastici relativi alla presenza del lupo in Trentino (Calabrese, Flöss 2017, 71-116).

La carta n. 8 illustra la presenza dei 111 toponimi formati sui nomi dialettali della fossa luparia, che possono assumere le forme dialettali con terminazioni diverse (ma derivate tutte dall’aggettivo latino LUPARIUS, LUPARIA) a seconda delle varietà dialettali: –aia/-agia (lovaia, lovagia), -ara (lovara, loara), –èra (livèra, lovèra, loèra, luèra).

I toponimi del trentino di tipo LOVARA.

La carta evidenzia inoltre l’assenza totale di toponimi formati con il nome della fossa luparia in val di Fassa e nel Primiero, mentre presenta due sporadici punti in val di Sole. La concentrazione maggiore è nelle valli di Non e di Cembra, in Giudicarie e val Rendena. In queste aree essi si collocano per oltre il 60% dei casi a quote medio-basse e per ben oltre il 60% dei casi nelle immediate vicinanze degli abitati storici, quando non all’interno dell’abitato stesso.

5. L’odonomastica in Provincia di Trento

L’art. 1 della L.P. 16 del 1987 che regola la disciplina della toponomastica in Provincia di Trento enuncia che il Dizionario toponomastico trentino costituisce anche lo strumento per la corretta denominazione del territorio della Provincia di Trento. Su questa base, l’art. 8 dedicato alla denominazione delle strade, piazze ed edifici pubblici aggiunge che le deliberazioni comunali relative alla denominazione di strade, piazze ed edifici pubblici sono soggette all’approvazione della Giunta provinciale, sentito il parere della commissione provinciale per la toponomastica.

Il ruolo di controllo da parte della Provincia nei confronti delle scelte odonomastiche dei Comuni persegue il duplice scopo di applicare su tutto il territorio i criteri per la scelta, la trascrizione e l’utilizzo dei toponimi da parte degli enti locali previsti dalla deliberazione n. 10517 del 1993 e di recuperare, nel contempo, per le intitolazioni stradali, i toponimi di attestazione popolare rilevati dal Dizionario Toponomastico Trentino.

Uno dei punti forti della deliberazione del 1993 prevede infatti che per le aree di nuova edificazione o non edificate le categorie da tenere presenti della nuova toponomastica siano in ordine di preferenza, dapprima i toponimi popolari ancora noti e vivi presso la gente del luogo e documentati dalle ricerche del Dizionario Toponomastico Trentino; in seguito i toponimi usati dalla Carta topografica generale provinciale, dalle mappe catastali e dal Libro fondiario, se fondati sulla tradizione popolare, con eventuale revisione della trascrizione e dando precedenza a quelli di maggior rilevanza; oppure, ancora, i toponimi celebrativi di eminenti figure storiche locali, comunque benemerite (raccolti possibilmente per categorie coerenti), i toponimi di richiamo geografico, in reticoli stradali coerenti, riferibili all’ambito comunale o provinciale o della regione alpina e infine, in ordine di preferenza, i toponimi rispecchianti l’utilizzo edilizio prevalente della località (sportivo, industriale, turistico, residenziale, ecc.).

Attraverso un attento e normalizzato uso delle preposizioni, pertanto, sono stati deliberati dalla Provincia di Trento alcune migliaia di nomi di via, tra i quali ad esempio Via di Bitòl nel Comune di Trés dal nome della località Bitòl che viene attraversata dalla via, oppure, a Lavis, Via ai Vòdi dal nome della località Vòdi a cui la via conduce.

Per l’approvazione di ogni nuova denominazione stradale, e anche per l’eventuale modifica di denominazioni precedenti, la Soprintendenza ha l’obbligo di interpellare la Commissione provinciale per la toponomastica, un organo esterno all’amministrazione, anch’essa prevista dalla legge, che è composta da un docente universitario in discipline linguistiche, con funzioni di presidente, due esperti in problematiche linguistiche o storico-culturali dell’ambiente trentino; il dirigente del servizio provinciale competente per la toponomastica; un funzionario del servizio provinciale competente per la toponomastica; un funzionario del servizio provinciale competente per la gestione della carta tecnica generale del territorio provinciale.

6. Il Dizionario toponomastico antico

Il programma generale del Dizionario toponomastico trentino prevedeva fin dall’inizio anche la realizzazione di un’indagine in dimensione diacronica, che registrasse di un toponimo attuale le fasi linguistiche precedenti ricavate dalla lettura di documenti d’archivio.

Silvio Devigili, collega archivista presso la Soprintendenza, quando ancora si stavano individuando le linee generali da seguire, scriveva:

È difficile comunque che il ricercatore di toponomastica possa esaminare tutta la documentazione archivistica riguardante una determinata zona. Di solito dovrà fare una scelta e limitarsi ai documenti più antichi e a quelli più ricchi di toponimi: nei primi potrà trovare le forme dei nomi di luogo più lontane nel tempo, che sono particolarmente importanti per lo studio etimologico e linguistico, nei secondi una dovizia di dati toponimici difficilmente reperibile altrove. I documenti più antichi sono scritti su pergamena, dal momento che furono redatti quando ancora in Europa non si conosceva la carta o, dopo averla conosciuta e fabbricata, si dubitava della sua durata nel tempo. […] Naturalmente la lettura di questi antichi documenti richiede delle specifiche conoscenze paleografiche, che possono essere acquisite con studio e applicazione. I documenti in pergamena sono di contenuto vario: i più interessanti ai fini toponomastici sono gli atti notarili contenenti cause tra comunità per i monti, boschi e pascoli, descrizioni dei confini comunali, compravendite, locazioni, testamenti, ecc.

I documenti più ricchi di toponimi sono senz’altro gli estimi e i catasti, registri che contengono la descrizione e la stima dei beni immobili, case e campagna, posseduti dai vari proprietari sul territorio di un determinato comune egli urbari, che descrivono i beni, i diritti e le rendite del principato, di castelli parrocchie, confraternite e famiglie. Gli estimi e i catasti, redatti a scopo fiscale, e gli urbari, finalizzati alla registrazione delle rendite, contengono peraltro soltanto la descrizione dei beni privati ai quali è connesso un reddito, cioè edifici e terreni coltivati. […]

Altra fonte molto ricca di nomi locali sono i protocolli dei notai, i cui atti, indicando l’ubicazione e le confinazioni dei beni immobili comprati, venduti, dati in affitto, in eredità o legato, ecc., riportano un notevole numero di nomi di luogo. Molto importanti sono anche le mappe, che rispetto all’altra documentazione hanno il vantaggio di trasferire topograficamente la collocazione del toponimo: tuttavia quelle antiche sono rare (VV 1982, 66).

Di fronte alla grandissima mole di fonti, considerate queste prime indicazioni, tenuto conto delle esperienze di altre realtà italiane e europee, di cui il convegno Genius loci organizzato a Trento nel 2004 ha dato ampia informazione, e sulla scorta delle originarie indicazioni proposte nel 1968 dall’Istituto italiano di onomastica, nel 2006 la Soprintendenza per i Beni librari e archivistici ha elaborato il manuale Norme per la schedatura dei toponimi storici del Trentino recante le indicazioni per la schedatura dei toponimi storici del Trentino ora pubblicate nella sezione Toponomastica del portale www.cultura.trentino.it.

Per quanto possibile, considerata la difficoltà di reperimento di documenti, il loro stato di conservazione, le multiple competenze richieste ai rilevatori e altri ostacoli frequentemente presenti, si è preferito procedere seguendo due criteri principali: scegliere aree omogenee note ai rilevatori e procedere dalle fonti archivistiche più recenti (ad esempio i registri del Catasto teresiano di fine ‘700) alle fonti più antiche.

Così, ad oggi, sono state indagate aree quali la Val di Sole (documenti compresi tra il XIII e il XVIII secolo), la Val di Non (documenti compresi tra il XIII e il XIX secolo), la Val di Cembra (documenti compresi tra il XVI e il XVIII secolo), il Primiero (documenti compresi tra il XIII e il XVIII secolo), il Comune di Trento (documenti compresi tra il 1500 e il 1886), la Val di Ledro e l’Alta Valsugana (di cui sono stati schedati soltanto i registri del catasto teresiano del 1783), Riva del Garda (documenti compresi tra i secoli XII-XV) e infine un paese della Val Rendena, Giustino (162 pergamene dal 1264 al 1661), e un paese del Tesino, Pieve (236 pergamene dal 1208 al 1713).

In totale, ad oggi, sono stati ricavati toponimi storici da 42 registri del Catasto teresiano, da 2.983 pergamene, da 13 estimi e da 37 urbari, oltre che da numerose fonti edite, tra le quali ci preme citare il Codex Wangianus che reca i documenti più antichi della Chiesa trentina (secoli XIII-XIV).

La schedatura, che avviene incrementando on-line la banca-dati informatica Dizionario toponomastico antico, è in continua evoluzione e utilizza informazioni tratte da altre banche-dati informatizzate. Una è la banca-dati del Dizionario toponomastico trentino all’interno della quale i rilevatori di toponimi storici operano ricerche mirate per individuare l’eventuale toponimo attuale da collegare alle forme storiche di un sito. L’altra, fonte e supporto di natura archivistica, è invece l’applicativo Sistema informativo degli archivi storici del Trentino – AST.5Gestito dagli archivisti della Soprintendenza per i Beni librari e archivistici, AST costituisce dal 2006 il supporto per le attività di tutela e di valorizzazione degli archivi storici del Trentino nelle forme del loro ordinamento o censimento, della loro inventariazione, e della gestione delle immagini digitali relative ai singoli documenti. Da AST il Dizionario toponomastico antico può scaricare le schede descrittive delle singole unità archivistiche (registro, pergamena, busta, ecc.) relative a un fondo archivistico precedentemente ordinato e, nel caso sia stata realizzata un’immagine digitale dell’unità archivistica, lo schedatore di toponimi storici può leggere direttamente in rete il testo del documento. In questa maniera, tolti i rischi di errore nell’immissione dei dati relativi all’unità archivistica (corretta segnatura e corretta datazione) e ridotti i tempi di immissione, al lettore del documento non resta che concentrarsi sulla lettura del toponimo storico e del contesto che lo contiene.

Al momento attuale sono state schedate di 33.276 forme storiche per 57.137 rilevazioni, corrispondenti a 19.855 siti. Di queste forme, 15.013 trovano corrispondenza con il toponimo attuale.

La scheda del Dizionario toponomastico antico prevede cinque sezioni: la sezione dedicata alla Forma storica, che è in strettissima relazione con la sezione dedicata alle Rilevazioni (cioè ai contesti); la sezione Toponimi storici collegati, che è in relazione con la sezione dedicata al Sito e infine la sezione Toponimo attuale collegato.

L’immagine 9 riproduce l’incipit della pergamena n. 30 del fondo Thun di Castel Thun dell’anno 1313 da cui è stata schedata la forma storica Meçi Sancti Petri.

Incipit della pergamena del 1313.

L’immagine 10 riporta nella colonna di destra gli estremi cronologici della prima e dell’ultima rilevazione della forma storica riportata nella colonna a sinistra. Come è evidente, nel corso dei secoli, il sito che nel 1313 aveva nome Meçi Sancti Petri ha assunto nomi diversi, fino a presentare, nel 1866, la forma Mezzolombardo che è tuttora in uso. Le varie forme storiche in alcuni casi attestano varianti o variazioni grafiche di quello che presumibilmente doveva essere un unico suono (Meçii, Mecii, Metii, Mezio, Metzii), altre volte riflettono nella prima parte una forma più prossima al latino (Medy Sancty Petry, Medio Sanctipetri, Medii Sancti Petri); nei due casi più tardivi, la forma legata al nome del santo è scomparsa, per lasciare il posto alla forma composta con l’aggettivo lombardo. Nel caso di Meçi Sancti PetriMezzolombardo il sito a cui tutte le forme storiche sono state aggregate attualmente ha nome Mezzolombardo, popolarmente Mezombart.

Le forme storiche del toponimo Mezzolombardo.

Le aggregazioni delle diverse forme storiche tra di loro e il collegamento del complesso delle forme storiche al medesimo sito sono effettuate dai rilevatori, ai quali, è evidente, spetta il compito, non sempre facile, di operare delle scelte, dopo aver approfondito accuratamente adeguate ricerche storiche.

L’elemento comune che tiene aggregate le varie le forme storiche tra di loro è il punto sul territorio, quello che nella scheda è chiamato Sito.

I siti di cui sono state rilevate delle forme toponimiche storiche sono al momento 19.855.

All’interno della banca-dati del Dizionario toponomastico antico su 19.855 siti, circa un terzo (6.310) trova il collegamento con un toponimo schedato nella banca-dati del Dizionario toponomastico trentino. Mentre i toponimi storici che hanno finora trovato un corrispondente attuale sono interessanti perché offrono la possibilità di studiare il mutamento del nome di un sito nel corso del tempo, i toponimi storici che finora mancano di aggancio al toponimo attuale risultano interessanti in quanto testimoni di realtà toponimiche che non sono sopravvissute fino a noi, ma che magari hanno avuto vita per decine di anni. È il caso, ad esempio, delle forme storiche Castrum de Tonno, Castro Toni, Castro Tonni, Castro Thoni, Castro Tonii, Castro Thonny, Castro Thony, Castrotoni, Castro de Thono, Chastro Thoni che sono state attestate finora dal 1258 al 1527. Esse corrispondono al nome di un castello appartenente alla famiglia dei conti Thun di cui adesso non rimane più traccia toponomastica. Il momento della scomparsa di questo toponimo, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, coincide con il momento in cui i conti Thun hanno abbandonato la loro originaria residenza (di cui adesso non rimane più ricordo) e si sono insediati in quello che, sicuramente dal 1285 al 1336, si chiamava Castro Belvessini, Belvesino, Castro Belvexini, Castro Novesini, Castro Belvesini, Castro Novessini, Castri de Belvesino, Castro Novexini. La prima attestazione che presenta il nome Thono (Chastrum de Thono) per questo nuovo sito, che coincide con l’attuale Castel Thun, popolarmente Ciastèl Tun, risale infatti, per i dati finora schedati, al 1485 (Immagine 11).

Le forme storiche del toponimo Castel Thun.

L’esame delle forme storiche agganciate a toponimi attuali porta in alcuni casi a interessanti conclusioni anche di natura etimologica. Gli antichi nomi del paese di Dércol – Dercolo, ad esempio, erano Ercullis (dal 1329 al 1429), Herculo (dal 1363 al 1651), Erculi (nel 1623) e solo nel 1651 è attestata la forma Dercolo, che, evidentemente presenta l’agglutinazione della preposizione de rispetto alle forme più antiche le quali lasciano trasparire ancora chiaramente l’origine cultuale del toponimo, dal nome del dio Ercole (Mastrelli Anzilotti 2003, 333).

In un altro caso (Immagine 12), quello del nome del paese di Canal san Bovo, le forme storiche più antiche testimoniano che non si è di fronte a Bovo, nome proprio di santo, bensì al nome comune del sambuco. Canale sambugi è infatti attestato nel 1395, Canalle sambuci nel 1434, Canal sambugo o  Canal sambuco nel 1565. Solo nel 1673 compare per la prima volta la forma Canal San Bovo che ha trasformato la pianta in un più nobile santo (Pellegrini 1990, 401).

Le forme storiche del toponimo Canal San Bovo.

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